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Lavoro, il premier prende tempo. Damiano: «No al contratto unico»

Intervista a Cesare Damiano su QN del 21/1/2013 – di Olivia Posani

LA RIFORMA Fornero non gli è mai piaciuta e vedere che gli esperti di Monti vorrebbero cambiarla non lo mette di cattivo umore, casomai lo stupisce. Ma il Cesare Damiano, ministro del Lavoro nel governo Prodi, dice di no alle proposte elaborate dal giuslavorista Pietro Ichino: «Creano contratti a orologeria».


Ichino è stato suo compagno di partito. Che cosa non va nel chiedere forme di contratto più flessibili, meno costose e con maggiori tutuele?
«Siamo di fronte a una riverniciatura del contratto unico già bocciato dai sindacati e dalla Confindustria e sul quale il Pd non era d’accordo perché si tratta di una proposta che ha al suo interno una grande contraddizione. Afferma di voler unificare tutte le forme di assunzione in un unico contratto a tempo indeterminato, ma al tempo stesso rende più facile il licenziamento. Di che contratto indeterminato si tratta se in realtà il licenziamento è possibile in qualsiasi occasione e con qualsiasi motivazione, tranne ovviamente i motivi discriminatori? Ma forse una novità c’è».
Quale?
«Una forma di sperimentazione affidata alle parti sociali con il rischio però di regionalizzare il mercato del lavoro, anche se Ichino rispinge in premessa la possibilità di ripristinare le cosiddette gabbie salariali. Io comunque penso che occorra andare in un’unica direzione: disboscare le forme di lavoro precario».
Se vincerete le elezioni rivedrete anche l’articolo 18?
«No, credo che non si debba più toccare l’articolo 18 così come è stato riformulato. Abbiamo preteso l’adozione del modello tedesco con la reintroduzione della possibilità di reintegrare il lavoratore nel caso di mancanza di giusta causa nei licenziamenti economici. Da cambiare è la flessibilità in ingresso. Vogliamo forme di buona flessibilità anche di periodo significativo. Penso alla valorizzazione del contratto di apprendistato e favorire la stabilizzazione attraverso un credito di imposta a vantaggio di chi assume stabilmente o una diminuzione strutturale del costo del lavoro».
Ichino dice che il Pd può accettare la sua proposta…
«Lo invito a lavorare sulle nostre ipotesi. Con le parti sociali dobbiamo arrivare a un nuovo avviso comune che risolva, a vantaggio delle imprese e del lavoro, quei problemi che le riforme hanno creato. Qualcuno sostiene che sono cessate le assunzioni a termine».
La flessibilità in ingresso va dunque rivista. E quella in uscita? Lei dice teniamoci l’articolo 18 così com’è…
«C’è il tema cruciale degli ammortizzatori sociali da affrontare. I nuovi non considerano il fatto che la crisi si prolunga oltre il 2013 e quindi vanno tarati sulle nuove scadenze».
Il responsabile economico del suo partito, Fassina, spiega che, pur vincendo le elezioni, il Pd deve collaborare con Monti. Forse con la proposta Ichino ci dovrete fare i conti…
«Come ha detto Bersani siamo nel tempo nel quale chi vince governa. Fa le alleanze e parte dalle sue proposte. Io ovviamente parto dall’agenda Bersani non dall’agenda Monti».

LA RIFORMA Fornero non gli è mai piaciuta e vedere che gli esperti di Monti vorrebbero cambiarla non lo mette di cattivo umore, casomai lo stupisce. Ma il Cesare Damiano, ministro del Lavoro nel governo Prodi, dice di no alle proposte elaborate dal giuslavorista Pietro Ichino: «Creano contratti a orologeria».Ichino è stato suo compagno di partito. Che cosa non va nel chiedere forme di contratto più flessibili, meno costose e con maggiori tutuele?«Siamo di fronte a una riverniciatura del contratto unico già bocciato dai sindacati e dalla Confindustria e sul quale il Pd non era d’accordo perché si tratta di una proposta che ha al suo interno una grande contraddizione. Afferma di voler unificare tutte le forme di assunzione in un unico contratto a tempo indeterminato, ma al tempo stesso rende più facile il licenziamento. Di che contratto indeterminato si tratta se in realtà il licenziamento è possibile in qualsiasi occasione e con qualsiasi motivazione, tranne ovviamente i motivi discriminatori? Ma forse una novità c’è».Quale?«Una forma di sperimentazione affidata alle parti sociali con il rischio però di regionalizzare il mercato del lavoro, anche se Ichino rispinge in premessa la possibilità di ripristinare le cosiddette gabbie salariali. Io comunque penso che occorra andare in un’unica direzione: disboscare le forme di lavoro precario». Se vincerete le elezioni rivedrete anche l’articolo 18?«No, credo che non si debba più toccare l’articolo 18 così come è stato riformulato. Abbiamo preteso l’adozione del modello tedesco con la reintroduzione della possibilità di reintegrare il lavoratore nel caso di mancanza di giusta causa nei licenziamenti economici. Da cambiare è la flessibilità in ingresso. Vogliamo forme di buona flessibilità anche di periodo significativo. Penso alla valorizzazione del contratto di apprendistato e favorire la stabilizzazione attraverso un credito di imposta a vantaggio di chi assume stabilmente o una diminuzione strutturale del costo del lavoro».Ichino dice che il Pd può accettare la sua proposta…«Lo invito a lavorare sulle nostre ipotesi. Con le parti sociali dobbiamo arrivare a un nuovo avviso comune che risolva, a vantaggio delle imprese e del lavoro, quei problemi che le riforme hanno creato. Qualcuno sostiene che sono cessate le assunzioni a termine».La flessibilità in ingresso va dunque rivista. E quella in uscita? Lei dice teniamoci l’articolo 18 così com’è…«C’è il tema cruciale degli ammortizzatori sociali da affrontare. I nuovi non considerano il fatto che la crisi si prolunga oltre il 2013 e quindi vanno tarati sulle nuove scadenze».Il responsabile economico del suo partito, Fassina, spiega che, pur vincendo le elezioni, il Pd deve collaborare con Monti. Forse con la proposta Ichino ci dovrete fare i conti…«Come ha detto Bersani siamo nel tempo nel quale chi vince governa. Fa le alleanze e parte dalle sue proposte. Io ovviamente parto dall’agenda Bersani non dall’agenda Monti».