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Morgando: “Ora basta ambiguità”
Gianfranco Morgando su Europa del 05-07-2011

In Valle di Susa il confine tra la legalità e l’illegalità è stato superato. Le violenze di domenica rappresentano una sconfitta per gli amministratori locali le cui legittime critiche al progetto e richieste di confronto hanno finito per essere travolte dall’incapacità di distinguersi da chi ha costruito la piattaforma della manifestazione sulla parola ‘assedio’. E dimostrano che non è più possibile la convivenza tra chi intende rappresentare gli interessi delle comunità locali e chi li strumentalizza per finalità di violenza ed illegalità.
Dissentire è legittimo, ma la vergognosa aggressione portata contro le forze dell’ordine e gli operai non è avvenuta per caso, perché è stata chiaramente annunciata e preparata. I fatti di domenica sono la logica conseguenza delle irresponsabili parole d’ordine pronunciate da parte di chi ha invocato l’assedio al cantiere, nonché del clima di paraguerriglia creato da chi ritiene di poter agire al di fuori delle leggi dello Stato. Una minoranza fanatica ha ‘militarizzato’ la Valle prima usando linguaggi bellicosi (parlando di ‘truppe’, di ‘battaglia di tutte le battaglie’ o invocando pericolosi parallelismi con i Paesi Baschi), poi erigendo barricate e check point, come se la Valle di Susa fosse una zona ‘santuario’ per la quale le leggi italiane e le decisioni assunte in Europa, nel Parlamento, in Regione Piemonte e in Provincia di Torino non avessero alcuna rilevanza. Questa minoranza fanatica non è interessata al dialogo, ma solo allo scontro e gli amministratori locali non sono mai stati in grado di isolarla e contrastarla.
Siamo consapevoli delle criticità di un’infrastruttura così imponente e siamo convinti che si debba realizzare nel modo meno impattante per la Valle e i suoi abitanti. Non siamo di fronte a un’opera che porterà dietro di sé scenari apocalittici, di distruzione ambientale e di perdita di vite umane come qualcuno, in male fede, vuole far credere ai valsusini. Ci troviamo di fronte a un percorso elaborativo ed approvativo particolarmente garantista ed esiste tutto il tempo per affrontare le questioni più delicate (in particolare la cantierizzazione), se si accetta di discutere del merito e non di condurre uno scontro ideologico. Per questo i Sindaci devono accettare un confronto politico e tecnico sulle caratteristiche di questa infrastruttura e sulle sue modalità di realizzazione.
L’avvio dei lavori a Chiomonte per l’allestimento del cantiere del tunnel geognostico ha segnato un punto di non ritorno nella complessa vicenda della realizzazione della Torino-Lione.
Siamo a uno snodo cruciale: o verrà rispettato il cronoprogramma indicato dall’Ue oppure i finanziamenti saranno dirottati altrove e il Piemonte perderà l’occasione per realizzare un’infrastruttura strategica.
Il dibattito intorno al “se” fare l’opera è archiviato da tempo, ora si tratta di dare piena attuazione a quanto promesso, in particolare garantendo la certezza delle risorse finanziarie per le compensazioni, per il trasporto pubblico locale e per gli interventi previsti dal piano strategico.
Grazie al lavoro del PD in Parlamento, il Governo ha precisato che il progetto della Torino-Lione non è sottoposto alla nuova norma che riduce dal 5% al 2% le risorse previste per le compensazioni ed ha garantito l’impegno ad aggiungere altrettante risorse per gli interventi previsti in Valle di Susa.
Il Partito Democratico è la forza politica che in questi anni si è battuta con maggiore determinazione e coerenza per giungere a un progetto che tenga conto delle esigenze del territorio (l’attuale progetto preliminare è radicalmente diverso da quello del 2005) e per garantire reali ricadute positive per la Valle di Susa.
Siamo convinti che la realizzazione della Torino-Lione rappresenti una grande occasione di sviluppo per la Valle di Susa, rimettendo la Valle e tutto il Piemonte al centro dei flussi internazionali e scongiurando un destino fatto di isolamento, di declino e di marginalità economica.
Abbiamo più volte detto, e lo ribadiamo con fermezza, che il PD non accetterà alcuna confusione tra chi pratica o giustifica la violenza da un lato e i rappresentanti dei cittadini e i propri dirigenti dall’altro, pertanto non vi deve più essere alcuna partecipazione comune a manifestazioni o iniziative. Il tempo delle ambiguità e degli alibi è finito. E’ giunto il tempo della coerenza e, soprattutto, della responsabilità politica e istituzionale.





