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MORGANDO (PD): “RICOMINCIAMO DALLA LOTTA DURA PER FAR ANDARE VIA IL CENTRODESTRA”
Intervista a Gianfranco Morgando su la Repubblica del 5/3/2013 – di Sara Strippoli
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Cita Aldo Moro, in quel discorso drammatico al gruppo Dc pochi giorni prima del rapimento: «Ci troviamo di fronte ad una scelta. Dobbiamo saper cambiare la nostra tattica, la nostra impostazione (…) dobbiamo essere capaci di flessibilità, ed insieme di una assoluta coerenza con noi stessi…». In un momento di grande incertezza servono flessibilità e coerenza è l’appello segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando nella prima direzione dopo il voto.
Segretario, ha detto di aver pensato alle dimissioni. Riteneva di avere delle responsabilità?
«Ho pensato che di fronte a questo risultato il partito avesse bisogno di una risposta straordinaria e ho pensato che questa dovesse essere una forte scossa. Le mie dimissioni potevano innescare la necessaria reazione».
Cosa le ha fatto cambiare idea?
«Ho valutato che in questo momento fosse più importante un’assunzione di responsabilità. La fase congressuale, che porterà anche al rinnovamento dei vertici, deve partire subito. Ma il dibattito deve cominciare già domani».
Sono stati commessi degli errori, dicono in molti. Ammette?
«Avevamo di fronte due tipi di malessere, uno causato dalla crisi economica, la più grave dal dopoguerra, e l’altro dalla crisi politica, molto profonda. Non siamo riusciti a dare una risposta a entrambe e non perché non ce ne fossimo accorti, ma perché non è stato sufficiente».
Si chiedeva un rinnovamento, ma gli apparati di partito paiono ancora immutabili, non crede?
«Abbiamo fatto molto in quella direzione: organizzato le primarie anche per i parlamentari, sono arrivati volti nuovi, abbiamo scelto donne e giovani. Se poi il tema è Matteo Renzi allora dico che il sindaco di Firenze questa campagna elettorale l’ha fatta».
Il vostro linguaggio è vecchio?
«Non so, può darsi. Forse sì».
In campagna elettorale sembrava convinto che il voto avrebbe accelerato la fine della giunta Cota. E ora?
«Sono assai stupito quando sento che la giunta Cota sarebbe uscita rafforzata da questo voto. Un rafforzamento solo apparente che arriva dal voto in Lombardia: in realtà il Carroccio ha avuto un tracollo incredibile, da oltre il 16 per cento al 3,3 in città. Il Pdl piemontese è a pezzi e combatte una guerra sotterranea. Penso che un’opposizione dura per chiudere questa esperienza di governo debba essere parte della strategia del nostro partito. Da subito».
Il centrosinistra ha un candidato?
«Non è il problema in questo momento. Il punto è trovare una proposta di governo alternativa, forte e credibile».
I dati dicono che sono soprattutto gli elettori del Pd ad essere passati a Grillo. Ci sono responsabilità amministrative?
«Credo che il problema non riguardi solo Torino. Il Movimento 5 stelle ha preso voti ai partiti che governano. Dove è forte la Lega i voti li hanno persi loro. E poi naturalmente conta anche il disagio nelle aree più difficili».
Ci sarà una manifestazione contro la Tav il 23 marzo. È pensabile un compromesso?
«Non sono un ultrà della Tav, ma credo che non ci debbano essere merci di scambio».
Molti democratici minacciano di uscire dal partito se ci saranno accordi con Berlusconi. I piemontesi sono tutti d’accordo a portare questo messaggio alla direzione nazionale di domani?
«Direi proprio di sì. Noi siamo alternativi al Pdl ma siamo anche alternativi a Grillo, anche se è innegabile che con il Movimento 5 stelle ci sia più di qualche punto di contatto».





