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Una vocazione maggioritaria dimenticata

Giorgio Merlo su Europa del 24/04/2013

Il Pd vuol diventare una sorta di Movimento 5 stelle al quadrato, o al cubo, oppure punta a consolidarsi e a qualificarsi come un partito riformista?

Dopo il grande, nobile e forte intervento del capo dello stato al parlamento il Pd non può continuare ad essere balbettante, indeciso e condizionato dal suo grillismo interno. Deve assumere una decisione politica trasparente e senza ripensamenti.

L’inguardabile, triste e penoso comportamento avuto da decine e decine di parlamentari del Pd durante le elezioni del presidente della repubblica ha gettato l’intero partito in una grave crisi politica. O meglio, in una crisi che rischia di sfregiare la prospettiva delPd. Al di là della conduzione politica di questa intricata e complessa vicenda, è indubbio che abbiamo assistito a uno spettacolo indecente. Deputati e senatori che hanno rivendicato con orgoglio la bocciatura a capo dello stato di un fondatore del Pd come Franco Marini, già leader e punto di riferimento del sindacalismo cattolico e riformista nel nostro paese. O attraverso l’antico esercizio del franco tiratore o smentendo clamorosamente ciò che aveva deciso a maggioranza il gruppo parlamentare. Per non parlare della vigliaccata ancor più clamorosa inflitta ad un altro fondatore del Pd e dell’Ulivo come Romano Prodi. Lì senza neanche il minimo preavviso.

Ora, al di là di questa vicenda brutta e squallida, è indubbio che il tutto si è scaraventato sul Pd, sulla sua prospettiva politica e sulla credibilità di questo partito. Un partito che oggi è attraversato da uno tsunami inaudito, vista la violenza e la determinazione di molti settori del partito che puntano deliberatamente ad escludere, o a cacciare, quasi tutta la classe dirigente a livello nazionale e a livello locale. Ma, al di là di questa disputa sulla classe dirigente e sulla atavica e del tutto fisiologica volontà di farla girare, è indubbio che è sulla prospettiva e sul profilo politico che si gioca il futuro di un partito che è nato nel 2007 e che appare, per svariati motivi, già vecchio e superato. Lo dico con una sciabolata giornalistica per essere più crudo ma più chiaro.

Ovvero, il Pd vuol diventare una sorta di Movimento 5 stelle al quadrato, o al cubo, oppure punta a consolidarsi e a qualificarsi come un partito riformista, di centrosinistra e con una spiccata cultura di governo? Perché delle due l’una. O si punta a rincorrere il nuovismo, a cavalcare tutte le pulsioni demagogiche, populiste e ferocemente antipolitiche che serpeggiano nella società oppure si cerca di orientare la pubblica opinione attraverso un disegno e un progetto riformista e di governo. Sono, queste, due strategie politiche non diverse ma alternative.

E’ inutile dire che il problema è solo e sempre riconducibile alla classe dirigente, al ricambio, alla carta di identità, alla rottamazione, alle modalità organizzative e via discorrendo. Certo, sono tutti temi importanti. Ma prima o poi la politica ritorna protagonista. E anche dietro al malcostume che ha caratterizzato il comportamento di decine e decine di parlamentari del Pd nella vicenda Quirinale, nessuno può nascondere che il dissenso – certamente squallido perché avvenuto con l’arma dei franchi tiratori – era riconducibile a motivazioni politiche, cioè alla prospettiva politica che vuol perseguire il Pd. Perché di questo si tratta e non di  altro.

Ecco perché questo nodo non può più essere eluso. Se la politica deve ritornare protagonista e il confronto non deve ridursi ai soli regolamenti e alla sola carta di identità, è indubbio che il Pd, a cominciare dai vari livelli locali, deve dare una risposta a questa domanda squisitamente politica. O sposare il grillismo sino in fondo o riscoprire quella “vocazione maggioritaria” che ha fatto grande il Pd nel recente passato e l’ha qualificato sul terreno politico e programmatico. Si spera che il confronto politico avvenga su questo terreno e non solo, e sempre, su come “togliere te e mettere me” alla guida del partito e delle istituzioni. Questo, purtroppo e come sempre, è un film che conosciamo già a memoria.