consiglieri news Homepage in edicola
Piemonte. Nella voragine di deficit e debito
di Roberto Galullo su Il Sole24 Ore del 04/01/2012
Neppure i pannolini che la Giunta vuol dare ai genitori con i bonus bebè (7,6 milioni di spesa) riuscirebbero ad assorbire il debito della Regione Piemonte che da 6,1 corre verso 7 miliardi (è stato previsto un nuovo mutuo da 500 milioni).
Neanche i produttori di latte con i quali il Governatore Roberto Cota non è entrato in conflitto per non sconfessare la linea del suo partito, la Lega Nord, riuscirebbero a dar da bere ai piemontesi il fatto che per la prima volta nella storia la Regione ha chiuso un bilancio consuntivo, quello del 2010, con un deficit di 614 milioni.
La situazione dei conti regionali è drammatica, come ama schiettamente definirla il capogruppo in Regione del Partito democratico Aldo Reschigna, che a onor del vero getta la croce su 12 anni di governo in cui si sono succeduti centrodestra e centrosinistra. «Nel 2000 – spiega Reschigna in una sala del gruppo consiliare dove il riscaldamento centralizzato, pagato dalla Regione, è regolato su temperature da liquefazione dei corpi solidi e c’è dunque da chiedersi se già questa non sia una spesa sconsiderata – il debito era di 292 milioni. Oggi corriamo verso i 7 miliardi per colpa di continui ricorsi a mutui e anticipazioni che anziché essere usati per lasciare un segno sul territorio, sono stati usati per finanziare la spesa corrente, a partire dalla sanità che oggi assorbe 8,4 miliardi del bilancio, che è di 9,3 miliardi».
Ai piemontesi, in esercizio provvisorio di bilancio fino ad aprile 2012, non farà piacere sapere che su di loro – neonati compresi – grava un debito procapite di circa 1.500 euro ma farà ancor meno piacere sapere che i margini di manovra sono limitati. I 900 milioni iscritti in bilancio al netto della sanità devono essere spalmati dal trasporto alla cultura, dal welfare all’ambiente, dalle infrastrutture al turismo ma se la Corte d’appello di Torino riconoscesse a Unicredit, ex tesoriere e principale creditore della Fondazione Ordine Mauriziano il diritto al rimborso dalla Regione di 139 milioni, si aprirebbe un’altra falla per i conti regionali.
Il giorno dopo la sentenza – che potrebbe confermare quanto deciso il 12 marzo 2009 in primo grado ma che potrebbe anche non giungere perché la Regione sta lavorando a una proposta transattiva da sottoporre a Unicredit – la Fondazione Ordine Mauriziano potrebbe rivolgersi alla Regione per aprire un contenzioso milionario. Ha infatti già pagato il 59% dei debiti – complessivamente 517,4 milioni di cui 61 secondo la Fondazione non esigibili – ad una parte dei 1.475 creditori. A quel punto, se Unicredit aprisse il fronte, potrebbe partire la richiesta per riavere dalla Regione quanto anticipato. La decisione della Corte d’Appello (o l’accordo stragiudiziale) influenzeranno la scelta della Fondazione di soddisfare a breve migliaia di creditori e arrivare così ad una chiusura tombale del contenzioso per una quota oscillante tra il 75% e l’80% del debito iniziale. Non solo. La stessa Fondazione dell’Ordine Mauriziano ha in ballo una vertenza per quattro ospedali, del valore complessivo stimato (ma contestato dalla Regione) di 154 milioni, il cui pagamento potrebbe cadere ancora sulla Regione. Presso la Consulta pende la richiesta della Fondazione di riottenere la proprietà degli ospedali di Torino e Candiolo, dopo che una sentenza della stessa Consulta nel 2010 ha già riconosciuto alla Fondazione il diritto a rientrare in possesso degli ospedali di Lanzo e Valenza (Alessandria).
In una situazione così complessa e compressa il governo di Cota – che contattato dal Sole 24 Ore per replicare non ha mai risposto – ha trovato lo spazio per provvedimenti che hanno lasciato basiti, da subito, opposizione e parte della maggioranza. L’aperitivo di benvenuto è stato il bonus bebè, che destina 250 euro non solo alle famiglie a basso reddito. Dopo l’aperitivo il Governo a guida Lega Nord con dentro il Pdl (sempre più in imbarazzo) è passato direttamente al digestivo grazie ai produttori di latte. Con una scelta a sorpresa la Giunta ha deciso di revocare la costituzione di parte civile nel processo contro i Cobas del latte che il 30 giugno 2011 ha visto una raffica di condanne in appello a Torino nei confronti di soggetti che avevano dato vita a una truffa da 240 milioni. La pena più elevata è stata inflitta a Giovanni Robusti, ex europarlamentare, ex senatore della Lega Nord ed ex portavoce nazionale dei Cobas del latte. «Ovviamente è un caso – sorride amaramente Mino Taricco, ex assessore del Pd all’agricoltura con la presidenza Bresso – che il file della delibera di giunta con cui è stata disposta la revoca si chiami “dgr_Robusti.doc”».
La mancata costituzione di parte civile – oltre al mancato riconoscimento del danno di immagine – graverà sulle casse delle Regione per la parte di imposte, tasse e contributi non versati dalle cooperative fallite. Difficile quantificare il danno anche se c’è chi parla di 200 milioni. L’assessore all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, anche lui della Lega Nord, giustifica così il mancato ricorso: «Il ritiro della costituzione di parte civile rappresenta una scelta coerente con il modo di agire mantenuto nel caso del processo di Piemonte Latte. Tengo particolarmente a sottolineare che non esiste il danno erariale strumentalmente evocato dalla minoranza».
Nelle comunicazioni iniziali del dibattito in consiglio regionale il 5 aprile 2011 il vicepresidente della Regione Ugo Cavallera (Pdl) aveva spiegato che «questo non impedisce il risarcimento in sede civile e amministrativa dopo il processo penale. La Regione ha attivato 600 provvedimenti, di cui 300 ancora in corso tra Tar e tribunale civile. Non abbiamo cambiato rotta sul recupero del dovuto da chi ha superato le quote».





