Chiamparino: “Terzo polo evaporato, non inseguiamolo più”
Colloquio con Sergio Chiamparino sul Corriere della Sera del 01-06-2011
«Giuliano Pisapia non è certo un incidente di percorso. La sua candidatura nasce dal confronto per le primarie, dove ci sta che a vincere non sia sempre il prescelto del Pd. Luigi de Magistris invece è frutto di una situazione ben diversa. Napoli lo ha votato perché è più “contro” di tutti, bravo a proporsi come una specie di vendicatore dei mali endemici della città. Milano si inserisce nello stesso percorso di Cagliari, Torino, Bologna, che comincia a dare i suoi frutti. Napoli mi sembra una storia a sé». Appunti sparsi di un pensionato a tempo determinato.
Sergio Chiamparino è consapevole che la bufera in arrivo sul Pdl gli negherà ben presto queste giornate «di riposo attivo», a lui piace definirle così. «Questa è una vittoria davvero importante. Basta guardare la cartina geografica del Nord e pensare a come eravamo messi fino a ieri. Abbiamo recuperato in modo massiccio sul territorio, con risultati straordinari. Adesso si tratta di governare bene, per consolidare il consenso che abbiamo ricevuto. Ma è innegabile che la corsa verso le elezioni politiche adesso ci veda in una posizione favorevole». Chiamparino non evoca lo spettro del 2006. In quell’anno fu tra i pochi a dire che la tattica dell’immobilismo adottata dal centrosinistra mentre il secondo governo Berlusconi sprofondava nei sondaggi gli sembrava pericolosa. La vittoria annunciata divenne un quasi pareggio, la fine della storia è nota. L’unico paragone possibile è con il 1993. «Anche allora le amministrative furono un trionfo, anche allora eravamo alla fine di un’epoca, con un blocco sociale, quello dell’ex Dc, che si stava sgretolando, esattamente come sta accadendo ora. Ci sentivamo la vittoria in tasca, spuntò Berlusconi, e perdemmo».
Per evitare che la storia si ripeta, non c’è che da rimettersi subito al lavoro, senza illudersi che questa implosione sia garanzia di un trionfo alle Politiche, se e quando verranno. Sostiene Chiamparino che alcuni segnali vanno colti fin da subito. «Questa storia del convergere al centro mi sembra sempre più una chimera. Le elezioni hanno visto l’evaporazione del terzo polo. C’è solo l’Udc, diciamolo. E il sentimento pubblico degli italiani, non solo alle amministrative, tende al bipolarismo. L’esempio è sotto gli occhi di tutti: alla borghesia milanese non è passato per l’anticamera del cervello di votare il terzo polo; sono andati dritti su Pisapia, che si è rivelato un candidato perfetto, di sinistra e di animo tranquillo». La vittoria di Nichi Vendola è indubbia, quella di Antonio Di Pietro ha confini più incerti. Ma la coalizione esce rafforzata da queste amministrative, senza più l’ossessione di dover cercare «come Diogene con la lanterna» una eventuale alleanza con l’Udc. «Piuttosto, dobbiamo avere l’intelligenza di lavorare su due diversi piani. Il primo: elaborare con Sel e Idv le proposte per dare agli italiani una alternativa di governo. Il secondo: sovrapporre a questi programmi altrettante facce. Perché le idee vanno bene, ma poi ci vogliono le persone giuste per farle vincere. In sintesi: dobbiamo trovare un Pisapia che vada bene all’Italia intera». La malizia imporrebbe di pensare che l’ex sindaco di Torino stia pensando a se stesso, ma la chiosa finale del ragionamento contiene una sorpresa, almeno per chi è a conoscenza dei rapporti tra Chiamparino e i vertici del Pd, un tempo burrascosi. «La questione della leadership non deve essere posta in modo troppo accelerato. Cominciamo a identificare un gruppo di persone rappresentative. Poi si vedrà. Ma è giusto riconoscere che un uomo come Pier Luigi Bersani ha guidato il partito nel modo giusto, riuscendo a imporre questo carattere di cerniera forte della coalizione. Soprattutto, ha ridato speranza ai nostri elettori, con le parole e con i fatti. Bisogna avere l’umiltà di dargliene atto». Le elezioni amministrative del 2011 verranno ricordate anche per un’altra ragione. Chiamparino spera di non sbagliarsi, ma sostiene che la politica della paura è finita. «Questa tornata dimostra in modo evidente come sia necessario riclassificare il concetto di destra e sinistra. Sui temi dei diritti civili e del rapporto con le minoranze religiose, Pdl e Lega hanno eretto un muro. Milano è la dimostrazione plastica del fallimento di questa strategia. E per il centrosinistra c’è un insegnamento: non dobbiamo più mascherare le nostre idee e le nostre convinzioni. Facendo attenzione a evitare sicumera e presunzione, ma anche noi non dobbiamo più aver paura».





