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Bindi: «Primarie utili ma vanno corrette. Archiviare Vasto? No, allargare la foto»

Intervista a Rosy Bindi sul Corriere della Sera del 6/3/2012 – di Roberto Zuccolini


Rosy Bindi, perché nelle grandi città quasi tutti i candidati ufficiali del Pd, di cui è presidente, perdono le primarie?
«Beh, non è sempre è così: a Bologna e a Torino non è successo… comunque, in effetti, è vero che spesso i candidati scelti dal partito hanno difficoltà. Poi, ogni città ha la sua storia. A Palermo ad esempio paghiamo l’ambiguità del partito sulla collaborazione con la giunta Lombardo».

Candidati sbagliati o problema politico?
«Mi sembra che sia giunto il momento per fare una riflessione sulle primarie. Sono senz’altro uno strumento importante che dobbiamo continuare a sfruttare, ma bisogna correggere le regole. Prima di tutto occorre fare iscrivere chi vuole partecipare ad apposite liste degli elettori, come si fa negli Stati Uniti. E poi, soprattutto, bisognerà passare al doppio turno».

Non contribuirà a fare delle primarie una macchina ancora più complessa?
«Può darsi, ma se si vuole fare giustizia occorre che il candidato del centrosinistra sia scelto da almeno il 50 per cento di chi vota alle primarie e non dal 30 come è accaduto a Palermo».

Ma non sarà piuttosto un problema di linea politica da aggiustare?
«Oggi la richiesta più frequente è quella di archiviare la foto di Vasto, ma vorrei ricordare che, a parte Palermo, in tutte le altre primarie si è invece rafforzata proprio quell’alleanza, dato che è stato scelto il candidato più a sinistra, come a Milano o a Genova».

Quindi, via libera all’alleanza con Vendola e Di Pietro?
«Non resterò inchiodata alla foto di Vasto, ma trovo contraddizioni in chi la vorrebbe stracciare. Il Pd è al centro del centrosinistra e non può essere schiacciato su posizioni radicali per poi fare l’alleanza con i moderati o su posizioni moderate per poi accordarsi con Sel. Noi lavoriamo per un’alleanza più larga, che guarda sia alla nostra sinistra che al centro».

Come può l’Udc accettare di unirsi a Sel?
«Si tratta di un’operazione complessa, ma non impossibile. Basta pensare che a Milano siede in giunta un moderato come Bruno Tabacci».

Non c’è bisogno a questo punto di un chiarimento all’interno del partito?
«Sono favorevole a una convocazione della direzione, ma anche dell’assemblea nazionale per fare chiarezza sul programma del Pd e sulla sua collocazione politica. C’è bisogno, in quella sede, di discutere anche della legge elettorale. La bozza che è uscita in questi giorni indica una soluzione decisamente diversa da quella scelta dal nostro partito: un sistema che lascia le mani libere per costruire una grande coalizione perché va contro il bipolarismo dell’alternanza».

Una «grande coalizione» sta attualmente governando l’Italia. Che cosa pensa dei colleghi di partito che non nascondono la loro simpatia per un Monti che resti in politica anche dopo la primavera del 2013?
«Noi sosteniamo Monti, ma sappiamo bene che non è il governo del Pd. Il nostro partito non si candida alla continuità di questa fase ma all’alternativa, proponendo anche scelte diverse da quelle operate finora da Monti. Per esempio noi siamo per liberalizzazioni più coraggiose e non ci vantiamo di essere il Paese europeo dove si va più tardi in pensione, a ben 67 anni. Questo governo è ancora troppo debole con i forti. Non sono d’accordo con chi dice che occorre candidare Monti. Così facendo gli togliamo forza. Non imprigioniamolo in uno schieramento politico, ma guardiamo al futuro».