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Fassino: «Tagli a Regioni e Comuni? Così pagheranno i cittadini»

Intervista a Piero Fassino su L’Unità del 02-07-2011


Devastante. «I comuni sono alla frutta e sono in discussione i servizi essenziali». Piero Fassino, non ha dubbi. Per il sindaco di Torino la manovra che il ministro Tremonti si appresta a varare ha il solito refrain «sono dieci anni che il risanamento dei conti è a carico degli enti locali, su cui sono stati scaricati tutti i costi del rientro».

«Non è più possibile andare avanti così» sbotta il sindaco torinese, a Firenze per prendere parte al convegno nazionale sul federalismo, organizzato dal Partito democratico. A margine dell’incontro Fassino commenta gli effetti della manovra sui comuni. E non c’è da stare per niente allegri. «A rischio c’è in primo luogo la sanità, anche per le Regioni più virtuose, poi trasporti, gli asili nidi, le politiche per la cultura e l’integrazione» dice Fassino. Quella in arrivo è l’ennesima stangata per voi sindaci? «È una manovra sbagliata e che rischia di essere non sopportabile dai comuni. È dal 2002 che le politiche di risanamento del debito pubblico vengono perseguite chiedendo sacrifici ai comuni, alle province e alle regioni. Anno dopo anno, si è tagliato, tagliato, e tagliato, adesso siamo arrivati ad un livello di comprensione dei trasferimenti agli enti locali che è insopportabile». Qual è il rischio? «Che i comuni non siano più in grado di fare i bilanci, oppure, per farli devono aumentare in modo rilevante tariffe pubbliche e tassazioni. In ogni caso i cittadini vengono penalizzati, o perché i servizi vengono meno, o perché costeranno di più. Io penso che bisogna dire con grande chiarezza che la manovra di rientro non sia fondata sugli enti locali, ma i soldi vengano reperiti altrove». Tremonti dice che è l’Europa a chiedere una manovra di questo tipo. «Molte volte in modo furbo si fa scudo dell’Europa. L’Unione europea chiede il risanamento dei conti pubblici, ma non dice come farlo e non c’è un solo modo per risanarli. Per esempio, se si continua a coltivare l’idea, che poi è una illusione, di poter ridurre le tasse quando un paese che ha il 120% del Pil le tasse non le può ridurre, è evidente che per mantenere in vita l’illusione della riduzione fiscale si prendono i soldi ai comuni. In realtà la riduzione delle tasse è del tutto velleitaria, al punto che Tremonti ha fatto il classico gioco delle tre carte: ha annunciato tre aliquote, senza dire però a quale reddito ciascuna di queste aliquote si applica. Perché è evidente che con tre aliquote ci sarà qualcuno che pagherà di più, siccome questo governo non vuol dire a nessuno chi pagherà di più, siamo all’invenzione di una riforma fiscale che è pura propaganda». Il federalismo fiscale vi dà l’opportunità di aumentare l’Irpef «Non è assolutamente vero che il federalismo fiscale sia uno strumento che fa aumentare la disponibilità ai comuni. Intanto perché il 98% delle tasse restano nelle mani dello Stato, viene lasciato ai comuni un 2% di imposizione fiscale attraverso le addizionali. Tremonti taglia i soldi ai comuni, poi dice: se avete bisogno di soldi chiedeteli ai cittadini aumentando le tasse. Ognuno può capire benissimo qual è l’inganno». Intanto il governo continua ad andare sotto in Parlamento. Ma Berlusconi dice che durerà fino alla fine della legislatura. «Io penso che questa maggioranza ha già fatto il suo tempo, sopravvive a se stessa, ed è costretta a nominare ogni giorno qualche sottosegretario nuovo per distribuire un po’ di misero potere di sottogoverno. Prima se ne va, meglio è. Il Paese sta pagando questa lenta agonia del centro destra». E la Lega Nord? «Anche loro stanno pagando, finalmente. A lungo hanno vissuto una rendita di posizione, che però è evaporata. Per un lungo periodo la Lega Nord è riuscita a far credere ai suoi elettori che stavano con Berlusconi, ma che era una cosa diversa da Berlusconi. La teoria della doppia verità, ora non paga più, perché gli elettori leghisti non sono sciocchi e non si fanno più ingannare».