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Gariglio: “Il Comune non venda le sue aziende”
Davide Gariglio* su la Repubblica – Torino del 7/11/11
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LA DELIBERA della giunta torinese di accentramento delle partecipate in una holding per la loro successiva privatizzazione è l´effetto di una grave difficoltà finanziaria ed è una scelta dolorosa, specie dopo i netti risultati del referendum sui servizi pubblici locali.
Penso che il Comune debba operare come una famiglia che, prima di privarsi di un bene di grande utilità, vende tutto ciò che è meno essenziale per la vita quotidiana.
Così la Città, prima di cedere le maggiori aziende di servizi, dismetta altre partecipazioni meno strategiche, quali le Farmacie comunali, Multimedia Park, Csea, Centrale del latte e Sitaf.
Sia chiarito il ricavo atteso dalla vendita: nessuno cede un bene prima di conoscerne il valore.
Si faccia inoltre un´operazione verità sul bilancio. Negli anni passati questo Paese ha avuto un tenore di vita superiore alle proprie possibilità . Oggi questo non ci è più concesso. Questo è il momento di decidere quali servizi negli anni futuri siano indispensabili per la comunità e quali no. Se non decidiamo oggi, i ricavi di queste dismissioni finiranno per finanziare spesa corrente per un anno ancora, ma poi ci ritroveremo allo stesso punto e più poveri.
In questa fase il Comune si potrebbe limitare a cedere alla propria controllata Fct la quota di minoranza delle partecipate, mantenendo in capo a sé il pacchetto di maggioranza assoluta.
Ciò da un lato consentirebbe alla giunta di registrare sul bilancio dell´anno in corso un´entrata straordinaria. Dall´altro lato, si eviterebbe di costruire un ennesimo carrozzone, la holding, che non servirebbe peraltro ad alcun progetto industriale, perché le azioni di “accentramento della gestione contabile e finanziaria, degli uffici legali, appalti e forniture”, annunciate in delibera, non appaiono realizzabili una volta che ciascuna delle società partecipate verrà ceduta a terzi.
Penso infine che, prima di vendere a terzi la quota di minoranza delle aziende, sia importante che la giunta comunichi ai cittadini quale disegno complessivo di riassetto delle partecipate, comprese Iren e Smat, vuole realizzare: creare campioni nazionali di settore, creare multiutility oppure cercare partner privati cui affidare la gestione?
Per non ripetere gli errori della privatizzazione di Sagat, sarebbe preferibile decidere fin d´ora le politiche di redditività e di investimenti delle singole aziende, nonché la questione della proprietà pubblica delle reti, in particolare per l´inceneritore. Serve inoltre ripensare ad un sistema terzo ed efficace di misurazione della qualità del servizio fornito ai cittadini.
Un´ultima osservazione: pochi giorni fa il sindaco di Firenze, di fronte a difficoltà simili alle nostre, ha inviato una lettera aperta ai lavoratori di Ataf proponendo due alternative: privatizzare la società o mantenerla pubblica, accordandosi però su riduzione retribuzioni e modifiche ai turni, che è poi quello che farebbe il socio privato. Mi sembra un modo schietto e innovativo di affrontare le sfide di questi giorni difficili.
*Davide Gariglio, Consigliere regionale PD





