La salute può attendere. Dati e ragionamenti sulle liste di attesa per gli interventi chirurgici in Piemonte
“Alcuni sono dati davvero incredibili”. Questo il primo commento ai dati relativi alle liste di attesa per gli interventi chirurgici in Piemonte presentati dal gruppo regionale PD. I dati, che riguardano il primo semestre del 2013, rappresentano l’elaborazione di quelli forniti dall’Assessorato alla sanità. Solo nel caso dell’operazione di cataratta, i dati sono stati raccolti direttamente dai funzionari del gruppo con telefonate alle Aziende sanitarie.
“Questi dati dimostrano la progressiva divaricazione tra i centri di eccellenza e il resto degli ospedali territoriali”, ha commentato il capogruppo regionale PD Aldo Reschigna. “E’ un elemento di forte preoccupazione, anche perché la cancellazione di alcuni piccoli ospedali non ha portato, nonostante quanto dichiara Cota, a un miglioramento del servizio con una riduzione delle liste di attesa. Le quali, anzi, sono aumentate”.
L’analisi è stata ripresa dal consigliere regionale e responsabile sanità Pd Piemonte Nino Boeti: “L’Agenas ha parlato della competenza ed efficacia con cui sono trattati i pazienti nei nostri ospedali, merito del personale che ci lavora. Ma non si è occupata della difficoltà dei pazienti ad aver accesso alla struttura ospedaliera. Questi dati dimostrano quanto la situazione sia grave. Come è grave che l’assessorato non ne abbia consapevolezza, tanto che per fornirci dati utilizzabil ha dovuto lavorare a lungo con un programmino appositamente realizzato sui numeri grezzi. Significa che non sa come stanno le cose in tempo reale”.
“Come si fa ad aspettare 1052 giorni al day hospital del Martini per una tonsillectomia? o 441 giorni per una operazione al piede al CTO, invece dei 60 giorni previsti?”, ha aggiunto Boeti. “Non sono eccezioni, purtroppo. Sempre al CTO per un intervento alla mano si aspetta, invece dei 60 giorni massimi previsti, 438 giorni. Al San Luigi di Orbassano, nella stessa classe di gravità, per la sostituzione totale del ginocchio si aspetta 403 giorni invece di 60. Al Mauriziano, con il paziente a rischio di aggravamento in caso di ritardo, invece dei previsti 30 giorni massimi si aspetta per l’asportazione delle emorroidi 843 giorni. Al Day Hospital di Rivoli per un’ernia inguinale da operare entro 60 giorni se ne aspettano 300. La conseguenza della chiusura dell’ospedale di Avigliana che di ernie ne faceva tantissime”.
I dati evidenziano un profondo disagio imposto ai cittadini piemontesi: la scelta di sottoporsi a intervento chirurgico deriva da sofferenze e disfunzionalità che hanno un impatto significativo sulla qualità della vita. Il superamento di limiti ragionevoli spinge i cittadini verso strutture private, o a passare mesi in situazioni di sofferenza.
Il gruppo regionale PD ha fatto anche delle proposte: “Occorre che le sale operatorie lavorino come in tutta Europa dalle 8 alle 18, e non solo la mattina”, incalza Boeti. “Uno dei motivi è la carenza di anestesisti: ci vogliono delle deroghe che superino il blocco delle assunzioni. Altrimenti dal 2014, con la libera circolazione europea per la cura, i piemontesi che potranno andranno a farsi operare all’estero e la Regione dovrà pagare conti molto salati”.
“All’estero bisogna anticipare i costi dell’intervento, con la Regione Piemonte che poi deve rimborsare”, precisa Reschigna. “E’ evidente che non tutti possono permettersi di anticipare cifre importanti. Così i meno abbienti dovranno rassegnarsi ad aspettare a lungo. Sarebbe la sconfitta per la nostra sanità”.
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