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Rassegna stampa democratica

MAFIE IN MOVIMENTO

Federico Fornaro su Il Riformista del 15/09/2011

La riflessione sul livello di infiltrazione delle mafie nel Nord ha assunto un andamento assai simile a quello dei fiumi carsici: emerge in superficie in occasione della pubblicazione degli atti delle inchieste della magistratura, per poi inabissarsi nella convinzione (fallace) che il problema riguardi altre zone (arretrate) del Paese.

Anche la recentissima scoperta dello “strangolamento” finanziario di sei aziende venete da parte della ‘ndrangheta, parrebbe non aver suscitato nell’opinione pubblica l’allarme che meriterebbe.

Come,invece, dimostrano i risultati delle investigazioni, la realtà è assai differente e dovrebbe suscitare una maggiore preoccupazione sia da parte della politica e delle istituzioni sia delle stesse associazioni imprenditoriali.

La conquista di nuovi territori da parte del crimine organizzato,infatti, è un fenomeno assai complesso e variegato, come ci racconta Federico Varese, docente di criminologia all’università di Oxford, nel suo ultimo libro “Mafie in movimento”, edito da Einaudi (pp.298, euro 19,00).

Una ricerca durata anni che fornisce interessanti e innovative chiavi di lettura e analisi dei processi di infiltrazione nel tessuto economico-sociale da parte delle mafie (non soltanto italiane) nell’era della globalizzazione.

L’Italia ha già pagato durante errori nella comprensione delle mafie e della loro diffusione fuori dai confini tradizionali. L’istituto del “soggiorno obbligato”, ad esempio, ha favorito (non da solo) l’insediamento di mafia e ‘ndrangheta nelle regioni settentrionali, a torto ritenute per storia e capitale sociale, immuni da un possibile contagio criminale.

Come dimostra,invece, il “caso di scuola” di Bardonecchia (primo comune sciolto al Nord per mafia nel 1995), ampiamente studiato dal prof. Varese, in presenza di una combinazione di fattori economici e sociali, qualsiasi zona è a rischio infiltrazione: la microstoria della valle di Susa fornisce importanti insegnamenti per la lotta alle mafie di oggi.

Nonostante la globalizzazione dei mercati (e dei capitali) e l’apparente prevalere della mafia del riciclaggio e degli investimenti finanziari,infatti, la ‘ndrangheta al Nord continua a perseguire l’obiettivo antico di entrare in un mercato locale come quello delle costruzioni e persiste nel utilizzare gli stessi metodi degli anni sessanta: l’offerta di manodopera a basso prezzo (oggi gli extracomunitari), il monopolio del movimento terra e più in generale del settore delle escavazioni (caratterizzato in prevalenza dai subappalti che bypassano le normative antimafia). Non a caso nell’ultima grande inchiesta sulle mafie in Lombardia, le pagine in cui si fa riferimento al movimento terra sono superiori a quelle riguardanti la droga.

A differenza di quanto emerso in studi precedenti, Varese espone una tesi di grande interesse per migliorare il contrasto politico e giudiziario in particolare della ‘ndrangheta: la nascita nel Nord di un significativo numero di  “locale” (l’unità di base “militare” che raggruppa più ‘ndrine) non sarebbe stata pianificata a tavolino in Calabria, ma sarebbe,invece, il frutto di una combinazione di immigrazione meridionale, soggiorno obbligato e opportunità criminali sul campo.

Il prezioso lavoro investigativo, inoltre, indicherebbe la possibilità che si verifichi a breve un processo di “autonomizzazione” se non di “indipendentismo” del Nord rispetto alla centrale del crimine calabrese, sulla falsariga di quanto è accaduto negli Stati Uniti con l’affermazione di Cosa nostra americana, distinta da quella siciliana.

Una strategia che sarebbe favorita dalla “struttura federale” della ‘ndrangheta, con organi di raccordo e regole che disciplinano la creazione di nuove unità, promozioni e affiliazioni, ma con un “capocrimine” (in carica in genere per soli dodici mesi) non sempre in grado di imporre il proprio volere alle ‘ndrine sparse per la penisola e per il mondo.

Per contrastare con efficacia l’espansione delle mafie nella società globalizzata, infine, Varese ritiene indispensabile che lo Stato non abdichi al suo ruolo di controllo e di regolazione dei mercati, in particolare quelli più dinamici. In caso contrario, le organizzazioni criminali, con metodi e strategie violente, prenderanno, di fatto, il posto delle istituzioni legali con effetti nefasti per l’economia e la sicurezza dei territori. L’introduzione di una più severa normativa antitrust,ad esempio, può rappresentare nel medio-lungo periodo uno straordinario antidoto contro le mafie in movimento.