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Morgando: “Il sindaco di Asti non ha capito su banche e politica questa è la linea”
Intervista a Gianfranco Morgando su la Repubblica del 10/2/2013 – di Diego Longhin
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«FORSE il sindaco di Asti non ha capito. Non si tratta di un’imposizione di Morgando, si tratta della posizione del partito, espressa soprattutto in queste settimane dai massimi vertici del Pd. Forza politica in cui Brignolo milita e di cui è un’espressione. Si riconosce ancora nel partito?». Il segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, risponde alle battute del sindaco di Asti, Fabrizio Brignolo, e pone l’accento soprattutto sull’errore politico del primo cittadino rispetto alla scelta di accettare il posto nel consiglio di amministrazione della Cr di Asti.
Il caso Mps non insegna nulla?
«Non voglio fare paragoni, ma in questo momento un iscritto del Pd, per di più sindaco di una città importante e capoluogo di provincia, dovrebbe tenere in conto la posizione del suo partito di riferimento rispetto ad un tema così importante come il rapporto tra politica e banche».
Brignolo risponde che il Pd si vuole intromettere nelle scelte di un istituto di credito e che la sua decisione di accettare dipende dalla volontà di rappresentare gli interessi della Città. Cosa ribatte?
«Brignolo commette un errore di valutazione, un errore politico. In primo luogo il partito non interferisce, semmai esprime quella che è la sua linea. E la posizione del Pd su questo fronte dovrebbe
essere tenuta in considerazione se non si vuole dare spazio all’antipolitica, a chi dipinge la politica come invadente, prepotente, che vuole entrare e governare qualsiasi sistema. Una scelta come quella che ha fatto Brignolo rafforza la tesi, sostenuta dal Movimento di Grillo, di chi vuole far
passare la politica in questo modo ».
Come si fanno a rappresentare gli interessi della città?
«Non stando dentro il consiglio di amministrazione di una banca. Il luogo più giusto dove si rappresentano gli interessi della collettività sono le fondazioni bancarie, il
punto di contatto, nel sistema italiano, tra gli istituti di credito e tutto il territorio, non la politica o l’amministrazione comunale. Il cda di una banca determina le linee industriali di un istituto, fa business, risponde ai soci. Insomma, non è il posto giusto».
Brignolo sarebbe dovuto andare nella fondazione della Cassa di Risparmio?
«No, secondo me non dovrebbe andare da nessuna parte, né in un posto né in un altro, ma rimanere a fare il sindaco della sua città, dove è stato eletto a maggio battendo il centrodestra».
Cosa pensa della scelta della Fondazione Crt di imporre un anno di purgatorio ai politici prima di entrare negli organi dell’ente?
«Si tratta di un orientamento dell’Acri, merita tutta l’attenzione del caso, ma non mi pare che sia il problema principale delle fondazioni oggi. Anche chi ha fatto politica ha la capacità di rappresentare gli interessi della collettività».
Se Brignolo non cambierà idea investirà del caso gli organi garanti del partito?
«Non lo so, vedremo. Si ricorre ai probiviri quando c’è una violazione delle regole del partito. In questo caso per me l’errore è politico. La linea del Pd è netta. Non è tanto il problema se il Pd prende o meno provvedimenti. Il problema è di Brignolo: è un ammini-stratore che si riconosce ancora nel partito?».





