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Caselli: «Non mi fanno paura e Milano ha sconfitto l’odio degli squadristi»

Intervista a Giancarlo Caselli su L’Unità del 28/3/2012 – di Massimo Solani


Dire che alla fine, tutto sommato, sono riuscito a parlare è dare una dimensione assolutamente sotto traccia di quello che è accaduto. È stata, senza esagerazione e senza retorica, una straordinaria manifestazione di popolo, di vicinanza e di affetto. Ma non a me, attenzione, ai valori della democrazia». Il procuratore di Torino Giancarlo Caselli ha appena lasciato Palazzo Marino dove ha parlato di legalità e del suo libro “Assalto alla giustizia”. Che poi è un titolo per certi versi profetico visto quello che gli sta succedendo nelle ultime settimane in giro per l`Italia a causa delle sue inchieste sulle violenze della protesta No Tav. A Milano Caselli ha stretto mani, ha ricevuto applausi e abbracci in quella sala che invece i militanti del movimento contro l`Alta Velocità avrebbero voluto precludergli.

«È stato una sorta respingimento di ogni manifestazione parasquadristica o riconducibile a questa categoria – ci dice soddisfatto – È Milano che ha voluto riappropriarsi dei propri diritti contro forme di violenza e di intolleranza».

Alla fine l`aula è stata liberata. Qualcuno aveva pensato anche alla possibilità di organizzare una sorta di dialogo con il movimento No Tav….

«Lo squadrismo, e qui si tratta di episodi di squadrismo, non è cosa con la quale intendo interloquire. Io accetto le critiche, sia chiaro, e da quando faccio il magistrato sono io in primis a chiedere di essere criticato.

Perché so benissimo che so che facendo tesoro dei rimproveri e degli appunti si può provare a sbagliare di meno. Ma qui non siamo nel campo delle critiche, qui siamo nel campo dell’intolleranza squadristica».

E purtroppo non è la prima volta. Episodi di questo tipo sono già accaduti a Genova e a Palermo.
«La novità però è che fino a ieri o all’altro ieri queste manifestazioni di intolleranza avvenivano nel silenzio, nell’indifferenza o peggio ancora nella compiaciuta indulgenza di questo o di quello, di troppi direi. Questa volta, invece, c`è stata una inversione di tendenza: qui a Milano c`è stato un momento importante, un netto cambio di linea. Ma non è un problema che riguarda Caselli, è un problema che riguarda le regole di civile convivenza. I blitz, le contestazioni, le scritte sui muri… Se non si mette un argine a questo genere di fenomeni la deriva può portarci chissà dove».

Fino ad oggi aveva preferito restare in silenzio. Ha deciso di cambiare linea perché amareggiato?
«Lo ero fino a ieri, certo. Ma oggi non lo sono, perché sono sinceramente riconoscente a chi era a Palazzo Marino. Ho preso una vigorosa boccata di ossigeno, di energia e di solidarietà da questa presenza massiccia, imponente e incredibile. Occorreva esserci per rendersene conto. Diverso invece è il discorso per quanto riguarda quanto successo nelle scorse settimane. Dire che un magistrato che fa il suo dovere sta criminalizzando il movimento è dire una idiozia. Lasciamo perdere l`avallo del gip o le sentenze del tribunale del Riesame, restiamo al mio ruolo.
Se condurre una indagine che riguarda fatti specifici di violenze gravi addebitate a singoli soggetti significa criminalizzare l`intero movimento allora è come dire che se uno procede contro degli stupratori sta criminalizzando il sesso. No, non ci siamo. Il sesso è una cosa, lo stupro è violenza ed è tutt’altra cosa. Il movimento No Tav, che può anche avere tutte le ragioni del mondo ma non sta a me dirlo, è una cosa le violenze che prendono a pretesto il movimento stesso sono tutt’altra questione. E la mia impressione è che l`opposizione alla costruzione dell`Alta Velocità Torino-Lione sia sempre di più un pretesto per certa gente e le sue manifestazioni di intolleranza».

Una distinzione che sarebbe molto utile al movimento stesso, non trova?
«Non c`è dubbio: se non si prendono nettamente le distanze dalla violenza senza balbettii e senza speciosi distinguo si rischia, magari avendo anche ragione, di passare dalla parte del torto».

Non le fanno paura le minacce, il clima di odio, le contestazioni o i blitz che la seguono in tutta Italia?
«Leggere sui muri di tante città italiane frasi come “Caselli brucerai”, “Caselli ti faremo a brandelli”, “Caselli come Ramelli” o “Caselli come Moro” certo non mette di buon umore. Ma non mi spavento, ne ho viste di peggio ai tempi del mio impegno contro le Brigate Rosse o contro la Mafia a Palermo». ? Che cosa è cambiato «Sono grato a chi c`era Fino a ieri questi episodi avvenivano nel silenzio o nella compiaciuta indulgenza di troppi» Gli incidenti in Valle «Il movimento è una cosa le violenze di certa gente che lo ha preso a pretesto sono tutt`altro. Isolarli sarebbe interesse di tutti».