Nota del Gruppo Regionale PD su legge Finanziaria e Legge di Bilancio delle Regione Piemonte
Venerdì 3 maggio sono stati approvati la Legge Finanziaria e la Legge di Bilancio della Regione Piemonte. Si ricostruiscono di seguito gli elementi più rilevanti di queste settimane, i danni che queste leggi determineranno e quelli, forse ancora peggiori, che si è riusciti ad evitare grazie all’azione politica del Partito Democratico.
Una premessa di metodo: una Giunta regionale approssimativa e disorganizzata
Il modo in cui le leggi più importanti della Regione, quelle che definiscono la destinazione delle risorse, sono state approvate ha messo in luce una completa approssimazione e disorganizzazione della Giunta.
Sino alla seconda metà di aprile (2013!) non esistevano ancora documenti attendibili circa i reali intendimenti della Giunta per il bilancio 2013; con un ritardo oltre ogni giustificazione, da quel momento in avanti sono iniziate a circolare, sia nelle sedi formali, sia sugli organi di stampa, tabelle, indiscrezioni, correzioni, proposte tra loro contraddittorie. I consiglieri hanno dovuto ragionare, sino alle ultime ore, su dati incompleti e inaffidabili; la scadenza del 30 aprile, che la legge individua come termine ultimo per gestire la macchina regionale in esercizio provvisorio si avvicinava senza che emergesse un chiaro indirizzo sino alle sedute di Consiglio che, con una forzatura regolamentare, hanno portato all’approvazione del bilancio in pochi giorni senza che vi fosse la possibilità di approfondire e discutere le proposte della Giunta e delle opposizioni.
La prima battaglia: non consumare il grano destinato alla semina
Ma veniamo al merito del dibattito sul bilancio.
Già nelle settimane precedenti all’approvazione, grazie all’azione del Partito Democratico si era scongiurato il rischio che la Giunta utilizzasse i fondi FAS per fare fronte ad esigenze economiche dell’esercizio e a scoperti degli esercizi precedenti. I fondi FAS sono, in sostanza, l’unica fonte di cui la Regione dispone per sostenere gli investimenti sul territorio: il sostegno alle imprese, alla loro internazionalizzazione, i collegamenti stradali, gli investimenti su energia e ambiente, la messa in sicurezza del territorio per prevenire le catastrofi naturali, i progetti di sviluppo locale. Le risorse per gli investimenti del prossimo decennio rischiavano di finire bruciate per far quadrare un singolo bilancio: ciò avrebbe significato far finta di essere ricchi per un anno e deprimere le possibilità di sviluppo di medio periodo del Piemonte.
Grazie all’azione di denuncia del PD questo rischio è stato fortemente limitato e le risorse FAS utilizzate per spese correnti sono state più che dimezzate rispetto ai progetti iniziali.
La seconda battaglia vinta: il rischio mortale di svendita dei gioielli del territorio
La proposta della Giunta prevedeva di reperire risorse con proposte che – se non fossero ben visibili su uno degli allegati del bilancio – avrebbero dell’incredibile: un piano di alienazioni che interessava gioielli del nostro territorio, dai terreni intorno all’Abbazia di Staffarla e quelli intorno alla Palazzina Reale di Stupinigi, da La Mandria di Venaria ad altri terreni e immobili inclusi in parchi naturali, era prevista anche la vendita di Villa San Remigio a Verbania e di Palazzo Cisterna a Biella.
Su questo la forte opposizione del PD è riuscita per ora ad arginare il rischio, ottenendo lo stralcio del piano di alienazioni.
Il bilancio è stato approvato: trucchi compresi
Il bilancio è stato approvato, ma, al di là della retorica del presidente Cota non è un bilancio “vero” e non è un bilancio in equilibrio.
Non è la prima volta. Nel 2011 la Regione chiuse con un disavanzo di 485 milioni, il cui ripiano viene spostato sempre da un anno all’altro, nell’illusione che “qualcosa cambi”; nel 2012, anche se i conti sono ancora in corso, emergerà un disavanzo di almeno 500 milioni, ma più facilmente cifre di non distanti dal miliardo di Euro. E per chiarezza, tutto ciò non ha nulla a che vedere con presunte eredità della Giunta Bresso, si tratta di scompensi realizzati nell’anno 2012 dall’attuale Governo regionale.
