Caselli: “LA RISPOSTA DI MILANO CONTRO GLI INTOLLERANTI UN ESEMPIO DI CIVILTà”
Intervista a Giancarlo Caselli su La Stampa del 29/3/2012 – di Alberto Gaino
A Milano è successo qualcosa di eccezionale: dei giovanotti hanno cercato di impedirmi di parlare, un fatto di enorme inciviltà, e c`è stata in risposta una manifestazione oceanica di popolo, imponente per vicinanza e affetto, che riguardava anche me, ma solo in parte. Milano si è mossa per difendere le sue tradizioni di città civile che non merita questi sfregi. Recentemente l`aveva già fatto per i manifesti “Fuori le Br dalle procure”».
Dottor Caselli, questo terribile passaparola che la insegue da un dibattito pubblico all`altro per isolarla si è infranto nella reazione di tanti milanesi, martedì. Avrà riflessi?
«E` avvenuta una cosa straordinaria. Per troppo tempo c`erano stati solo qualche balbettio e tanto silenzio, altrettanta benzina per i “signori” dell`intolleranza. Milano ha potenziato enormemente una tendenza già cominciata da qualche giorno. Il miglior argine contro tutto ciò adesso sarebbe una presa di posizione ancora più generalizzata».
Lei sembra quasi volersi mettere da parte, ripete da tempo che non è un affare solo suo, ma l`ovazione che ha ricevuto martedì quando ha finito di parlare finalmente in pubblico rivestiva un indubbio carattere personale.
«Per me è stata una gran boccata di ossigeno, una sferzata di energia. Lo dico anche da cittadino che quella straordinaria e massiccia presenza di cittadini era lì a difendere il diritto di tutti in democrazia di parlare e confrontarsi».
Mente di troppo personale, quindi?
«Guai a pensare che in discussione vi siano solo Gian Carlo Caselli e la Procura di Torino che dirigo. In ballo c`è ben altro: attraverso l`attacco a me e al mio ufficio si aggrediscono le regole di civile convivenza, si assalta il rispetto delle leggi, si pretende impunità».
Che cosa dobbiamo capire?
«C`è un messaggio che certi personaggi vogliono trasmettere: la violenza non si processa, chi cercherà di farlo sappia che si troverà sui muri scritte pesantemente offensive, vere e proprie infamità, oltre ad assortite minacce di morte. Un messaggio per far sapere che, quando si vogliano far rispettare le leggi, ci si devono attendere queste intimidazioni accompagnate da blitz organizzati per impedire l`esercizio di un diritto fondamentale: lo stare insieme perché circolino le idee. Facendo invece circolare violenze variamente assortite si attacca la democrazia. E` un obiettivo chiaro e preciso. E chi parla di squadrismo in azione vede giusto».
Minacce assortite?
Gliele elenco, sono le scritte comparse sui muri di molte città: Caselli boia, Caselli torturatore, infame, mafioso, Caselli TAVvitiamo (almeno un po` di creatività), Caselli brucerai, Caselli come Ramelli, Caselli come Moro, Caselli ruberemo la tua salma. Questo è squadrismo, queste sono minacce di morte».
Pronunciate, come a Milano, nel nome dei “nuovi partigiani”. Che effetto fa?
«Bruttissimo, non si tratta soltanto di appropriazione indebita di valori sacri. Si tratta di offrire ai revisionisti e ai negazionisti della Resistenza argomenti formidabili per cercare di cancellare la Costituzione che ne è derivata».
No Tav, Valle di Susa, nuovi partigiani: argomenti di facile presa in certi ambienti.
«Ricordiamo che tutto ciò è nato in risposta ad un`azione giudiziaria rigorosamente calibrata su singoli soggetti per specifici fatti di violenza. e che le contestazioni della procura torinese sono passate al vaglio di un gip e dei giudici del Riesame».
Allora?
«Parlare di criminalizzazione del movimento No Tav è un`assurdità che sa di protervia. Non compete a noi magistrati giudicare se i No Tav abbiano ragione. Però, se quel movimento non si dissocia senza se e senza ma da ogni violenza, rischia di passare dalla parte del torto. E già succede che alcuni professionisti della violenza lo stiano strumentalizzando per conseguire fini che nulla hanno a che vedere con la Valle di Susa».





