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Governo-Pd, stessa missione

Teso dell’intervento alla Camera nel dibattito sulla fiducia sul decreto Monti di Dario Franceschini – 16/12/2011

In questa stagione di comprensibili tensione sociali, di paure, in questa situazione di sfiducia nei confronti della politica, in cui, purtroppo, tutto sembra scaricarsi sui parlamentari e sul loro lavoro, vorrei rivendicare in quest’Aula, non per il gruppo del Partito democratico ma, se mi è consentito, per l’intero parlamento, il lavoro che è stato fatto su questa manovra, in una situazione politicamente difficile, inedita. In soli nove giorni, è stata esaminata, corretta e approvata la manovra, e la fiducia viene messa non sul maxiemendamento del governo, ma sul testo approvato dalle commissioni.


È stato un lavoro di miglioramento lasciando intatti i saldi, il carattere strutturale della manovra, gli impegni assunti con l’Unione europea, una manovra indispensabile, urgente per la situazione di crisi del nostro paese – sull’orlo del fallimento, è stato detto dal presidente Monti –, indispensabile per far uscire l’Italia dalla situazione in cui si trova dopo gli ultimi tre anni.
Abbiamo ascoltato i deputati e le deputate della Lega: sembrano scesi dalla luna! Invece siete stati saldamente al governo negli ultimi tre anni e saldamente incollati alle poltrone romane per otto degli ultimi dieci anni. E quando eravate seduti su quelle poltrone non sembravate, come oggi, guerrieri padani, sembravate solo soldatini ubbidienti.
È una manovra talmente indispensabile per la ragione stessa che ha portato le forze politiche a far nascere questo governo e a sostenerlo in parlamento.
L’impegno del Pd è stato, sin dall’inizio, per correggerla, e abbiamo detto: più equità. Lo ha riconosciuto anche il presidente Monti, che questi risultati ci sono stati. Ci siamo sentiti dire da nostri elettori – ed è doloroso: non è abbastanza.
Allora utilizziamo la diretta per dire ai cittadini, per dire ai nostri elettori, quelli che sono delusi perché volevano di più, perché volevano che ci fossero tutte le nostre posizioni dentro, che noi in quest’Aula, non è che improvvisamente siamo diventati maggioranza.
I numeri sono quelli di prima.
Ragioni politiche e regione numeriche fanno sì che qualsiasi modifica deve passare attraverso l’intesa fra noi e la destra, tra noi ed i nostri avversari.
E il Pd, sapendo quante sono le distanze, ha scelto questa strada difficile di tentare di migliorare la manovra, per sostenere le fasce più deboli.
Non siamo riusciti in tutto, vi siamo riusciti in parte. Siamo orgogliosi di quanto abbiamo ottenuto, perché abbiamo fatto una scelta difficile, certo, molto più difficile di quella dell’Italia dei Valori e di Di Pietro, che hanno scelto di cavalcare il disagio e cavalcare la protesta.
Vorrei che gli italiani sapessero che, se avessimo fatto noi come l’Italia dei Valori, la manovra sarebbe rimasta la stessa e non vi sarebbe stato alcun miglioramento, ma soltanto qualche applauso per noi.
Invece i miglioramenti vi sono stati. Ne ricordo solo come titoli alcuni, per il nostro lavoro nelle commissioni: l’aumento dell’indicizzazione all’inflazione garantito alle pensioni fino a 1.400 euro pagato con i soldi sottratti agli evasori dello scudo fiscale.
Ricordo, inoltre, la riduzione delle penalizzazioni per ogni anno per i pensionati che vanno in anticipo rispetto ai 62 anni, le deroghe alle nuove regole per i lavoratori che sono in mobilità, la riduzione dell’impatto dello scalone, l’aumento della detrazione dell’Ici o dell’Imu sulla prima casa per le famiglie con più figli, il nuovo tetto agli stipendi più alti della pubblica amministrazione e il divieto del doppio stipendio, il controllo e la trasparenza sulle operazioni finanziarie, strumento fondamentale della lotta all’evasione, l’esenzione dell’imposta di bollo per facilitare l’accesso ai conti correnti anche alle fasce più deboli.
Poi restano dei limiti, delle cose che mancano. Volevamo di più sull’evasione e sulla tracciabilità, volevamo uno scalone meno improvviso dell’innalzamento dell’età e poi ricordo due emergenze sociali. Ci sono due ordini del giorno firmati da tutti i gruppi che sostengono il governo e siamo certi che il governo li accoglierà.
Riguardano due cose che sono solo buon senso e giustizia, non c’entra niente destra e sinistra: i lavoratori precoci, quelli che hanno iniziato a lavorare a 15-16 anni, quando i loro coetanei avevano la fortuna di poter andare a scuola o all’università, e quelli che sono senza lavoro e che hanno visto allontanarsi il momento della pensione e hanno visto allontanarsi la salvezza del ritorno di un reddito con cui riuscire a vivere.
Poi, sulla frenata alle liberalizzazioni, vorrei essere molto chiaro.
Abbiamo letto le parole di alcuni membri del governo, come il ministro Passera e il sottosegretario Catricalà. Allora, non buttate più comodamente sul parlamento la frenata sulle liberalizzazioni. Se volete essere chiari, chiamate per nome e per cognome le forze politiche che ci sono in questo parlamento e riconoscete che la frenata su taxi, autostrade e farmacie è avvenuta contro il parere del Partito democratico. Noi avremmo voluto di più, ma continueremo la battaglia per la crescita e per la giustizia sociale.
Infatti, il cammino non finisce con questa manovra, ma il cammino comincia con questa manovra. Noi saremo dentro questo percorso, saremo dentro questo percorso con le nostre proposte, con i nostri valori, soprattutto come voce di tutti quegli italiani che non hanno più voce e che non riescono ad essere ascoltati.
Per questo voteremo convintamente la fiducia al governo, non a un governo tecnico, ma al governo della repubblica, al governo espressione della democrazia parlamentare, al governo espressione di questo parlamento. Presidente Monti, lei sa con quanta costruttività ci siamo mossi in queste settimane e continueremo a fare così e quindi accetti questo consiglio con spirito costruttivo: non dica più nelle aule parlamentari «noi e voi», non dica più «ci avete chiamato perché voi non siete riusciti».
Potremmo rispondere troppo facilmente che eravamo all’opposizione, ma non vogliamo farlo. Ci limitiamo a dire: chiudiamo tutti questa fase del «noi e voi», dei politici e dei tecnici. Diciamo tutti insieme soltanto «noi», perché ognuno in quest’aula o su quei banchi, con la propria storia, con la propria professionalità, con il proprio cammino, con la diversità delle proprie idee, noi tutti abbiamo la stessa missione: salvare il nostro paese, salvare l’Italia.