LE LISTE DI ATTESA IN PIEMONTE. SINTESI DELLA CONFERENZA STAMPA DEL GRUPPO REGIONALE PD
Accluso il dossier con i dati delle liste di attesa oltre 90 giorni in Piemonte
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“Con il blocco del personale la situazione delle liste di attesa in sanità è peggiorata drasticamente, tanto da segnare una netta inversione della tendenza che fino a qualche anno fa aveva visto la sanità piemontese in grado rispondere positivamente alla richiesta di salute che viene dai cittadini. Oggi non è più così”. Il capogruppo regionale PD Aldo Reschigna è secco nel presentare la ricerca “la salute può attendere”, un dossier ricco di dati e di proposte sulle liste di attesa nel servizio sanitario piemontese, oggetto di una conferenza stampa oggi nella sede torinese del gruppo PD.
“La gravità del fenomeno è tale che oggi, complice anche il peso del ticket su ogni prestazione, il cittadino si sta allontanando dall’utilizzo delle strutture sanitarie pubbliche per rivolgersi al privato”, aggiunge Reschigna.
“Le liste di attesa in molti casi sono triplicate o quadruplicate”, ha spiegato Nino Boeti, consigliere regionale e responsabile sanità PD Piemonte introducendo il dossier che ha raccolto i dati delle liste di attesa superiori ai tre mesi, facendo anche confronti tra le diverse Asl per alcune prestazioni e confrontando le attese con quelle del 2011.
“Siamo consapevoli delle difficoltà della Regione, ma su questo tema l’assessorato non fa nulla, quasi il problema non ci fosse. E’ evidente che una attesa di 387 giorni al San Luigi per una visita reumatologica non può essere considerato un servizio accettabile, questo oggettivamente porta i pazienti a rivolgersi al privato”, aggiunge Boeti.
Tra i dati resi noti, la grande difficoltà dell’Asl TO4, con 120 tra esami e prestazioni per le quali le attese superano i 3 mesi. “A Chivasso per una visita cardiologica due anni fa ci volevano 31 giorni, oggi 176. A Ciriè nel 2011 l’attesa per una visita neurologica era di 84 giorni, oggi sono 197. A San Mauro oggi per una visita pneumologica si aspetta 167 giorni contro i 64 di due anni fa”.
Per una visita oculistica a Biella si può aspettare fino a un anno, per una visita cardiologica si aspetta più di 200 giorni in numerosi ambulatori torinesi, per una mammografia si può aspettare 366 giorni al Maria Vittoria, 388 al Maggiore di Chieri, 454 all’ospedali di Tortona. “Sono dati impressionanti, anche perché qui si parla di prevenzione del tumore alla mammella, di vite di donne”, aggiunge Reschigna.
Boeti ha ricordato le proposte per ridurre le liste di attesa, che “configurano un quadro in cui la possibilità di curarsi appare fortemente compromessa, soprattutto per le fasce di reddito più modeste. Questa situazione non può che produrre un forte incremento della attività dei laboratori privati”. Per tagliare le attese secondo il PD è necessario intervenire sulla appropriatezza delle richieste dei medici, in modo da ridurre al necessario gli esami di laboratorio e radiologici. Occorre anche inserire nel CUP i centri privati accreditati, chiedendo loro di fornire non esami di laboratorio, cui la sanità pubblica è in grado di provvedere, ma le prestazioni specialistiche in cui il sistema sanitario pubblico è più debole. Infine sono necessarie anche prestazioni aggiuntive da parte degli ospedali per le attese maggiori e le patologie più gravi, l’utilizzo da parte degli specialisti ospedalieri della possibilità di prescrivere direttamente gli esami, senza ricorrere al medico di famiglia, la pulizia periodica delle liste di attesa.
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Accluso il dossier con i dati delle liste di attesa oltre 90 giorni in Piemonte





