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Rassegna stampa democratica

Fassino: “Ora l’Europa tolga le sanzioni”

Intervista a Piero Fassino sul Corriere della Sera del 2/4/2012 – di Maurizio Caprara


«Ci sono le condizioni per sospendere le sanzioni europee: il coraggio e la tenacia di Aung San Suu Kyi entrano in Parlamento, è un`importante novità», dice Piero Fassino.

L`attuale sindaco di Torino, in precedenza segretario dei Democratici di sinistra, è stato tra 2007 e 2011 l`inviato speciale dell`Unione europea per la Birmania. Al Corriere ha spiegato perché ritiene che l`evoluzione in corso a Yangoon dalla dittatura a un assetto meno oppressivo vada aiutata con misure di appoggio, non di embargo.

Le elezioni appena terminate sono parziali, il partito di Aung San Suu Kyi ha potuto concorrere soltanto per pochi seggi del Parlamento. Come si fa a esser certi che il regime non stia procedendo a una riabilitazione omeopatica, che non dia alla sua rivale la dignità prima negata per poi mantenere il potere?
«Il voto viene dopo un percorso scandito da progressive aperture. Cominciarono nel novembre 2010 con la liberazione di Aung San Suu Kyi in seguito a elezioni, sì controllate del regime, che in ogni caso furono le prime da vent`anni e videro l`ingresso in Parlamento di partiti di opposizione ed etnici».

I generali non pesano ancora?
«Un governo civile ha sostituito quello militare. Molti mini- stri sono militari, vero, ma mio può cambiare molto se al posto di una divisa ha una cravatta. La censura preventiva sulla stampa è stata soppressa, la Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi riammessa nel registro dei partiti, tanti detenuti politici sono liberi. Resta strada da fare, tuttavia il processo diventa via via irreversibile».

Lei fu tra i fautori di un dialogo con i generali volto a dar spazio ai moderati. Nell’UE la Gran Bretagna era contraria, mentre Germania, Italia, Spagna e altri erano a favore, come ricorda Ugo Papi nel libro appena uscito «Lady Burma», Editori Riuniti. Crede sia l`unica via?
«E` così. Concordava con me anche la Francia, mentre con Londra erano in minoranza Olanda e Danimarca. Anche George W. Bush si limitava a sanzioni, moralmente giuste però inefficaci: la Birmania ha il 93% dell`interscambio con Paesi asiatici contrari ad applicarle. Barack Obama condivise l`impostazione europea e il dialogo ha pagato».

Quali progressi vedrebbe senza sanzioni?
«Si incoraggerebbe la Birmania a varare le riforme che le occorrono. ll Paese ha risorse immense: depositi di gas giganteschi, è il primo produttore di teak e rubini, ma è stato compresso da un regime chiuso. Dobbiamo collaborare affinché costruisca istituzioni democratiche».