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Nuova legge per accogliere i braccianti agricoli stagionali

agricoltura.imu.agricolaFienili, fino a 200 metri quadrati per cascina, potranno essere ristrutturati, con tutte le norme igienico sanitarie e di sicurezza previste dalla legge, senza però dover vincolare i terreni o incappare in altre lungaggini burocratiche. La proposta di legge del Consigliere regionale Paolo Allemano, che ha il sostegno di tutti, sarà approvata a metà maggio dopo una consultazione on line.

Niente più braccianti accampati nelle piazze o nei parchi pubblici. Niente più tendopoli ai limiti dell’umano né emergenze sanitarie e sociali come quelle che si sono viste negli ultimi anni. Sono gli obiettivi della proposta di legge del consigliere democratico Paolo Allemano, per rendere più snelle le pratiche di ristrutturazione dei locali delle aziende agricole al fine di dare ospitalità alla manodopera stagionale.

Rendere più agevole e dignitosa l’accoglienza dei braccianti consente anche di proteggere il mondo agricolo dal rischio del caporalato. «Più funziona la rete dell’accoglienza, meno le persone sono esposte alle mediazioni illegali: i caporali non servono se il bracciante dorme e vive nella cascina in cui lavora».

Sono diverse centinaia le persone coinvolte nelle zone agricole dove l’alta intensità di lavoro è stagionale. “Siamo arrivati a riunire anche 800 persone nei campeggi improvvisati – continua Allemano –  ma in generale quello della manodopera occasionale che arriva nelle campagne al momento della raccolta è un fenomeno che, solo nel Cuneese, sfiora le 30 mila persone”. Uomini spesso costretti a sistemazioni di fortuna che potranno beneficiare dei vantaggi offerti dalla nuova normativa che consentirà ai proprietari di sistemare gli spazi inutilizzati all’interno delle aziende agricole per allestire dormitori e camere destinate ai braccianti. “Questa è una norma di buon senso – conclude il consigliere regionale PD –  che consente una sistemazione dignitosa a chi viene in Piemonte a lavorare sui campi, nelle vigne e nei frutteti».