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Il premier risorsa per ben altri ruoli, ma sì all’alleanza con i nuovi moderati
Intervista a Dario Franceschini su la Repubblica del 18/11/2012
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Interessati, onorevole Franceschini?
«Al progetto disegnato dall’ area Montezemolo-Riccardi? Sì, certamente. Siamo pronti al dialogo».
Fino a che punto, semplice confronto o alleanza vera?
«Puntiamo a costruire un’ alleanza fra il nostro campo dei progressisti (quello delle primarie per capirci, Vendola compreso) e i moderati. E’ questa da almeno un paio di anni la strada maestra del centrosinistra. Non è, insomma, un’ improvvisazione la porta aperta alla nuova area».
E Casini? Montezemolo e Riccardi hanno preso il posto del leader Udc nel cuore del Pd?
«Non è un rapporto sostitutivo. Al momento, non so se Casini deciderà di far parte o meno di questo progetto. Spero di sì. Noi abbiamo sempre lavorato in questa direzione, ci siamo anche presentati insieme alle elezioni in Sicilia. Ma, alla fine, non possiamo mica obbligarlo, no?».
Strizzate l’ occhio al movimento della Terza Repubblica per ingelosire e convincere l’ Udc?
«Non scadiamo nei tatticismi, per favore». Che cosa la convince nel progetto dei centristi battezzato ieri? «Su diverse cose la pensiamo allo stesso modo. Sull’ Europa tanto per cominciare, sull’ idea di proseguire nel risanamento dei conti e di risalire nella squadra di testa della Ue. E poi c’ è l’ idea del welfare, della giustizia sociale, della solidarietà, che ho sentito evocare molto nelle parole del ministro Riccardi, del presidente delle Acli Olivero e altri».
Però il messaggio politico della convention è: lavoriamo a un Monti bis, con una maggioranza politica al prossimo giro.
«E su questo non ci siamo, anche se forse è l’ unico punto di dissenso».
Mica da poco, visto che lei ci vuole Bersani a Palazzo Chigi.
«Vorrei mettere in guardia tutti quelli che, come dice il nostro segretario, tirano per la giacchetta il presidente del Consiglio. Vedo che Casini e Fini si sono già lanciati su questa strada. Così, non fanno certo un favore a Mario Monti né tantomeno al nostro paese».
Non sarebbe un riconoscimento della leadership politica di Monti?
«Quanto può valere una lista a lui intestata? Il cinque, il diecio anche il quindici per cento? Ma Monti è una risorsa di tutto il paese, una grande figura super partes che non a caso il presidente Napolitano ha voluto nominare senatore a vita, prima di conferire l’ incarico di governo. Un modo per sottrarlo alla mischia dei partiti. Allora, usarlo per un’ operazione politica sarà anche legittimo ma non è certo un atto di cortesia nei suoi confronti. Ci sono altri ruoli istituzionali… «.
Da superministro in un governo Bersani fino al Quirinale?
«In tanti ruoli istituzionali si può servire il proprio paese. E poi, sul piano internazionale, il nostro paese non sarebbe certo più credibile con una lista Monti che porta a casa una modesta quota elettorale».
Quindi?
«Quindi, come in tutti i paese europei, è il leader del partito più forte a dover guidare poi il paese. Senza tirare per la giacca nessuno e senza stravaganti alchimie. Anche così si diventa un paese normale. Soprattutto, così come pare, in presenza di una legge elettorale ad impianto sostanzialmente proporzionale».
C’ è posto allora per il nuovo centro di Montezemolo nello schieramento elettorale del centrosinistra?
«Sì, penso proprio di sì. C’ è bisogno di uno schieramento ampio fra progressisti e moderati per vincere le elezioni. Tanto più di fronte ad una soglia per il premio di maggioranza che, probabilmente, sarà del 40 per cento. Nessuno ce la farà da solo a scalarla. Ecco perché serve un premio di governabilità, consistente, in modo da assicurare al partito vincente di fare da baricentro nelle alleanze.E su questo terremo duro».
Ma i centristi non gradiscono Vendola, Montezemolo scaglia fulmini contro uno schieramento «eterogeneo e confuso».
«Ma quella cosa lì era l’ Unione, e non esiste più. Abbiamo sbarcato Di Pietro, Ferrero, Mastella e il resto della vecchia compagnia. Il cuore oggi è ridotto a due, Pd e Sel, che si apre all’ alleanza con una grande area dei moderati. Con Casini o senza. Anche se io spero sempre di sì»





