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Ha affossato i diritti del lavoro, ora torna a fare l`amico del popolo…

Cesare Damiano su Gli Altri del 18/01/2013

Dopo Bossi, Maroni. Ma il risultato non cambia. La rinnovata alleanza tra Pdl e Lega, sancita la scorsa settimana tra Silvio Berlusconi e lo stesso Maroni, merita qualche considerazione.

Non tanto per la disinvoltura al limite della sfrontatezza con cui è stata sottoscritta – chi non ricorda i “mai più con Berlusconi”, “l`alleanza è morta e sepolta”, “i nostri ideali non sono in vendita”, “ciclo finito”, ripetuti dai protagonisti dei due schieramenti (soprattutto leghisti, per la verità) fino a poche ore prima dell`accordo? – quanto per quello che questa alleanza ha significato, e potrebbe ancora significare, nelle scelte di governo.
Che Pdl e Lega sì siano schierati davanti al governo Monti, nel corso dell`ultimo anno, su fronti opposti per poi improvvisamente convergere, allo spirare della legislatura, su una linea di opposizione pópulista e antieuropeista, anche se non depone a favore della coerenza dei protagonisti, non stupisce. Nell`ipotesi in cui gli elettori dovessero dar loro la forza per tornare a governare, sono pronti a riprendere il cammino interrotto. Vale allora la pena ricordare alcuni provvedimenti introdotti dal passato esecutivo in tema di lavoro, di previdenza e di welfare. Dopo aver impiegato i primi mesi della legislatura a smantellare in modo sistematico le riforme introdotte dal governo Prodi, la destra si è presto dedicata a dar forma al proprio progetto sociale. E se qualcosa dei precedenti provvedimenti del centrosinistra è stato attuato o mantenutolavori usuranti, “quattordicesima” per i pensionati più poveri – lo si deve soltanto all`impegno parlamentare e alla lungimiranza dell`opposizione a guida Pd. Cominciamo dal lavoro.
Dopo aver depotenziato il Testo unico sulla sicurezza; dopo aver cancellato le norme che proteggevano le lavoratrici dalle dimissioni in bianco; dopo aver riconosciuto i contratti a termine come normale strumento dell`attività aziendale; dopo aver reso più difficili le ispezioni a tutela della regolarità del lavoro; dopo aver sostituito il diritto al riposo settimanale con una media quindicinale; dopo aver ridotto il salario di produttività nel pubblico impiego; dopo aver sostituito la pratica della concertazione con la ricerca della complicità, Berlusconi e soci hanno dato vita ad un provvedimento – il cosiddetto “Collegato lavoro” – che ha fatto della reintroduzione- delle forme di flessibilità più sfrenata, come il lavoro a chiamata e lo staff leasing, quifitessenza della precarizzazione, il proprio cavallo di battaglia ed ha cercato di far passare il concetto di rappresentatività territoriale del sindacato per derogare a norme nazionali.
Impresa completata nell`agosto 2011 con, il provvedimento, voluto dall`allora ministro Sacconi, che prevede per le parti sociali la possibilità di derogare a livello aziendale le disposizioni di natura legislativa e contrattuale a tutela dei lavoratori. Tutto questo con lo scopo, dichiarato, di favorire, almeno in termini quantitativi, la crescita dell`occupazione. I risultati li conosciamo bene: oggi il tasso di disoccupazione ha il record del 11,2 per cento, e la disoccupazione giovanile supera il 37 per cento. In tema di politica industriale, essenziale per un`economia moderna che voglia tenere il passo di fronte ai mutamenti imposti dalla globalizzazione, non è stato fatto praticamente nulla in nome della libertà di impresa (non a caso per circa un anno il posto di ministro dello Sviluppo economico è rimasto addirittura vacante).
E mentre non ha fatto nulla nemmeno per fermare l`erosione del potere d`acquisto di lavoratori e pensionati, il governo Pdl-Lega è stato invece molto attivo in campo previdenziale, nonostante i ripetuti altolà di Bossi (“Non toccheremo le pensioni”) suggeriti da un improbabile gioco delle parti. Tra il 2010 e il 2011 la destra ha cambiato tutto.
Prima, per decreto, ha introdotto l`innalzamento generalizzato dell`età pensionabile attraverso l`aggancio alla speranza di vita (nel 2020 ci si potrà ritirare dal lavoro solo a 67 anni). Poi ha alzato l`asticella – da 60 a 65 anni per le dipendenti della pubblica amministrazione, strumentalizzando una direttiva europea che semplicemente richiedeva la parità di trattamento tra uomini e donne. Nel frattempo, per non far torto a nessuno, con l`introduzione di una nuova finestra fissa, ha allontanato la pensione di un anno. Da subito, per tutti (un anno e mezzo per i lavoratori autonomi).
Al ministro Fornero non è restato poí che completare l`opera eliminando tout court le pensioni di anzianità. Il voto di febbraio dà agli italiani la possibilità di cambiare rotta. Nei programmi del centrosinistra è chiara la volontà di intervenire per favorire il rilancio dell`occupazione, a cominciare da quella giovanile (senza far ricorso a forme di lavoro precario), per correggere la riforma pensionistica e per difendere il potere d`acquisto di lavoratori dipendenti e pensionati. Ma del passato, soprattutto quello targato Berlusconi, è bene non scordarsi.