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Le alleanze forzose non ci hanno dato stabilità
Andrea Giorgis su L’Unità del 3/4/2012
Sulle pagine del Corriere della Sera, Angelo Panebianco, ha nuovamente richiamato l’attenzione su quanto sia importante riflettere di assetti costituzionali e di legge elettorale e, in particolare, su quanto sia importante rafforzare la capacità di governo delle istituzioni democratiche per ammodernare il nostro Paese ed affrontare così il problema della crescita e dello sviluppo, nonché – aggiungiamo noi – per affrontare il problema delle disuguaglianze sempre più marcate che si sono venute consolidando.
Che la nostra democrazia sia una democrazia debole, in molti casi impotente, che vi sia insomma un problema di governabilità è sicuramente vero. Non da oggi del resto si discute della necessità di realizzare le condizioni per una maggiore stabilità delle maggioranze, di potenziare i poteri decisori degli esecutivi, di razionalizzare la forma di governo parlamentare e di promuove efficienza ed efficacia delle amministrazioni centrali e locali.
L’esperienza di questi anni ci dimostra però che le leggi elettorali che conferiscono premi di maggioranza sproporzionati e/o impongono coalizioni omnibus non risolvono affatto il problema della governabilità ma semmai lo acuiscono. Appare infatti difficile sostenere che la legge Calderoli abbia promosso o possa in futuro essere in grado di promuovere “governi forti” e che durano per un intero quinquennio.
Di puro e semplice ritorno al passato ovviamente non se ne avverte il bisogno. Ma di una rilegittimazione del ruolo e della funzione rappresentativa dei corpi intermedi e dei partiti politici è difficile che se ne possa fare a meno se: si vuole rafforzare davvero il governo democratico dei processi economici e finanziari; se non ci si rassegna all’idea che, nella società contemporanea, l’unica democrazia possibile sia quella fondata sull’investitura carismatica e demagogica del leader; e se, al contempo, si continua a considerare la concentrazione del potere (politico, economico e culturale dei mezzi di comunicazione) un problema e una minaccia per l’esercizio libero e consapevole dei diritti politici, e per una più giusta (ed efficiente) distribuzione delle opportunità sociali e dei beni materiali e culturali.
La semplificazione del sistema politico e la costruzione di una democrazia dell’alternanza – come abbiamo già sottolineato sulle pagine di questo giornale – sono esigenze reali, ma non realizzabili “artificialmente”, meccanicisticamente attraverso prescrizioni giuridiche ed attraverso la marginalizzazione dei corpi intermedi.





