Di legalità e giustizia: un commento sullo sgombero di Askatasuna

Ricordate la risposta di Giovanni Falcone a chi chiedeva se in Sicilia servisse l’esercito? Eccola: “Sì, un esercito di insegnanti.”
Vale ancora oggi. Avremmo dovuto imparare da chi ha dedicato la vita alla lotta contro le mafie che non c’è legalità senza giustizia. Non basta la repressione, non bastano, da sole, forze dell’ordine e magistratura. La legalità, quella portata avanti nello spirito della Costituzione, è strumento di giustizia, garantisce uguaglianza, libertà e mette al riparo dalla legge del più forte. Ci sono stati e ci sono regimi in cui la legalità è scollegata dalla giustizia, ma non sono un nostro modello e non devono diventarlo.
La vicenda di Askatasuna a Torino è complessa e merita certamente più di un post, ma sullo sgombero avvenuto ieri mattina, alcune cose vale la pena sottolinearle. A destra si usa la “sicurezza” come pretesto per una campagna elettorale permanente, scaricando sui sindaci, specie se di colore politico diverso, i fallimenti di chi è al governo da più di tre anni e, anche su questo fronte, non ha portato un solo risultato.
Il patto di collaborazione con Askatasuna avviato dall’amministrazione di Stefano Lo Russo andava nella direzione di affrontare la complessità per governarla e non subirla, nel tentativo giusto di costruire legalità e sicurezza con il coinvolgimento di chi vive i territori, della rete sociale locale, ma, nello stesso tempo, allontanare i pochi che vedono nella violenza lo strumento di lotta politica. Il primo cittadino ha resistito in un contesto ostile e privo di leale collaborazione istituzionale, in un contesto dove altre istituzioni, come Regione e Governo, sono governate da una destra che ha solo a cuore la propaganda e hanno fatto di tutto per affossare il percorso. Lui e l’amministrazione ci hanno creduto davvero, mettendoci la faccia. Possono dire tutti lo stesso? Mi auguro di sì, perché quando la destra cresce e diventa così aggressiva diventa sempre più fondamentale trovare il modo di fare rete e superare le differenze per fare fronte comune.
Noi continueremo a costruire legalità e sicurezza. Convinti che non posano esistere se non si investe anche su scuola, sanità, lavoro, casa e rigenerazione urbana. Questa è la strada che stiamo percorrendo dove governiamo.
A chi prova maldestramente a dare lezioni di legalità, rispondiamo che non le possiamo accettare da chi dimostra ogni giorno di avere una doppia morale non più sostenibile: il Ministro Zangrillo continua a dire che Casa Pound andrebbe sgomberata, ma i neo-fascisti, contigui anche a una parte importante di chi oggi governa il Paese, sono ancora lì. Che fa Zangrillo? Si dimette in contrasto con le scelte sbagliate di Piantedosi e di Meloni che tollerano una situazione del genere? La verità è che qui si condannano solo quelli che si ritengono avversari politici mentre si chiude più di un occhio per i violenti neo-fascisti.
Non siete credibili. Noi continueremo a lavorare dove governiamo , come a Torino, per città capaci di coniugare sicurezza e inclusione, ma soprattutto per difendere l’idea che la legalità non sia solo azione repressiva, ma strumento per costruire giustizia.
Domenico Rossi
Segretario regionale PD






