Questa è la strada giusta, in ogni caso
Stefano Menichini su Europa del 16/11/2011
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Ieri i partiti hanno giocato al risiko del governo, come era in parte inevitabile, a dimostrazione che effettivamente non esiste un autentico spirito di coesione fra Pdl e Pd: troppo ansioso di sanare presto la ferita della sconfitta il primo, timoroso di farsi compromettere in un abbraccio mortale il secondo.
Il risiko in circostanze come le attuali può diventare un gioco pericoloso, e a tratti ieri si è diffusa la paura che potesse saltare tutto.
In realtà non c’è mai stato un rischio concreto, come ha dimostrato un serafico Mario Monti a fine giornata e come si confermerà stamane quando il presidente incaricato salirà al Quirinale per sciogliere la riserva e consegnare la lista dei ministri a colui che per Costituzione li nomina.
La confusione nasce soprattutto dalla persistente sottovalutazione della forza della quale gode Napolitano in questa fase, sulla scorta di un consenso popolare senza precedenti. Il potere di convincimento del capo dello stato si trasmette al suo presidente incaricato, sul cui successo punta oggi qualcosa come il 78 per cento degli italiani, di ogni fede politica.
Questa moral suasion “rafforzata” si è esercitata su Bersani per vincere le resistenze alla nomina di ministri politici, con esito fino a ieri sera incerto. Le obiezioni Pd non sono infondate (la necessità di dover ricorrere a due antichi mediatori come Letta e Amato potrebbe rendere meno “nuova” la novità Monti), però Napolitano mette davanti a tutto l’operatività governativa nei tornanti parlamentari e nelle relazioni internazionali.
Un governo di non totale discontinuità sarebbe più esposto agli attacchi delle torme di guastatori di destra e sinistra. Fino a un certo punto però. Bisogna aver fiducia in sé e negli italiani. Soprattutto il Pd deve aver fiducia. Tutti i sondaggi seri lo collocano ormai intorno al 30 per cento proprio come premio per la scelta compiuta dopo le dimissioni di Berlusconi, il cui partito invece perde senza sosta e perderà di più dopo la rottura con la Lega. Questa è la strada da seguire, rischiarata dal cono di luce del Quirinale. Frenare non serve e non conviene.