Ancora una volta il Presidente Cota promette rigore, ma i dati ci dicono che nel 2012 ha speso molto di più di ciò che ha incassato.
A questo si aggiungono dubbi sulla consistenza dei residui attivi e “trucchi” consistenti nello spostare ad esercizi successivi costi relativi all’esercizio in corso.
E il 2013? Compaiono sicuramente due voci improprie, che il PD non ha mancato di sottolineare:
– la previsione di un nuovo indebitamento pari a 300 milioni, che non è più possibile secondo le normative vigenti; quindi è stato fatto un bilancio presupponendo di disporre di risorse che non ci saranno;
– le risorse previste nel DL 35/2013, 800 milioni trasferiti alla Regione per diminuire i debiti delle Aziende sanitarie nei confronti dei fornitori, sono state iscritti a bilancio come entrate a fronte delle quali prevedere nuove spese (saranno, tra l’altro, contenti i fornitori!).
Insomma, anche nel 2013 spenderemo soldi che non abbiamo, senza riuscire se non marginalmente a ripianare i debiti passati. Da oggi siamo più indebitati.
Per i cittadini aumentano le tasse
Il bilancio prevede un consistente aumento dell’addizionale regionale IRPEF per il 2014, ma è quasi certo che verrà aumentata anche nel 2013. In sostanza, più tasse per i cittadini. Ciascuno piemontese dovrà versare alla Regione, a seconda del suo reddito, alcune centinaia di euro in più; da questa tassazione, diversamente rispetto al passato, non sono più esentati i cittadini con reddito più basso.
Politiche sociali, un nuovo taglio
Le risorse trasferite agli enti gestori per le politiche sociali – l’assistenza ad anziani e disabili, i servizi per minori senza sostegno familiare, per i senza fissa dimora, ecc. – diminuiscono ancora. Malgrado quest’anno lo Stato trasferisca più risorse rispetto al 2012 (oltre 40 milioni tra fondo politiche sociali e fondo per la non autosufficienza) alla fine le risorse trasferite agli enti gestori calano di circa 25 milioni. Un taglio di oltre il 20% che si somma a quelli già sofferti negli anni precedenti, sguarnendo di risorse il sistema di protezione sociale in una fase in cui la coesione sociale appare sempre più a rischio.
Al di là del taglio di risorse, in questo dibattito è emersa una preoccupante carenza di visione sull’assetto dei servizi
I trasporti pubblici locali
Il trasporto pubblico locale – gli autobus e i treni che i cittadini utilizzano quotidianamente – subiscono ulteriori tagli, connessi anche al fatto che una parte consistente delle risorse di quest’anno vanno a colmare i corrispettivi dovuti ai gestori per i servizi in anni precedenti. Le richieste dei comuni hanno avuto un riscontro molto parziale, i numeri presentati dall’Assessore Bonino durante il dibattito sono apparsi contraddittori rispetto a quelli di bilancio. In ogni caso è chiaro che si andrà incontro ad un taglio di alcune linee e ad una diminuzione del numero di corse giornaliere sia automobilistiche che ferroviarie.
E’ in discussione il diritto alla mobilità in Piemonte.
In conclusione
Le tasse sono aumentate. Siamo più indebitati. I servizi diminuiranno.
Grazie al PD non è stata depotenziata totalmente la possibilità di sviluppo futuro e non sono stati svenduti i gioielli del nostro territorio.
Il PD continuerà a contrastare questo modo di agire della Giunta, sperando essa si renda consapevole al più presto di aver fatto il proprio tempo.
Il PD su questo punto non rinuncerà alla propria azione già in sede di assestamento di bilancio poiché non accetta che si aumentino le tasse e si taglino i servizi e non accetta, soprattutto, che a pagare il prezzo già pesante siano i cittadini che hanno importanti bisogni sociali.





