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A PROPOSITO DELLA SENTENZA DEL TAR SULL’APPLICAZIONE DELLA LEGGE 194

Abbiamo preso atto della sentenza del TAR, che esclude che solo i movimenti pro vita possano essere presenti nei consultori, così come invece prevede il regolamento della Giunta Cota.
Abbiamo atteso alcuni giorni per commentarla, perché le strumentalizzazioni e le contrapposizioni frontali non sono mai utili, specie su temi così delicati.
La legge 194, sul punto in questione, può probabilmente essere interpretata in vario modo. Ma ciò che è indiscutibile è il suo senso complessivo: essa consente l’aborto come facoltà ultima, non come diritto o come forma di controllo delle nascite. E impegna il consultorio e la struttura socio-sanitaria a esaminare in ogni caso le possibili soluzioni per aiutare a rimuovere le cause che possono portare all’interruzione di  gravidanza, offrendo tutti gli aiuti necessari, sia durante la gravidanza che dopo il parto.
Ci domandiamo: ma oggi consultori e ospedali fanno per intero quanto sopra previsto, con propri operatori professionalmente preparati e contando su una rete organizzata di risorse? Noi crediamo che si dovrebbe e potrebbe fare molto di più, potenziando l’intervento specialistico e integrandolo in rete con quello volontario, che non necessariamente deve operare dentro gli ospedali o i consultori per essere efficace.
Insomma, la legge prevede il rispetto e la segretezza della scelta della donna, ma in una logica pro vita, non secondo una generica neutralità.
Cota e la sua Giunta, invece di delegare alle associazioni o a battaglie legali una questione così delicata, aprano un confronto vero in Commissione o in Consiglio regionale. Serve approfondire e fare bene, senza inutili forzature, da qualsiasi parte provengano.
I Consiglieri regionali
Davide GARIGLIO
Stefano LEPRI
Mino TARICCO
Alberto GOFFI
Giovanni NEGRO