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LA VALLE SUSA NON DIALOGA PIÙ

Ettore Boffano su la Repubblica del 18/3/2012


«”Non nel mio cortile”, purtroppo, non è un modo di ragionare, e nemmeno di dialogare. Nimby, “Not In My Backyard”, non fa onore a chi ha cura della sua terra e, in contrapposizione, fornisce assist troppo facili a chi ha altri interessi». (Carlo Petrini, La Repubblica, 15 marzo 2012) .

Sul quotidiano francese Libération, la contestazione della Valsusa rivela la sua anima assoluta e negazionista. Chiusa a ogni discussionee confronto, adusa al “chiagni e fotti” della tiritera pan-democratica, ma poi incapace di isolare (e soprattutto di rifiutare) i violenti.

PARLA come un guru, quasi come un profeta, un tal Luigi Casel e ci spiega: «Vent’ anni fa, se ci avessero detto che la linea ad alta velocità non sarebbe più passata per la Valle di Susa, ma un po’ più lontano, per esempio in Valle d’ Aosta, la mobilitazione sarebbe finita lì. Ma oggi non è più così. Contestiamo un modello economico e lo sperpero di denaro pubblico». Come dire: il Tav non si deve fare e basta, Valle di Susa o no. Lo diciamo e abbiamo ragione, in maniera quasi divina. E voi, invece, che provate a pensarla diversamente? Voi siete quantomeno stolti, se non in malafede o addirittura venduti e servi. E comunque, non meritate né rispetto né dialogo. Parla così Luigi Casel, e trova autorevoli imitatori: all’ apparenza pacati e aulici nel loro argomentare, in realtà celano disprezzo per chiunque non si allinei alle loro tesi. Ecco, allora, strologare di Tav chi dovrebbe ancora spiegarci come fu che la Compagnia di San Paolo sprecò denaro (e qualcuno, al Museo Egizio, la dignità) attorno all’ acquisto farlocco di uno pseudo-papiro. Oppure il vanitosissimo meteorologo di punta: pronto a dismettere i toni solitamente caramellosi e da sinistra buonista delle trasmissioni del FazioFazismo, per assumere quelli assertivi del militante. Nemmeno una parola, invece, di solidarietà a Gian Carlo Caselli, riscopertosi “mafioso” in Valle di Susa dopo aver rischiato la morte per combattere il terrorismo, Cosa Nostra e, soprattutto, la politica democristiana che faceva parte di Cosa Nostra. Quando chiederete scusa a Caselli dunque (e sarà sempre troppo tardi), uomini e donne del No-Tav che lo avete infamato? Non c’ è però da aspettarsi risposte a questo interrogativo, perché chiunque non militi o non si batta per il “pensiero unico” della Valle di Susa, non merita né attenzione né confronto. Ma così vanno le cose dalle parti di Chiomonte e intanto il prefetto deve mettere sotto scorta Mario Virano, commissario di governo per l’ Alta Velocità in Valle di Susa. Il quale ha il difetto di fare il “riformista” in un Paese che non ha mai risolto, nella storia del sua esperienza socialista, il proprio rapporto con la pratica estremista. Lui, però, non smette di provarci a mediare e a ragionare. E, in qualche caso, a smascherare anche le contraddizioni dei tanti nimby di casa nostra. Lo sapevate, per esempio, che «mentre tutti parlano del tratto italiano di 12,5 chilometri del futuro tunnel per il Tav, poco più in su si sta già scavando la “seconda canna” del traforo autostradale del Frejus, senza che nessuno protesti né tenti di bloccare l’ opera? Eppure quel nuovo tunnel è anche lui lungo 12 chilometri e sarà realizzato in una roccia che, quanto a eventuali rischi ambientali, non è molto diversa da quella che dovrebbe accogliere il suo “gemello ferroviario”». Lo sapevate, poi, che i detriti provocati dallo scavo per la galleria del Tav «sono scesi a 2,5 milioni di metri cubi contro i 6 milioni previsti dal progetto iniziale e che la metà di essi saranno riutilizzati per rivestire le pareti del tunnel?». E infine, torinesi che solcate le vie del centro durante le manifestazioni innalzando la bandiera con il simbolo No Tav, lo sapevate che tra il 2000 e il 2010, proprio sotto i vostri piedi (da Collegno al Lingotto)è stato scavato un tunnel largo e alto come quello che contestate, lungo più di 13 chilometri, che ha prodotto ben di più dei 2,5 milioni di metri cubi previsti in Valle di Susae che si chiama “metropolitana leggera di Torino”?». Poi, forse, ha ancora ragione Carlin Petrini quando parla della sindrome del «Non nel mio cortile» e spiega: «Partire dal locale non dovrebbe significare essere localisti, ma avere la volontà di trovare una mediazione. E qui, nella volontà di mediare, sta la difficoltà maggiore: nella gran parte dei casi le comunità locali sono puntualmente estromesse, oppure così pregiudicate nella loro integrità da non essere più in grado di rispondere, se interpellate…». Come assomiglia tutto questo, purtroppo, alla Valle di Susa di oggi: dove, se si diventasse capaci di dialogare e di mediare, forse si riuscirebbe a veder riconosciute le proprie ragioni. Ma dove, invece, si pretende di imporre la “piazza” dei pochi all’ Italia e all’ Europa di tutti. E dove di indicano come “obiettivi” gli eroi civili della lotta al terrorismo e alla mafia.