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Bersani: “Il Governo divorzia dal Paese mentre alla Camera si dissolve”

Intervista a Pierluigi Bersani su Il Messaggero del 30-06-2011


Sulla manovra economica il florilegio da parte delle opposizioni è vario e articolato. Si va dall`«irresponsabilità» di Casini alla «truffa» di Di Pietro, alla «drammatica farsa» di Bersani. Intanto Berlusconi ritiene di essersi garantito la sopravvivenza fino al 2013. E per tutti gli altri è come per le stelle di Archibald Cronin: ferine lì a guardare…

Il segretario del Pd accenna un sorriso: «Intanto mi chiedo come il governo possa affrontare una incombenza così impegnativa dopo una giornata incredibile, con la maggioranza che si dissolve facendo saltare la legge comunitaria. Comunque io non riesco mica a ragionar come loro. Aspettiamo il Consiglio dei ministri: dice che hanno riscoperto la collegialità e allora aspettiamo…».

Intanto però, segretario, il vostro giudizio è già di netta contrarietà.

«Già l`aspirina dei primi due anni è dolorosa perché è fatta tutta sui temi sociali. Ma poi in particolare vengono messi lì 40 miliardi per il 2013-2014: obiettivo che, almeno dalla carte che ho visto io, non si capisce come possa essere non dico raggiunto ma anche solo avvicinato. E quindi su quel biennio, e su quel risultato, pende un punto interrogativo che assomiglia ad una bomba ad orologeria. Per di più messa sotto al sociale».

Suvvia segretario, dica la verità: tanta acrimonia perché la sua paura è che quella bomba ad orologeria Berlusconi l`ha piazzata sotto la sedia dei centrosinistra, se dovesse vincere le elezioni.

«Intanto non è la prima volta che le viene lasciata una eredità nefasta: basta guardare le tabelle. Però il punto non è questo. Il punto è che sarà pur vero che l`Italia è troppo grande per fare la fine della Grecia, ma mi chiedo come una manovra del genere possa risultare convincente in Italia e fuori. E` una prospettiva che non mi lascia tranquillo».

Sta dicendo che si aspetta una risposta negativa dai mercati?

«Mi auguro proprio di no, anche perché l`Italia resta un Paese solido. Però quando si è di fronte ad uno scenario nel quale si sconta da un lato una crescita così bassa e dall`altro un debito così alto la domanda: ma come si può pagare il debito se non cresci, è una domanda che, prima di Moody`s, se la può fare anche un bambino. L`unica cosa che mi rincuora non è quel che stanno facendo Tremonti e il governo: è quello che hanno fatto le parti sociali sottoscrivendo un accordo decisivo. Lì c`è davvero qualcosa` che vale in termini di Pil e in termini di messaggio ai mercati in termini di certezze di investimenti e di serietà di intenti. Registro, se non altro per la statistica, che l`unica volta che attorno ad un tavolo si è trovato l`accordo è stato quando a quel tavolo non c`era seduto il governo. L`unica volta da tre anni: vorrà pur dir qualcosa».

Scusi se insisto: un anno e mezzo ad abbaiare alla luna è lungo.

«La difficoltà è tutta della maggioranza berlusconiana perché una manovra così indebolisce ulteriormente il rapporto tra governo e Paese. Berlusconi continua a rappattumare maggioranze parlamentari mentre l`Italia va da un`altra parte. E` in atto un divorzio con una parte significativa dell`elettorato di centrodestra e queste misure,certo non serviranno a ricomporlo».

E questo lei a chi lo dice? Non a Berlusconi che è inutile, tanto non si dimette. Alla Lega? Ma anche lì Bossi non schioda dall`accordo con il premier. E allora?

«Certo, lo dico in primo luogo alla Lega che è stata azionista di riferimento della maggioranza. Oggi non più, quel ruolo se lo è preso Scilipoti ed è bene che Bossi lo capisca. La Lega puntella ancora la coalizione ma registra distacco e insoddisfazione. Anche dentro al Pdl ci sono soggetti che sono perplessi».

Che però non ce la fanno a rompere

«Mah, vediamo. Facciano quel che vogliono. Io dico che un anno e mezzo così non cela faranno ad andare avanti. Ed è anche pericoloso per l`Italia andare avanti così».

Però Casini ha parlato di governo di unità nazionale e lei ha fatto spallucce.

«Ma no, non ci siamo capiti. Berlusconi che fa un passo indietro? Se succede, discutiamo. Ma mi sembra irrealistico attenderlo e non vorrei che, di fatto, diventasse un ulteriore alibi al traccheggiamento».

A che punto è la costruzione dell`alternativa? Lei cambia passo o è sempre il montanaro che cammina, cammina…

«Io credo di riuscire a fare sia il montanaro sia, quando arriva il momento, il centometrista. Per ora continuo a fare il montanaro. Con Idv e Sel stiamo facendo confronti di merito e programmatici. Si parte da lì, non dalle chiacchiere o dagli effetti speciali. Voglio capire se siamo in condizione di offrire agli italiani un prodotto affidabile».

E Di Pietro lo è? Era un problema per il Pd prima, quando faceva l`estremista, lo è ora – e magari anche di più – che si abbocca con Berlusconi?

«Guardi, quando arriveremo al dunque, con lui come con altri ci capiremo. La politica, questa politica e cioè i rapporti tra i partiti, sono l`onda di`superfcie. Quello che conta sta sotto quell`onda e si aggiusta sempre. L`obiettivo è un progetto per il dopo Berlusconi, il resto non mi preoccupa».

Veniamo al Terzo Polo dei moderati: lei lo vede più come una calamita per i delusi dal berlusconismo, oppure come un segmento da portare dalla vostra parte?

«Non mi permetto di dare consigli ad altri partiti, sono già abbastanza occupato con il mio. Ciò premesso e con il massimo rispetto, ritengo assolutamente sensato che una forza politica centrale si ponga il problema di dare ospitalità a pezzi di elettorato che non si riconoscono più in Berlusconi. Il punto è il come. Io dico che queste forze centrali debbono assumersi il coraggio di dire ai propri elettori: vi prendiamo per mano e vi portiamo, consapevoli dei possibili problemi, all`incontro con un centrosinistra di governo. Non è questione di numeri: se dobbiamo ricostruire il Paese, quell`arca è fondamentale. Anche davanti a dei no, la mia proposta la faccio. E` il mio volto, raffigura il volto dei Pd».

Arresto Pronzato. Non è che se la può cavare con la solita giaculatoria sull`assoluta fiducia nella magistratura. C`è o no una questione morale dentro al Pd?

«La risposta è no. Io sono rimasto sorpresissimo dalle accuse a Pronzato e non è affatto una giaculatoria dire che quando si tratta di noi la magistratura sa che può lavorare senza che mai si sentirà volare l`accusa di complotti o cose simili. Da noi non arriverà mai alcun intralcio alle indagini: e non è cosa da poco. Mi lasci anche dire che questa cosa che uno che è stato consigliere al ministero dei trasporti diventi il braccio destro di Bersani, fa parte dell`immaginario polemico che non ha consistenza. Se fossero confermate le accuse, noi – dobbiamo aprire quattro occhi perché noi dobbiamo assolutamente essere un partito che garantisce il massimo di trasparenza. Naturalmente l`amarezza resta, è chiaro».