Homepage il segretario Rassegna stampa democratica
Morgando: “La chiarezza dei programmi dietro l´en plein in Piemonte”
Intervista a Gianfranco Morgando su la Repubblica del 01-06-2011
«Il vento nazionale conta molto ma sarebbe banale fermarsi qui, dimenticando il valore aggiunto delle qualità delle nostre proposte che ha portato il Piemonte a questo incredibile risultato». Dopo un periodo in cui ha preferito rimanere dietro le quinte, il segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando torna in scena soddisfatto e guarda al futuro, alle prossime elezioni politiche.
Segretario, partiamo dalla metafora dei venti di cambiamento. Quelli piemontesi hanno davvero avuto un peso importante?
«Senza dubbio, a cominciare dal fatto che abbiamo saputo scegliere i candidati migliori. Penso a Novara, dove ad un candidato del centrodestra espressione del grigio apparato leghista abbiamo contrapposto un giovane come Andrea Ballarè che ha saputo rappresentare la voglia di un futuro diverso. O anche a San Mauro, dove abbiamo presentato una figura innovativa come Ugo Dallolio. Aggiungo Carmagnola, dove la candidata Silvia Testa ha superato il 70 per cento dei consensi. Un risultato sorprendente».
Candidati validi, e poi?
«Mi pare evidente che gli elettori hanno espresso un primo giudizio pesantemente negativo nei confronti della giunta leghista. Un colpo duro per Cota, con l´evidente incapacità di confermare il nuovo corso politico inaugurato soltanto un anno fa. Il risultato di Novara, terra natale del governatore, ne è il simbolo emblematico».
Morgando, sia sincero. Quanto ha vinto il Pd e quanto ha perso il centrodestra?
«Sicuramente loro hanno perso. La politica di Cota non è piaciuta, ma noi siamo riusciti a spiegarlo e questo è un aspetto che non deve essere sottovalutato. Abbiamo saputo rappresentare gli interessi delle città che andavano al voto. Mi pare che demeriti del centrodestra e meriti nostri siano sullo stesso piano».
Il Pd piemontese è in grado di approfittare di questo vento favorevole?
«Credo che a questo punto non ci si possa crogiolare nella soddisfazione della vittoria, ma incrementare la capacità del centrosinistra di vincere nelle zone più difficili, quelle del nord del Piemonte dove il radicamento leghista è più forte. Oltre al fortino torinese siamo riusciti a scalfire queste radici, è questa la strada da seguire da domani in avanti. Certo è che se si votasse oggi la Regione sarebbe nostra».
Queste elezioni hanno detto anche che la sinistra sta facendo breccia. Alpignano è un esempio, non crede?
«Sì. In quel caso il loro candidato si è dimostrato vincente e noi siamo pronti a collaborare. Una conferma che è fondamentale trovare candidati capaci. Ma in Piemonte non ci sono casi Pisapia o De Magistris».
Cos´ è mancato a Vercelli?
«Niente, tranne la capacità di chiudere l´accordo con l´Udc. Ma la nostra è una vittoria morale».
Il tema delle alleanze resta centrale. Qualcosa da cambiare?
«Continuo a pensare che lo schema delle alleanze deciso per le regionali sia quello valido, la maggiore ampiezza possibile sulla base di scelte programmatiche. Lo dimostra il risultato di Cirié e di Pinerolo e l´accordo al ballottaggio a Chivasso. In ogni caso prima ancora viene la qualità delle persone proposte e la chiarezza del programma».
Non pensa però che se l´alleanza comporta compromessi e perdita di coerenza la bocciatura sia dietro l´angolo?
«Non credo che l´alleanza ampia debba essere valida in tutti i casi. Se i compromessi sul programma sono evidenti meglio lasciar perdere. Uno schema flessibile mi pare l´opzione migliore».
Un altro segnale che arriva dagli elettori è che i cittadini preferiscono un partito che abbia visioni di ampio respiro. I giochi delle correnti hanno stufato tutti, non crede?
«È un tema sul quale riflettere, visto anche il calo drastico del numero di preferenze attribuite. Il partito non deve essere la sommatoria di individui ma un unico soggetto capace di fare proposte politiche. Questo non vuol dire ovviamente che non debba esserci un dibattito interno, ma che questo deve essere semplificato per grandi temi. La frantumazione è dannosa. A luglio convocherò un´assemblea regionale per discutere del modello di partito che vogliamo e avviare una stagione di cambiamenti».





