Anche Monti fa il pifferaio ora promette meno tasse ma prima non ci dava retta
Intervista a Dario Franceschini su la Repubblica del 16/1/2013
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ROMA – «Alla presentazione dei candidati in Emilia ho detto: non si risponde al pifferaio suonando il piffero». Dario Franceschini osserva la svolta di Mario Monti in versione campagna elettorale e non è per niente convinto sia quella giusta. I richiami alla riduzione delle tasse gli sembrano «promesse» troppo facili. «Forse si fa prendere la mano da un’avventura in politica che non conosce. Gli consiglio un po’ di prudenza».
Ma non è il Pd a chiedere un dialogo alla lista di centro? «Noi abbiamo indicato da prima della nascita del governo tecnico la nostra strategia: organizzazione del campo del centrosinistra con un’ipotesi di allargamento alle aree moderate del Paese.
Questa prospettiva resta valida, ma evidentemente non impedisce di vedere ciò che sta succedendo». Che succede? «La battaglia tra Berlusconi e Monti è una battaglia che si svolge nel campo del centrodestra.
Certo, la differenza esiste. Da una parte si muove la destra populista e pericolosa del Cavaliere. Dall’altra si sviluppa una forza moderata, civile ed europea come quella del premier con la quale si può anche collaborare in una situazione di emergenza. Ma la sostanza non cambia: è una partita dentro uno schieramento diverso dal nostro e non a caso entrambe le forze fanno riferimento al Partito popolare europeo».
Che è un contenitore di tante storie diverse. Come il Pse.
«Vero. Ma quando Monti parla del pifferaio mi viene in mente che noi da quindici anni combattiamo il pifferaio. Lo abbiamo fatto molto spesso in solitudine e a mani nude. Mi fa piacere che oggi una parte della società civile – che lo ha anche votato, come ha ammesso Monti – si accorga del problema. Ma le garantisco che ci siamo sentiti molto soli e per molto tempo». Succede altro? «Succede che in campagna elettorale c’è sempre la tentazione di giocare sul tema delle tasse».
Sta dicendo che Monti è un demagogo? Che fa una campagna berlusconiana? «No».
E allora? «Allora andiamo per ordine. In questo anno di sostegno del governo Monti, il Partito democratico, forzando spesso un blocco dell’esecutivo, ha corretto l’Imu, ha evitato che l’aumento dell’Iva toccasse i beni di prima necessità come era scritto nel testo del governo, ha impedito la riduzione dell’Irpef anche ai redditi più alti.
Quando vedo Monti che promette via il redditometro, abbassamento di Iva, Irpef e Imu viene da domandarsi: perché non l’ha fatto nei mesi che abbiamo le spalle? Dov’era lui nell’ultimo anno? Gli ricordo invece che l’agenda Monti, senza le correzioni nel senso dell’equità e della giustizia sociale portate dai democratici, sarebbe stata profondamente iniqua».
La vostra agenda non vuole sposarsi con quella Monti? «La nostra agenda dice: rispetteremo i parametri europei stando attenti a rompere il meccanismo secondo cui in Italia pagano sempre gli stessi».
Non sarà che temete di appannare la vostra identità nel dialogo con il centro? «Non è così. Il messaggio che Bersani ha scelto di dare all’Italia è molto chiaro: il Pd, in mezzo al caos di sigle che nascono e muoiono nello spazio di un giorno, è l’unico punto fermo. È il messaggio di una forza tranquilla.
O ci s’infila in una nuova avventura o ci si affida al Partito democratico. La competenza e la serietà sono molto più forti degli show».
Rischia invece di essere ambiguo l’atteggiamento verso Ingroia? «Non abbiamo mai pensato alla desistenza. È una parola che evoca l’ambiguità ed è incompatibile con la linea chiara scelta dal Pd: nessuna alleanza quando le posizioni sono inconciliabili. Ma in alcune regioni-chiave il movimento di Ingroia può non eleggere alcun senatore e porta via quel tanto di voti al nostro campo che darebbero la vittoria alla destra.
Ossia, l’opposto della loro ragione sociale che è l’antiberlusconismo. Rischiano di regalare a Berlusconi la centralità nel prossimo Parlamento». Vale anche per Monti? «Dice di non essere equidistante? Lo dimostri con i fatti».
Quali? «Ad esempio, perché in Lombardia non appoggia una persona seria come Ambrosoli? Lo sa che con la sua lista può far vincere Maroni?O sostiene Ambrosolio spieghi agli italiani perché non lo sostiene. Così dimostrebbe che non è equidistante».





