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Verso la città intelligente. Sfida “smart” per Fassino
di Federico Fornaro, su Il Riformista del 14/09/2011
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Torino vuole diventare entro il 2020 una “Smart City”, ovvero una città “intelligente” . Questo è l’ambizioso obiettivo che il Sindaco Piero Fassino ha illustrato ieri in un affollato incontro in cui sono state presentate le linee guida dei tre primi bandi dell’Unione Europea, che sono l’anteprima di un programma di investimenti indirizzati alla riduzione delle emissioni di CO² attraverso l’efficentamento energetico e il ricorso alle fonti rinnovabili.
Smart economy, ambiente, governance, stile di vita, trasporto e comunità sono le sei dimensioni che caratterizzano una “Smart City”, concetto di un nuovo modus vivendi ancora mancante di una definizione globalmente riconosciuta ma sempre più diffuso nel mondo, su cui l’Europa scommette per il prossimo futuro.
Per affrontare questa sfida, in una logica di area metropolitana, Torino potrà contare sull’appoggio dei comuni del Nord-Est della cintura, oltre alla fattiva collaborazione scientifica dell’Università e del Politecnico del capoluogo piemontese e all’adesione di grandi imprese (Fiat e Telecom, Siemens, Schneider Electric,Ibm) e delle multiutility locali (Iren, Smat,Gtt,Amiat e Aes).
Fassino ha sottolineato come il progetto di “Smart City” sia l’asse strategico del futuro che si fonda sulla consapevolezza che la sostenibilità rappresenti la cifra fondamentale della città di domani.
Pensare in termini “smart”, significa,infatti, ripensare Torino e lanciare una sfida culturale ancor prima che tecnologica. E’ una visione di città che attraverso l’innovazione e un massiccio utilizzo di nuove tecnologie ridefinisce anche il rapporto (digitale) con i suoi cittadini e con il sistema delle imprese, mutando radicalmente l’approccio e l’organizzazione della pubblica amministrazione.
Per poter vincere la competizione tra territori in vista dell’aggiudicazione dei bandi europei, Torino sta costruendo un importante rete progettuale comune con Lione, Monaco, Vienna, Budapest e Amsterdam.
Come hanno messo in evidenza nei loro interventi sia il rettore del Politecnico, Francesco Profumo e il vice rettore dell’Università di Torino con delega alla ricerca, Adalberto Merighi, la sfida lanciata dal Comune è certamente ambiziosa e necessita di una nuova generazione di giovani che sappia interpretare e gestire la complessità della società e dell’economia contemporanea.
«La capacità del nostro territorio di “fare sistema” è ampiamente collaudata e questa è un ulteriore occasione per provarlo – ha detto l’assessore comunale all’ambiente, Enzo Lavolta – Torino Smart city è una grande opportunità per sviluppare ricerca, garantita dai nostri atenei, dalle aziende e dagli importanti centri di ricerca presenti e di applicarla a vantaggio i tutti». Lavolta si è poi detto convinto che la candidatura torinese produrrà benefici effetti, contribuendo a una crescita della qualità della vita e dell’ambiente cittadino, anche in termini di lavoro, salute e socialità.
Forse non è stato un caso che il lancio di “Smart City” sia coinciso con la fine dei “primi cento giorni” di Fassino alla guida della amministrazione comunale. Progettare il futuro (e farlo in grande, guardando sia all’Europa sia al Nord Ovest), nonostante gli annunciati, drammatici tagli dei trasferimenti statali e un incombente debito comunale di rilevanti dimensioni (anche a causa degli investimenti strategici sulle opere olimpiche e sulla metropolitana), infatti, pare essere il tratto politico distintivo del nuovo sindaco e della sua giovane giunta.





