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Lite web tra i grillini per il corteo della Cgil
di Federico Fornaro, su Il Riformista del 09/09/2011
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Che tra il capogruppo del “Movimento 5 Stelle-Grillo” al comune di Torino, Vittorio Bertola e il suo omologo nel Consiglio regionale del Piemonte, Davide Bono, non corresse buon sangue era risaputo, ma l’altro giorno su facebook sono letteralmente volati gli stracci in pubblico. Oggetto del contendere la partecipazione di Bono (duramente contestata da Bertola) alla manifestazione indetta dalla Cgil in occasione dello sciopero generale.
«Trovo deludenti le parole su fb di un “consigliere comunale del movimento” – ha scritto Bono sulla pagina personale del socialnetwork – che, non essendosi preoccupato neanche di presenziare da spettatore esterno allo sciopero, spara sentenze su cosiddetti “autorevoli esponenti del movimento” (che immagino essere io e Biolè [l’altro consigliere regionale grillino ndr]) nello stesso modo in cui fa Il Giornale».
Immediata la contro replica di Bertola: «Caro Bono, il tuo post è talmente intriso di populismo e di slogan da vomitare… sei diventato un ottimo politico, avanti così, farai carriera. Del resto i primi a dire che “siamo scesi in piazza a fianco dei lavoratori” sono stati i vari Bersani e Fassino».
La polemica era stata prontamente rilanciata da un sito di gossip torinese, “Lo Spiffero” e aveva, quindi, oltrepassato i confini della comunità web grillina.
Adesso sul web si può trovare solo una nota di Bono “Settimana a 5 stelle” (una rubrica del sito del gruppo regionale), «ripresa parzialmente da una mia su fb,» in cui,però, non sono più riportate le critiche al collega di partito e soprattutto non sono presenti i post “incriminati”.
Al di là della facile ironia sul clima interno al movimento grillino torinese (non troppo dissimile da quello dei grandi partiti, così ferocemente criticato dai seguaci del comico genovese), è interessante riflettere su come l’ondata di critica antisistema possa funzionare (e anche molto bene) per attrarre consensi nelle urne, ma poi finisca per rivelarsi un collante insufficiente quando si tratta di affrontare e dare risposte in merito ad alcuni snodi fondamentali della nostra società, a cominciare dalla questione sociale
Nell’universo grillino,infatti, manca ancora un’elaborazione di pensiero organica sui temi economico-sociali che vada oltre gli slogan e le analisi catastrofiste sul futuro del capitalismo.
E’ quindi inevitabile che si possano manifestare, come nel caso di Torino, due anime: una più movimentista, rappresentata da Bono e una più liberal, se non addirittura liberista, di Bertola.
Bono,infatti, nella sua nota correttiva, precisa che il gruppo consigliare regionale aveva deciso di non prendere parte al corteo ufficiale della Cgil «per evidente netta divergenza tra le rispettive posizioni politiche, economiche e lavorative», ma è stato presente alla partenza del corteo alternativo dei cobas, per poi concentrarsi nella piazza della manifestazione sindacale nei pressi dei gazebo No Tav. «Una cosa è certa – dichiara Bono – io, a titolo personale, non accetto il troppo facile populismo di alcuni per cui tutti i sindacati e tutti i sindacalisti fanno i loro porci comodi per accumulare il potere. Non parlo di unità sindacale perché farebbe ridere, ma di un movimento che offra una sponda politica chiara e decisa ai cittadini di una repubblica, ad oggi ancora fondata sul lavoro».
Di tutt’altro tenore la riflessione di Bertola, che avuto anche l’onore di essere pubblicata sul sito ufficiale di Grillo www.beppegrillo.it (quello gestito dalla “Casalegno e associati”), a dimostrazione di una maggior sintonia con il “gruppo di comando” nazionale. L’esponente grillino non risparmia nessuno: dai sindacalisti Cgil («quelli che per trent’anni hanno impedito qualsiasi rinnovamento del nostro sistema produttivo»), ai pensionati del pubblico impiego («quelli che per tutta la vita hanno goduto di servizi pubblici drogati dal debito scaricato sulle future generazioni») e c’è ne anche per gli stessi grillini scesi in piazza a manifestare («E scusate, certamente anche qui le intenzioni erano ottime, ma non ha nemmeno senso andare in piazza e però fare un corteo separato che va fino a un certo punto ma poi arriva vicino a quello ufficiale ma però non nella stessa piazza (mi ricorda Clinton che ammise di aver fumato spinelli, sì, ma senza mai aspirare)».
Passare dalla protesta antipolitica a cimentarsi con l’amministrazione della cosa pubblica e a confrontarsi con la complessità della società moderna non è mai stata un’impresa semplice e,quindi, non lo sarà neppure per il movimento di Grillo.





