Operazione Minotauro: lettera aperta di Mimmo Lucà
Sui giornali di questa mattina, si dà ampio risalto alle parole pronunciate ieri dal Dr. Giancarlo Caselli nel corso della requisitoria,a proposito del coinvolgimento di politici e amministratori nella vicenda Minotauro.
Il Procuratore Capo, rivolge ai politici intercettati ma non indagati, l’accusa di “opportunismo morale e politico”, per aver “tratto vantaggio dall’esistenza della mafia che non hanno interesse a denunciare” e per aver usufruito “dei suoi servizi”.
Per quanto riguarda la mia persona ribadisco che:
1. Nella mia attività di cittadino e di politico, oltre che di Deputato, non ho mai tratto alcun vantaggio dalla presenza delle mafie, e mai ho omesso di denunciare situazioni illecite o sospette di cui fossi a conoscenza. Non appartengo ad alcuna “area grigia” e non ho mai intrattenuto rapporti con il “mercato” della mafia. L’episodio per il quale non sono neppure stato indagato, è relativo ad una telefonata che ho fatto ad una persona che ritenevo fosse un onesto imprenditore e che, invece, è poi risultato un esponente della ‘ndrangheta. L’ho già detto e lo ripeto per l’ennesima volta, ho fatto quella telefonata in totale buona fede. Respingo, dunque, ancora una volta, ogni illazione o sospetto infamante su mie presunte responsabilità, in quanto basate su premesse prive di qualsivoglia riscontro sostanziale.
2. Opportunismo viene definito dal vocabolario Treccani come un “comportamento per cui, nella vita privata o pubblica, si scende spregiudicatamente a compromessi per trarre il massimo vantaggio dalle opportunità del momento”. Ribadisco con forza che non ho mai intrallazzato e non sono mai sceso a compromessi, né con la ‘ndrangheta ne con altri. In tanti anni di vita parlamentare mi sono occupato di politiche sociali, lavoro, sanità, famiglia, volontariato. Molte leggi in questi settori portano il mio nome, compresa la n.109 del ’96 sulla destinazione dei beni confiscati alle mafie.
L’accusa che mi viene rivolta è dunque inaccettabile, grave ed ingiusta, offende la mia onorabilità, la rispettabilità di una persona che ha sempre adempiuto alle funzioni pubbliche “con disciplina e onore”, come recita l’art. 54 della Costituzione. La Procura di Torino, evidentemente non ravvisando alcun elemento di responsabilità a mio carico, non mi ha mai iscritto come indagato. Ma, forse, conveniva esserlo: almeno, avrei potuto difendermi in tribunale ed essere pienamente assolto. Così, invece, vengo continuamente chiamato in causa e associato ai politici incriminati, senza distinzione, finendo per subire gli effetti devastanti di una condanna morale e politica inappellabile, emessa ripetutamente, anche in sedi di rilevanza istituzionale, senza avere alcuna possibilità di controbattere per la salvaguardia della mia dignità e credibilità.
Ho risposto per anni alle critiche, ma non posso più consentire a nessuno di travolgere la mia reputazione e la mia dignità, il patrimonio più importante di una vita pubblica vissuta con serietà e responsabilità, con giudizi sommari che, come scritto in una lettera a La Stampa da Valentino Castellani, Sergio Chiamparino, Franco Garelli e altri, due anni fa, “non giovano alla verità e rischiano solo di alimentare quel pessimo luogo comune che “tanto, in politica, sono tutti uguali”. Beninteso: disonesti”.
Nutro per Giancarlo Caselli una stima autentica e sincera, per l’impegno, la determinazione e la coerenza con cui ha condotto e conduce la battaglia contro tutte le mafie con tutti gli strumenti che la legge e la funzione che riveste mettono a sua disposizione. Lo conosco da qualche decina di anni e ho sempre cercato di ispirare la mia condotta di politico e parlamentare ai comuni valori della onestà, della giustizia, della legalità. Anche per questa ragione non accetto che la mia vita venga sporcata ingiustamente e, dunque, travolta.
Mimmo Lucà





