La salute può attendere. Dati e ragionamenti sulle liste di attesa per prestazioni sanitarie in Piemonte
Il 7 ottobre il Gruppo Regionale del PD ha diffuso i dati sui tempi di attesa per visite specialistiche, esami e terapie nelle Aziende Sanitarie piemontesi, qui allegati.
Sulla criticità della situazione vi è poco da dire: 590 casi di esami o visite per i quali il cittadino attende oltre tre mesi, più di 130 dove l’attesa è superiore ai 6 mesi, sino ad una decina di casi limite in cui l’appuntamento è accordato ad un anno o più di distanza.
E non si tratta di accertamenti di importanza secondaria: in alcuni presidi si aspetta un anno per una mammografia, per una colonscopia, per una visita cardiologica o per un’ecocardiografia.
Questa situazione, sommata ad un elevato costo dei ticket, fa sì che il sistema sanitario pubblico rischi di diventare evanescente: nessuna persona che sta male o che teme per la propria salute attende mesi per farsi visitare, è chiaro che nei fatti la maggior parte dei cittadini iscritti in lista di attesa si rivolge nel frattempo a strutture private.
E la situazione non è migliorata, come documentano – non senza fatica, vista l’assenza di un sistema informativo degno di questo nome – molti dei dati qui esposti. Se in alcuni casi vi sono stati dei miglioramenti, molte sono le situazioni in cui i tempi di attesa si sono allungati in modo significativo rispetto a due anni fa.
Accanto alla denuncia documentata delle mancanze del nostro sistema sanitario, la conferenza stampa è stata l’occasione per formulare alcune proposte semplici e immediatamente attuabili:
– è necessario che, come fatto in altre regioni d’Italia, si prolunghino gli orari di apertura degli ambulatori presso cui si effettuano gli esami diagnostici;
– in Italia si eseguono ogni anno 61 milioni e 500 mila esami radiologici, più di un esame a cittadino e un miliardo e 44 milioni di esami di laboratorio. È necessaria una maggiore appropriatezza, contrastare l’eccesso di medicalizzazione e definire percorsi diagnostico – terapeutici che i medici prescrittori devono rispettare;
– i centri privati accreditati vanno inseriti nei CUP e occorre, diversamente da come accade ora, indirizzare ai laboratori privati le prestazioni specialistiche rispetto alle quali il sistema sanitario è più debole, pur mantenendo il budget;
– bisogna concentrare gli sforzi per diminuire le attese maggiori e le patologie più gravi, chiedendo più prestazioni agli ospedali;
– gli specialisti ospedalieri debbono poter fare prescrizioni, evitando l’invio al medico curante del cittadino in un inutile rimando di visite e di esami che fanno perdere tempo al cittadino e al medico di famiglia;
– è necessaria una pulizia periodica delle liste di attesa, un paziente prenotato a sei – sette mesi probabilmente si organizza per conto suo in maniera diversa.





