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Il cartellino rosso di Morgando “Chi marcia è fuori dal partito”
Intervista a Gianfranco Morgando su la Repubblica – Torino del 21/10/2011, di Marco Trabucco
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«Chi parteciperà alla marcia No Tav di domenica è fuori dal partito». Dopo i molti tentennamenti dei mesi scorsi, questa volta il messaggio lanciato dal segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando e da quello provinciale Paola Bragantini è chiaro. Chi tra gli amministratori del Partito Democratico parteciperà alla marcia di domenica a Chiomonte sarà «squalificato».
Morgando nella lettera che lei e la segretaria provinciale Bragantini avete inviato agli amministratori e ai dirigenti del partito in Val Susa c´è una frase chiave: «Consideriamo dirimente per gli iscritti al Pd la non partecipazione alla manifestazione di domenica». Cosa significa per voi, espulsione?
«Significa che partecipare è dirimente rispetto alla convivenza nel partito con chi non lo fa. Però il nostro non è un aut aut, è una richiesta, figlia di un ragionamento».
Quale ragionamento?
«Si sta evidenziando il fatto che in Val Susa ormai il movimento contro la Tav è guidato dalle frange più radicali che ormai connotano tutte le iniziative. Per questo, come abbiamo scritto nella lettera, la manifestazione di domenica a Chiomonte sta assumendo contorni sempre più preoccupanti ed inquietanti, per le modalità della sua organizzazione e gli obiettivi che al stanno caratterizzando».
Erano però inquietanti anche molte manifestazioni quest´estate. Cos´è cambiato?
«Ormai si giustifica pubblicamente l´uso della violenza si riconosce un ruolo ai capi di organizzazioni eversive che teorizzano l´illegalità».
Quindi non c´è più spazio per chi è contro la Tav nel Pd?
«No. Anzi noi abbiamo preso atto con soddisfazione della decisione autonoma dei nostri dirigenti in Val Susa che hanno invitato gli amministratori del Pd a non partecipare. È un segnale importante della consapevolezza che anche chi di noi è contrario alla Tav ha ormai della necessità di un dialogo, di una discussione che non comprende però la violenza, in nessuna forma. Perché non può esserci simpatia o contiguità con questi da parte di chi vuole, in un dibattito sereno, sostenere la propria contrarietà al progetto Tav».
Quindi il dissenso è ammesso?
«Lo scriviamo nella lettera in modo chiaro: pensiamo che la nostra comune appartenenza pretenda un comune orientamento, non sul merito del problema, ma sul metodo del dibattito democratico, sulla concezione della legalità e sulla disponibilità a favorire l´incontro e la mediazione tra posizioni diverse. È il contrario di certi proclami che leggiamo sui giornali. Insomma se vogliamo sintetizzare è legittimo avere idee diverse sull´opera, non è legittimo che militanti del Partito Democratico aderiscano a manifestazioni che si annunciano già come illegali e violente».





