Un’Europa delle generazioni
Enrico Letta su Il Sole24 Ore del 4/11/2011

Il manifesto del Sole 24 Ore con i 5 punti per salvare l’euro ha il pregio d’indirizzare il faticoso dibattito sulla crisi europea nella giusta direzione. La premessa è che l’asimmetria tra l’integrazione sovranazionale della moneta e la perdurante frammentazione delle politiche fiscali ed economiche nazionali – l'”euro zoppia” per citare Carlo Azeglio Ciampi – non è più sostenibile.
Tedeschi e francesi hanno ritenuto che questa contraddizione, alla luce del successo dei primi anni della moneta unica, potesse perpetuarsi senza eccessive complicazioni. Allo stesso modo, l’allineamento dei tassi e la crescita sostenuta della prima metà dello scorso decennio hanno contribuito a rafforzare la percezione che l’Unione potesse, comunque, convivere con quell’asimmetria.
La crisi ha infranto ogni illusione. Applicare le 5 mosse proposte è una via per ritrovare l’equilibrio perduto. La priorità è porre il concetto di “più Europa” al centro della riflessione pubblica e dell’azione politica, in direzione inversa rispetto all’indebolimento dell’idea comunitaria consumatosi in questi anni. L’indebolimento ha investito soprattutto il ruolo della Commissione: il paragone tra il peso del Berlaymont attuale e quello avuto negli anni di Delors o Prodi ben sintetizza il passaggio tra l’Europa centrata sul metodo comunitario di ieri a quella intergovernativa, fondata sulla diarchia Merkel-Sarkozy di oggi.
C’e’ bisogno di più Europa. In particolare, tra le 5 mosse, gli euro project bond rappresentano un possibile pilastro della strategia di rilancio della crescita. Lo sviluppo si raggiunge investendo sul finanziamento delle reti di trasporto e di telecomunicazioni, ma anche sulla valorizzazione delle risorse immateriali e sul capitale umano. Il talento, le competenze, la cultura, la carica innovativa dei giovani europei sono la risorsa a più alto potenziale di ritorno che abbiamo. Partendo da una delle politiche di maggior successo della Ue, Erasmus, e prendendo a modello l’esperienza della partnership pubblico-privata del fondo Marguerite, si potrebbe potenziare, per esempio, la disponibilità di risorse destinate alle politiche comunitarie di formazione internazionale o di sostegno alle start-up di giovani: attraverso un fondo aperto, finanziabile con specifici euro-project bond e fondato sul microcredito. Se, inoltre, il fondo incentivasse, a tassi agevolati, gli investimenti di quanti decidono di lavorare oltre i 65 anni, si potrebbe conseguire il duplice obiettivo del sostegno all’innalzamento volontario dell’età pensionabile e di una concreta solidarietà intergenerazionale su scala europea.





