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Bindi: «Chi vuole intestarsi il premier finisce per indebolirlo»

Intervista a Rosy Bindi su L’Unità del 20/12/2012 – di Simone Collini

Viminale e Quirinale concordano sul 24 febbraio come la data più idonea per le elezioni: siamo sicuri onorevole Bindi che è fallito il tentativo di Berlusconi di far slittare le urne a marzo?
«Berlusconi può anche continuare con questo atteggiamento destabilizzante ma non può permettersi un uso strumentale delle istituzioni per interessi di partito».


Temete il suo ritorno sulla scena?
«Siamo preoccupati, ma non perché pensiamo possa vincere. Abbiamo visto di cosa è capace. Già il mancato voto di fiducia del Pdl a Monti ha avuto un effetto devastante su questo finale di legislatura. Sono stati messi a rischio alcuni provvedimenti importanti. Ora invece hanno provato ad allungare la legislatura perché hanno bisogno di tempo per riorganizzare il campo frantumato della destra. E poi siamo preoccupati per il futuro».
Perché, se siete certi che non vinca lui?
«Perché il Paese dovrà affrontare mesi difficili, e farlo con Berlusconi che riprende i toni del caimano, che ricomincia con le false promesse, che attacca l’Europa e, utilizza argomenti che fanno male al rapporto degli italiani con la politica, non aiuterà di certo. Grazie a Monti e a chi lo ha sostenuto, grazie anche a nostre iniziative come le primarie, a una piccola pedagogia democratica che abbiamo messo in campo, in questi mesi sono stati compiuti dei passi avanti per ridare forza e credibilità alla politica e alle istituzioni. Ora arriva Berlusconi e ci fa fare pericolosi passi indietro».
Prende corpo l’ipotesi di un impegno diretto di Monti nella campagna elettorale: se lo sarebbe mai aspettato in questa veste politica?
«Io ho sempre pensato che Monti non fosse solo un tecnico. Del resto, basti pensare che ha fatto il commissario europeo in anni in cui in Europa ci sono state grandi trasformazioni. Monti ha un alto senso politico e istituzionale, però non è mai stato un uomo di parte, non ha mai partecipato alle contese politiche. Questa sua caratteristica lo rende un’importante risorsa, e questa fase di governo avrebbe dovuto accentuarla, non intaccarla. E per questo sarebbe stato meglio non fare il vertice con Casini, Montezemolo e Riccardi a Palazzo Chigi».
Come si muoverà il Pd nei confronti del nuovo competitor, dovessero esserci delle liste “Per Monti”?
«Non faremo campagna elettorale contro il governo Monti, come sta facendo Berlusconi. Rivendicheremo il nostro sostegno a questo esecutivo, anche per quel che riguarda scelte difficili. Però è chiaro che il Pd intende andare oltre l’agenda Monti».
Andare oltre può voler dire anche rivedere gli impegni europei?
«Noi ci presenteremo con un nostro programma, che pur nel rispetto degli impegni presi, vuole contribuire a cambiare le politiche seguite in Europa».
Monti può rimanere un’importante risorsa, come dice lei, se non si candida ma acconsente a far utilizzare il suo nome dalle liste centriste?
«Anche sostenere un’operazione politica o autorizzare ad usare il suo nome sarebbe un modo per schierarsi. Farebbe venir mento il carattere super partes di Monti. Dovrebbe riflettere su questo anche chi tenta di appropriarsi di Monti, perché è chiaro che così facendo ne indebolisce il profilo. È questa la nostra preoccupazione, perché il Paese potrebbe ancora aver bisogno in futuro di lui. Anche se in ruoli e con compiti diversi da quelli di oggi».
Magari c’è invece chi pensa che sia più utile ripetere un’esperienza analoga a quella vissuta con questo governo tecnico, non crede?
«Non sarebbe positivo per il Paese. Noi abbiamo lavorato per ridare credibilità e forza alla politica, per scrivere un nuovo paradigma economico e sociale al fine di superare questa crisi, e non accetteremo che si definisca quello tecnico come il governo che ha sostituito la politica. Semplicemente perché non è vero. Chi sostiene il contrario vuole contribuire ad alimentare il clima di sfiducia nella politica».
Questa volontà è presente in chi vorrebbe Monti in campo?
«Quello che vedo è il tentativo di non considerare la politica pronta a guidare con responsabilità questo Paese. Paradossalmente, appropriandosi di Monti, si vuole continuare in qualche modo con la “strana maggioranza”. Ma questo non è accettabile. È arrivato il tempo di schierarsi».
Pensa lo faranno l’Udc e gli altri?
«Segnali importanti ci sono stati. Ho sentito parole come: mai con Berlusconi. Però Riccardi sostiene che sono alternativi alla sinistra. Quel che è certo è che noi non verremo mai meno al nostro progetto. Ovvero, il centrosinistra si candida a guidare il Paese governando anche con i moderati di centro».
Con Monti in campo cambierebbe qualcosa?
«No, non cambierebbe niente. Con o senza Monti, consideriamo le forze moderate nostri interlocutori con cui discutere dopo le elezioni. Naturalmente, se questi interlocutori riconosceranno che noi abbiamo vinto le elezioni».
Secondo lei il Pd fa bene a scegliere i candidati parlamentari con le primarie?
«Assolutamente. Con questa scelta riscattiamo una responsabilità, non nostra, per la quale anche il presidente della Repubblica ha avuto parole gravi, quella cioè di non aver cambiato la legge elettorale».