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BINDI: “DISPOSTI A SOSTENERE UN NUOVO ESECUTIVO MA GLI ATTUALI COMPONENTI STIANO FUORI”

Intervista a Rosy Bindi su la Repubblica del 25-07-2011

Per Rosy Bindi ci sarebbe un solo modo per avviare il dopo Berlusconi: le elezioni. «E non perché lo pensa il Partito democratico. Le amministrative e i referendum hanno dimostrato che sono gli italiani a volere il voto».


Ma la presidente del Pd concede un estremo «gesto di responsabilità»: il sostegno a un governo «del capo dello Stato» al quale possono aderire tutte le forze responsabili, guidato da una personalità estranea all’attuale maggioranza.
Quindi non Tremonti, non Alfano e non Maroni, come pure propone Gianfranco Fini nell’intervista a Repubblica. Proprio il Pd ha lanciato per primo l’idea di un esecutivo di emergenza. Avete cambiato idea?
«La situazione è di tale gravità che soltanto un’alternativa nata dalle elezioni può assicurare un cambio politico al Paese. Da questo punto di vista noi ci candidiamo a essere il perno di questa l’alternativa per la quale vogliamo costruire un vasto campo politico».
Insomma, elezioni e basta.
«Siamo disposti a un solo unico ulteriore gesto responsabile che consiste nell’aprire un fase di transizione con un governo del presidente della Repubblica guidato da una personalità esterna all’attuale maggioranza. Che abbia credibilità in campo europeo, che veda fuori gli attuali ministri, che non sia un governo del ribaltone».
Cosa è chiamato a fare un governo simile? «Rassicurare l’Europa e il mondo sulla tenuta dei nostri conti.
Prendere le misure giuste per la crescita e forse potrebbe, lasciando invariati i saldi, correggere una manovra così iniqua nei confronti dei ceti medi e delle fasce più deboli. Diminuire il numero dei parlamentari e fare una nuova legge elettorale. Su un programma del genere il Pd ha le sue carte da giocare. Siamo europeisti convinti, sappiamo risanare i conti e non ammazzare la crescita, sappiamo combattere le disuguaglianza».
Come si fa a tirare dentro Pdl e Lega se si nega in radice un loro premier alternativo a Berlusconi? «Se pensano che sia facile far fare un passo indietroa Berlusconi si accomodino. Io non la ritengo un’ipotesi realistica e comunque non avrebbe i voti del Partito democratico. La nostra partecipazione a un governo con un premier di Pdl o Lega sarebbe sì una forma di ribaltonismo. Fini e il Terzo polo si devono convincere che l’alternativa passa dal dialogo con noi e non dal fare la stampella alla maggioranza. Per noi il problema non è solo Berlusconi. Il problema è anche il ministro dell’Economia Tremonti, tra i primi responsabili della situazione gravissima in cui ci troviamo. Il problema è Maroni, il ministro che ci ha creato più problemi in Europa con i suoi interventi sull’immigrazione. E non scioglierebbe i nodi quel ministro della Giustizia, Alfano, che è stato così organico ai voleri del premier firmando le leggi ad personam e che non dà segnali di autonomia alla guida del Pdl».
Per guidare un esecutivo di emergenza c’è solo Mario Monti.
«Che una persona come Monti possa avere il profilo giusto non sono solo io a pensarlo. Ma non avanziamo nomi. Saremmo disponibili a un governo che ci chiede il presidente della Repubblica, questo posso dire».