Homepage il segretario Rassegna stampa democratica
La giunta Cota è finita il Piemonte torni al voto
Intervista a Gianfranco Morgando su la Repubblica del 23/11/2012
–
«QUEL che è accaduto mercoledì è un segnale gravissimo, che certifica formalmente che la maggioranza Cota è finita. E’ la prima volta che non si riesce a eleggere il presidente del Consiglio regionale. E’ ora che il Piemonte torni alle urne. La regione non può permettersi altri mesi di stallo. Le conseguenze delle turbolenze nella maggioranza sono già sotto gli occhi di tutti: un’eccellenza come il Csi rischia di sparire, i servizi sociali così come i trasporti sono stati ridotti e manca una strategia concreta contro la crisi». Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd, è convinto che il Piemonte non abbia più una maggioranza il giorno dopo la rielezione, a fatica, di Valerio Cattaneo come presidente di Palazzo Lascaris.
Segretario, come si stacca la spina?
«Noi come partito siamo pronti a fare la nostra parte ma bisognerebbe che emergesse di più l’insofferenza che ormai si registra anche nella società civile verso questa maggioranza paralizzata. C’è un’insoddisfazione palpabile tra gli operatori economici e sociali, gente che due anni fa aveva offerto un’apertura di credito a Cota spiegando che il Piemonte aveva bisogno di stabilità. Oggi quella cambiale è scaduta. La stabilità del Piemonte passa dal ritorno al voto».
Qual è il rischio?
«Che si punti a tirare a campare. Nessuno nella Lega come nel Pdl si nasconde che andare alle urne oggi come oggi per loro sarebbe una condanna certa. Ma al prossimo incidente di percorso, che è scontato, spero prevalga il senso di responsabilità e si decida di archiviare. Siamo a di fronte a uno spappolamento che assomiglia a quello della Lombardia e del Lazio ».
Quando?
«Il primo segnale lo si è avuto quando si è rotto l’asse tra i due uomini forti della Lega: Cota e Giordano. Quello è stato il primo indizio. Poi c’è stata la nascita di Progett’azione, segnale concreto di rottura nel Pdl. Quindi il potere sempre maggiore assegnato a Monferino che da assessore alla sanità è diventato davvero l’ad di questa giunta, il grande decisore. L’ultimo segnale, mercoledì, con l’incapacità di votare il presidente designato».
Come mai il Pd, dopo essersi astenuto al primo giro, ha poi votato Cattaneo?
«Noi distinguiamo sempre i ruoli istituzionali da quelli di governo. Quindi, dopo aver convinto gli altri partiti di opposizione a certificare con il primo voto che in Regione non c’è più una maggioranza, con senso di responsabilità abbiamo votato Cattaneo perché noi non puntiamo a sfasciare le istituzioni, ma vogliamo che funzionino, sia pure per certificare la morte di una maggioranza».
Non pensa che Cota possa ancora riaggiustare l’alleanza magari con una diversa ridistribuzione di poltrone?
«Il malessere è più profondo. Non siamo di fronte a un nodo che si risolve con qualche cambio di posto. E’ finito il ciclo tra Lega e Pdl. E non da oggi. Sopravvivono per mancanza di alternative, ma il loro ciclo è finito da un pezzo. E la frantumazione dell’alleanza ne è un chiaro segnale».
Non teme che l’Udc, probabile alleato del Pd alle politiche di primavera, possa diventare in Piemonte la stampella di questa maggioranza?
«Sono convinto che in campo nazionale al di là di alcune schermaglie si andrà a un’alleanza tra riformisti e moderati di centro e che questo patto, che ha già superato qualche test importante, come il voto in Sicilia, sia destinato a essere replicato poi anche nelle realtà locali. Dunque, non escludo che possa esserci qualche sostegno casuale da parte dell’Udc, ma non tale da garantire un sostegno organico a Cota. Semmai mi preoccupa di più un altro aspetto».
Quale?
«Che il capogruppo del Pdl Pedrale si affretti a dire che il mancato voto di Giovine dell’altro ieri sia stato un episodio isolato, che in futuro il leader dei Pensionati continuerà a sostenere la giunta Cota come ha sempre fatto. Ecco, questo è davvero incredibile: immaginare che il Piemonte sia legato a un consigliere che formalmente non potrebbe sedere su quei banchi perché condannato per firme false».
Cosa si aspetta dalle primarie di domenica?
«Una grande partecipazione. Poi spero che vinca Bersani, ma in ogni caso sarà un successo se tanta gente andrà a votare. Le primarie del centrosinistra sono il fatto politico più rilevante dopo il governo Monti. La politica riprende l’iniziativa, torna a dialogare con i cittadini. E questo, anche se sono primarie di coalizione, innanzitutto per merito del Pd».





