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Letta: «Meglio un patto costituente per cambiare il sistema di voto»
Intervista a Enrico Letta sul Corriere della Sera del 25/5/2012 – di Monica Guerzoni
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ROMA – «Da cinque mesi grazie a Napolitano e a Monti si è aperta una nuova pagina. Tutto ciò che non è stato possibile prima, in termini di spirito costituente e dialogo tra le parti, oggi è possibile».
Perché allora, onorevole Enrico Letta, non prendete sul serio la proposta di semipresidenzialismo alla francese lanciata da Berlusconi e Alfano? «Per motivi oggettivi l’ idea di cambiare la Costituzione in questa legislatura non è praticabile, non ci sono i tempi tecnici. Ma giudichiamo la loro apertura interessante e li sfidiamo a non fare una cosa di bandiera che serva solo per rompere e rivotare col Porcellum».
Lei è il vicesegretario del Pd e Bersani ha già detto no al presidenzialismo… «Bersani ha detto che non è un tabù discutere di questi temi e la mia controproposta è questa. Usiamo i mesi che restano per mettere a punto un patto costituente, che affronti sia i poteri e le forme di elezione del presidente della Repubblica, sia la legge elettorale».
L’ elezione del presidente della Repubblica? «Io sono tra coloro che pensano che non sia affatto un’ eresia un sistema come quelli in vigore in Finlandia o in Portogallo, dove il presidente della Repubblica ha poteri simili al nostro ma è eletto direttamente dai cittadini».
Davvero il Pd potrebbe prendere in considerazione l’ elezione diretta del presidente? «Io non ho un approccio ideologico, ma non vorrei che fosse solo un escamotage per non cambiare la legge elettorale e restare col Porcellum. Non prendiamoci in giro e stringiamo un patto costituente. Cambiamo la legge elettorale con il sistema del doppio turno e assumiamo l’ impegno che il prossimo presidente della Repubblica, che sarà eletto nel 2013, sia disponibile a dimettersi non appena vareremo la riforma costituzionale».
Un capo dello Stato a tempo? «Dovrebbe lasciare dopo un anno o due, un periodo di transizione che dia al prossimo Parlamento il tempo di cambiare la Carta».
Perché aspettare la prossima legislatura? Il presidente del Senato, Renato Schifani, dice che i tempi tecnici ci sono. «Calendario alla mano, per poter votare nell’ aprile del 2013 ed eleggere a maggio il capo dello Stato, Napolitano deve sciogliere le Camere a gennaio. La Carta richiede quattro votazioni e se non vogliamo limitarci a meri aggiustamenti della Costituzione, come la riduzione dei parlamentari, il tempo è tecnicamente scaduto».
E nel merito? Perché il presidenzialismo finlandese sì e quello francese no? «Io ho dubbi sul sistema francese, ritengo mortale il rischio della coabitazione. Come si fa a dimenticare cosa accadde con Mitterrand presidente e Chirac primo ministro? O con Chirac e Jospin? Detto questo noi accettiamo il dialogo, vogliamo questo spirito costituente. E dico di più, che un accordo per cambiare la Costituzione potrebbe anche portare all’ altra grande riforma che è la fine del bicameralismo e la nascita del Senato delle Regioni».
Non ha ragione chi sospetta che vogliate il doppio turno alla francese per tenervi il Porcellum? «Assolutamente, no. Il Porcellum è un sistema che obbliga a coalizioni forzose, ci riporterebbe indietro di dieci anni, alla foto di Bossi e Berlusconi da una parte e a quella di Bersani, Di Pietro e Vendola dall’ altra. Pur di cambiare il sistema attuale noi siamo pronti ad arrivare a compromessi, fino anche a immaginare il modello spagnolo con collegi molto piccoli».
C’ è un punto per voi irrinunciabile? «Sì, restituire agli elettori il potere di scegliere i parlamentari togliendolo ai partiti. È un passaggio cruciale, se non si fa un passo avanti su un patto costituente, andando a votare anche nel 2013 col Porcellum daremmo vita a una legislatura che invece di essere l’ inizio della Terza Repubblica sarebbe l’ agonia della Seconda».
Berlusconi ha detto che se il Pdl glielo chiede è pronto a candidarsi al Quirinale. «Sono frasi di circostanza. Credo non abbia più chance di salire al Colle, né col sistema attuale, né con l’ elezione diretta».
Chi può prendere il posto di Berlusconi nel cuore degli elettori di centrodestra? E Montezemolo, come lo vede? «Berlusconi, per le caratteristiche uniche che ha, è difficilmente sostituibile. Ma se Montezemolo porta in politica sensibilità e persone nuove, che senza di lui non scenderebbero mai in campo, è soltanto positivo. Dopo tanti tentennamenti, mi sento di invogliarlo a fare questo passo».
Anche se dovesse trovarselo come avversario? «Sì, ovunque decida di stare. Il nostro problema non è Montezemolo, ma quel 50 per cento di elettori che ha deciso di estraniarsi dalla politica».





