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Rassegna stampa democratica

Fassino: “Israele ascolti la Ue e accetti un’inchiesta internazionale”

Intervista a Piero Fassino su l’Unità del 2 giugno 2010

Sarebbe un atto di coraggio e di responsabilità da parte delle autorità israeliane accettare, come ha richiesto l’Unione Europea, una commissione di indagine internazionale garante d’imparzialità». Ad affermarlo è Piero Fassino, responsabile esteri del Pd, inviato per il Medio Oriente del Consiglio d’Europa.
Il mondo s’interroga sul sanguinoso assalto alla «Freedom Flotilla».
«Più passano le ore e più appare evidente l’enorme sproporzione tra l’incidente e il costo di vite umane che ha prodotto. È chiaro che va accertata la reale dinamica dei fatti e anche tutte le responsabilità. Non c’è dubbio che quand’anche alcuni degli attivisti che erano su quella nave avessero messo in atto minacce o violenze, l’esperienza, la professionalità e il divario di mezzi di cui dispone la Marina militare israeliana, consentiva di evitare una conclusione così luttuosa e sanguinosa. In ogni caso è evidente che occorra una inchiesta rigorosa. E sarebbe un atto di coraggio e di responsabilità da parte delle autorità israeliane accettare, come ha richiesto l’Ue, una commissione d’indagine internazionale garante d’imparzialità».

Resta una crisi gravissima.
«Non c’è dubbio che questa vicenda rischi di strappare la fragile tela tessuta in questi mesi dalla Comunità internazionale, in particolare dal presidente Barack Obama, per riannodare i fili di un dialogo fra israeliani e palestinesi.
Questa drammatica vicenda conferma anche che il tempo non lavora per la pace, anzi, apre varchi a conflitti, tensioni e violenze che frustrano le parti in conflitto, ne favorisce la radicalizzazione e allontana ancora di più la pace. Se c’è una lezione da trarre in queste ore, è proprio la necessità di superare gli ostacoli, le diffidenze, i pregiudizi che hanno impantanato e paralizzato i colloqui di pace.
E qui c’è una specifica responsabilità del governo Netanyahu, che ha dichiarato di accettare una soluzione “due popoli, due Stati” ma poi pone tali e tante precondizioni da rendere quella soluzione sempre più difficile.
Esemplare in questo senso è la vicenda degli insediamenti all’interno di Gerusalemme Est che alterano la composizione demografica della città, ne pregiudicano una soluzione sullo status e per questo per mesi e mesi hanno bloccato qualsiasi colloquio e dialogo tra israeliani e palestinesi».
Quale ruolo deve svolgere la Comunità internazionale e in essa, l’Italia?
«È sempre più evidente che israeliani e palestinesi hanno bisogno di non essere lasciati soli e che la Comunità internazionale ha il dovere di accompagnare il dialogo, assistere i negoziati e concorrere a una soluzione di pace soddisfacente per ambedue le parti. Obama lo sta facendo, l’Unione Europea deve sentire non minore responsabilità, e quei Paesi europei, come l’Italia, che da sempre esprimono una maggiore attenzione al conflitto mediorientale, devono fare la loro parte. Avendo ben chiaro che l’obiettivo non è tifare per l’uno o per l’altro, ma favorire una intesa solida in cui si riconoscano israeliani e palestinesi».
«Israele ha fatto bene a sparare». Così titola Il Giornale. Lei, come risponde a Feltri?
«Giudico quel titolo irresponsabile e provocatorio. Ed è proprio perché sono un amico sincero d’Israele, ritengo molto grave quel che è accaduto, anche perché Israele oggi è più solo».