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Iren, il sindaco deve cambiare i patti. Gariglio e Lepri (Pd): “La Città rischia di essere penalizzata troppo”
Paolo Griseri su la Repubblica del 23/6/2012
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CARO sindaco, così non va. Davide Gariglio e Stefano Lepri, consiglieri regionali del Pd, invitano Piero Fassino a rompere gli indugi: «Il 30 giugno — spiegano — scade il termine per proporre modifiche ai patti parasociali che regolano i rapporti tra i soci di Iren. E’ necessario modificare quei patti perché oggi il sistema penalizza gravemente Torino. Se poi davvero si volesse procedere alla vendita di parti del patrimonio per ripianare il deficit, rischieremmo di privarci dei gioielli di famiglia senza peraltro risolvere il problema».
Il deficit della multiutility che lega le vecchie municipa-lizzate dell’energia di Torino, Genova e Parma ammonterebbe a oltre tre miliardi di euro. E le voci di questi giorni che vorrebbero imminente la vendita della sede e di una parte delle dighe idroelettriche non sembrano rassicurare. «L’idea di una newco che rilevi una parte degli impianti per una cinquantina di milioni», osservano Lepri e Gariglio, «è particolarmente pericolosa». Mentre sarebbe addirittura vietato cedere la sede a un privato (si parla di abboccamenti con la Reale Mutua) se poi nella sede rimangono, in affitto, le attività istituzionali di Iren: «Nell’ultima manovra del governo Monti — dicono i due consiglieri regionali — un’operazione del genere è proibita ».
La gravità della cessione degli impianti idroelettrici sta nel fatto che sono gli unici a produrre
davvero utili. Gli impianti sono stati portati in dote a Iren dalla Aem Torino e sono oggi di proprietà di Iren energia. Nel 2012 l’utile stimato per la holding è di 91 milioni di euro. Di questi ben 72 arrivano dalle centrali dell’ex Aem Torino. Perché privarsene? E chi sarebbero gli acquirenti disposti a gettarsi sull’occasione? Le voci di queste settimane dicono che Vito Gamberale, potrebbe essere interessato alla partita delle privatizzazioni che, oltre a una parte di Iren, coinvolge, come si sa, anche l’aeroporto di Caselle.
Ma i due consiglieri regionali del Pd non entrano in questi dettagli. Si limitano a ricordare che esiste una strada alternativa a quella delle cessioni per ridurre il deficit. Anche loro citano gli esempi già noti della società per la costruzione del rigassificatore, dote della genovese Amga in grado di triplicare tempi e costi di costruzione. O il buco che arriva dalle singolari operazioni finanziarie di Enia con Gazprom. Ma, secondo i consiglieri del Pd, c’è dell’altro. C’è «la governance barocca» di un vertice in cui è frequente «il rischio di impasse» in consigli «dagli equilibri precari». C’è l’elefantiasi di Iren Mercato, al società genovese che Lepri e Gariglio definiscono semplicemente «sovradimensionata». In questo
modo Torino, l’unica delle tre municipalizzate originarie a guadagnare, «è pesantemente svantaggiata» e dunque bisogna correre ai ripari.
Una strada può essere quella di rivedere i rapporti tra i soci denunciando entro il 30 giugno i patti parasociali. Ma se vorrà seguire questa strada,
Piero Fassino ha una sola settimana a disposizione. Certamente una soluzione per uscire dall’impasse andrà trovata perché, concludono i due consiglieri regionali «in queste condizioni c’è motivo di dubitare che ci sia la possibilità di acquisire quote delle società partecipate che Torino intende
mettere in vendita». Il riferimento è al progetto di cedere a Iren la società dell’inceneritore, Trm e Amiat. Un proposito che, nelle disastrose condizioni delle casse di Iren è evidentemente impossibile da realizzare. In queste condizioni non è strano che un dirigente Iren di lungo corso come l’ex sindaco Giovanni Porcellana abbia deciso nei giorni scorsi di lasciare l’incarico. Ufficialmente «per motivi di salute».





