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Cofferati: «Spetta alla mano pubblica salvare l`azienda in crisi»
Intervista a Sergio Cofferati su L’Unità del 23/11/2013 – di Luigina Venturelli
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Sergio Cofferati, come trova la sua città in questi giorni di sciopero?
«Un po` stranita dalla protesta. Genova ha una struttura urbanistica particolare, con periferie molto lontane dal centro, colline ripide e valli profonde: sono queste le aree che stanno soffrendo di più per il blocco del trasporto pubblico. Eppure la città è caratterizzata da una naturale e spontanea solidarietà nei confronti dei lavoratori che stanno scioperando: ha capito le ragioni della lotta ed appoggia la mobilitazione organizzata dal sindacato. Ma l`ulteriore prolungamento dello sciopero ad oltranza potrebbe presto diventare un problema».
Per quale motivo?
«Perchè il filo della solidarietà si può rompere da un momento all’altro se viene oltrepassato il limite tra la giusta protesta e la scarsa considerazione per i diritti dei cittadini. Quando si tratta di servizi pubblici essenziali, il confine è molto sottile e sono convinto che a Genova si sia in prossimità del limite, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione, quelle che vivono nelle zone più distanti dal centro, dove l`utenza è rappresentata in gran parte da persone anziane. Se non si arriverà a breve ad una soluzione condivisa, il sindacato dovrà presto adottare altre forme di lotta».
Che cosa pensa, invece, del merito della vicenda Amt?
«Per mia antica convinzione ed esperienza, sono convinto che non sia mai un bene privatizzare un servizio pubblico. Certo, l`azienda è sull’orlo del fallimento e va salvata, ma non credo che ci sia un privato disposto ad intervenire in queste condizioni, né a gestire il trasporto locale su basi che non garantiscono un sicuro ritorno dell`investimento. La redditività di Amt non è scontata ed alcune linee saranno sempre in perdita, perchè servono zone della città con poca utenza, ma che comunque hanno diritto alla mobilità».
Che cosa bisogna fare, dunque, per garantire la continuità aziendale?
«È evidente che bisogna intervenire con un piano di salvataggio di Amt. Ed è evidente che questo piano di salvataggio debba essere condotto dalla mano pubblica. Poi, una volta avviato il risanamento, si dovrà lavorare sull’integrazione di Amt con il trasporto ferroviario e con le altre aziende del trasporto locale su gomma fino a creare una struttura regionale di servizi per la mobilità».
Come si concilia un piano di risanamento per mano pubblica con le risicate risorse di cui dispongono gli enti locali?
«Non sarà facile, come non è mai facile salvare un`azienda che si trova sull’orlo del baratro. È stato un grave errore lasciare che la situazione arrivasse fino a questo punto senza intervenire, ma ora bisogna procedere con uno straordinario sforzo di trasparenza e di assunzione di responsabilità. Le ragioni prevalenti delle diseconomie che attanagliano l`azienda restano opache e, finchè non sarà fatta chiarezza, non sarà possibile avviare il risanamento».
Secondo Beppe Grillo a Genova sarà lotta all’ultimo sangue.
«La politica eviti di strumentalizzare le lotte sindacali, non sta a lei decidere cosa fare, ma ai lavoratori stessi. E i sindacati difendano il perimetro della vertenza da tutto ciò che possa cambiarne la natura».





