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Cofferati: “All’Europa serve mister Fisco”

Intervista a Sergio Cofferati su Il secolo XIX del 15/11/2013 – di Sergio Luciano

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«Troppe reticenze e molti colpevoli, adesso basta: sull`armonizzazione fiscale è venuto il momento che l`Europa batta un colpo»: Sergio Cofferati, europarlamentare del Pd, «si meraviglia della meraviglia» periodicamente suscitata dai casi delle multinazionali che, come Google o Apple, pagano le tasse, per modo di dire, in quel “paradiso fiscale” legalizzato dall`Unione europea che è l`Irlanda. «Si sa da sempre, e non è mai stato preso nessun provvedimento. In troppi remano contro».


Ma perché, Cofferati? A chi conviene?
«Naturalmente conviene all`Irlanda. E a tutte le imprese, non solo americane, che la utilizzano. Non conviene all`erario degli altri Paesi, ma nemmeno al sistema produttivo, perché per cento società che risparmiano pagando le tasse a Dublino ce ne sono mille che non possono farlo e subiscono una concorrenza sleale».
Che fare?
«Dire basta: è un problema da porre al centro del dibattito politico, al pari del problema della crescita».
E perché non lo fate?
«Alt, chiariamoci: il Parlamento fa molto più di quanto si veda. E` che non conta abbastanza».
Come sarebbe?
«A Strasburgo si prendono decisioni importanti che però il Consiglio d`Europa affossa e non sottopone neanche alla Commissione. Un esempio? Abbiamo approvato, in una commissione sulla crisi alla quale ho partecipato, tre proposte fortemente innovative. L`istituzione di un commissario all`economia con poteri pari a quelli del commissario agli esteri, tra i quali anche quello sull`armonizzazione fiscale; l`introduzione degli eurobond; e la tassa sulle transazioni finanziarie. Il Parlamento ha approvato a larga maggioranza le tre proposte, compresi molti popolari tedeschi. E non se n`è fatto niente. Il Consiglio d`Europa frena la Commissione. Barroso viene a parlare da progressista a Strasburgo ma poi a Bruxelles agisce da conservatore».
Una beffa per gli elettori dell`Europarlamento!
«Certo, un`anomalia grave nella legittimità politica delle istituzioni europee. Quella eletta dai cittadini non è titolare del potere decisionale».
Forse perché il potere vero è avocato, tramite la Commissione, da Berlino?
«La Germania ha pesato e pesa molto sui destini europei ma con i suoi atteggiamenti si è ormai guadagnata l`antipatia di molti altri Paesi. E mi sorprende anche la sorpresa di chi sembra non aver capito già da tempo che la Germania si è avvantaggiata economicamente della crisi dei Paesi più deboli dell`Unione. Ha un sistema produttivo fortemente orientato all`export e esporta moltissimo all`interno dell`Unione, dove trova una concorrenza indebolita. E` anche per questo interesse competitivo che la Germania ha finora fieramente contrastato le proposte di sostegno alla crescita».
E nessuno l`ha contrastata…
«Non abbastanza. Ma ora i tedeschi cominciano a subire un effetto boomerang di questa loro politica egemonica perché i Paesi europei in maggiori difficoltà importano sempre meno i loro prodotti».
Spera in un ravvedimento?
«Ho dei dubbi. L`atteggiamento di fondo resta quello. Abbiamo appena approvato in Parlamento un decreto sulla sicurezza dei prodotti con nuove norme sulla tranciabilità dell`origine che garantiscono meglio il consumatore. Ebbene, la Germania si è schierata pesantemente contro, e temo proprio che in commissione europea il decreto non passerà, Berlino farà di tutto per condizionare gli altri governi».
Ma che futuro ha un`Unione europea così fortemente condizionata dalla Germania?
«Un futuro difficile, sarà difficile perfino impostare la prossima campagna elettorale per Strasburgo. Bisognerebbe promettere una riforma globale di cui non si vede alcun segnale».