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Il Partito democratico non ha rinunciato al verde

Enrico Borghi su Europa dell’11/1/2013

In risposta all’editoriale di Aldo Cazzullo sull’esclusione di alcuni “ecodem” dalle liste elettorali.

La riflessione di Aldo Cazzullo sulla scomparsa degli ecologisti dalle liste del Pd, e con essi di tutti quelli che hanno sposato la causa della tutela del territorio, dell’incremento delle energie rinnovabili e della tutela dell’ambiente, necessita di qualche approfondimento.
Senza nulla togliere a Della Seta e alle battaglie che conduce, nelle liste del Pd, sia alla Camera che al Senato, i nomi di chi ha sposato la causa ”ambiente e territorio” sono molti.

Non sono personaggi saltati agli onori della cronaca, ma di certo è gente che ha lavorato per anni su questi temi nelle proprie realtà locali. Insieme a me, solo per fare qualche nome, la giovanissima siciliana Magda Culotta, sindaco di Pollina, con cui condividiamo il progetto europeo Green Communities portato avanti da Uncem, e ancora Giovanni Sanga in Lombardia, già presidente della Comunità montana Val Cavallina, o Angelica Saggese in Campania, impegnata da tempo sui temi dell’ambiente e dello sviluppo.
Nel volume che abbiamo pubblicato con Arel-Il Mulino: “La Sfida dei territori nella green economy”, e che abbiamo realizzato grazie al contributo di esperti – ambientalisti, urbanisti, architetti, antropologi – da anni impegnati su questi settori, la strategia che illustriamo è chiara: ripartire dalle risorse del territorio, in chiave rinnovabile, per far ripartire il paese. Come? Attraverso una redistribuzione di queste risorse secondo logiche di equilibrio, consentendo cioè alle comunità locali che detengono le materie prime di intervenire direttamente nella gestione e nelle politiche di sviluppo delle stesse. Per anni abbiamo assistito, e ancora oggi è così, alla svendita delle risorse naturali – acqua, legno – a grandi realtà industriali che hanno ricavato introiti milionari a fronte di pochi spiccioli. E non si tratta solo di una questione puramente economica. La produzione di energia da biomassa all’interno di sistemi cogenerativi alimentati con legname proveniente dalla gestione dei boschi italiani, per esempio, rappresenta una delle principali opportunità per la valorizzazione delle economie locali in termini di nuovi posti di lavoro e di creazione di filiere imprenditoriali, certo, ma anche, e non è da sottovalutare, per la prevenzione del rischio idrogeologico. Per ricostruire il sistema istituzionale del nostro Paese dobbiamo ristabilire il ruolo della democraticità e della rappresentanza. La sfida del territorio si gioca sulla valorizzazione e sullo sviluppo delle risorse, che devono però essere governate dal basso, altrimenti rischiamo di consegnare ai grandi player i nostri territori e le nostre comunità, aprendo la porta ad un neocolonialismo che farebbe saltare quel meccanismo di coesione oggi strategico alla societa’ italiana per non essere travolta dalla crisi. E il Pd questo lo sa.