La Regione dirotta i fondi statali. Rischiano metrò e passante
A. Mondo e A. Rossi su La Stampa del 26/3/2013
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Le due opere si reggono sui finanziamenti che Cota vuole usare per coprire i debiti
I lavori hanno accumulato un po’ di ritardo. Però procedono. E le fatture da pagare arrivano regolari. Il guaio è che potrebbero finire i soldi. Più che finire potrebbero non arrivare mai, lasciando il prolungamento del metrò da Lingotto a piazza Bengasi a metà del guado. E così la copertura del passante ferroviario, il collaudo della linea ferroviaria Torino-Ceres e il tunnel di corso Grosseto che dovrebbe permettere di arrivare all’aeroporto di Caselle in treno da Porta Susa.
Forse non è un’ipoteca sul futuro del Piemonte, come strilla il Pd; di sicuro sarà una zavorra, e ci vorrà tutta la fantasia possibile per trovare (chissà come) 350 milioni di euro così da non pregiudicare un’infilata di investimenti oggi a rischio. Dietro la decisione della Regione – contrattare con il governo Monti l’uso dei fondi statali destinati alle aree sottoutilizzate, 350 milioni appunto, per coprire i buchi su Sanità e Trasporti – c’è una scelta dolorosa e per alcuni miope: tenere in piedi la baracca nell’immediato anche a costo di pregiudicare investimenti strategici.
Uno su tutti: il prolungamento verso Sud della linea 1 del metrò, che la Regione dovrebbe finanziare – oltre che con 5 milioni destinati a sostituire la riduzione dei fondi statali – con 30 milioni prelevati dai fondi Fas. Il resto del conto – in totale sono poco meno di 195 milioni – è così ripartito: 111,13 milioni arriveranno dallo Stato e 48,42 dal Comune di Torino e da Infra.To, la società nata da una costola di Gtt che progetta e segue i lavori del metrò (quest’ultima verserà 7,42 milioni). Con un’incognita pesante: lo Stato potrebbe tirarsi indietro se uno degli altri attori venisse meno ai suoi impegni.
Il metrò rischia di finire su un binario morto. A Palazzo Civico cercano di capirne qualcosa di più, intanto Giancarlo Guiati, amministratore unico di Infra.To, incrocia le dita: «Quest’opera è già partita, i cantieri sono aperti da mesi. Interrompere adesso i finanziamenti creerebbe danni immensi. Io confido che la Regione garantisca la sua parte di finanziamento». In caso contrario, le conseguenze sarebbero drastiche: mancherebbero i soldi per pagare le fatture alle ditte e Roma potrebbe negare la sua parte di finanziamento visto il dietrofront regionale.
L’allarme ha sollevato un bel polverone in Comune. Bocche cucite ma telefoni roventi, perché in bilico non c’è solo la metropolitana. I fondi Fas dovevano servire a mettere mano a tutto il sistema della mobilità (sottoterra e in superficie) che ruota intorno al passante ferroviario appena completato. Tre opere per quasi 150 milioni di euro: 1,2 milioni per coprire e sistemare il passante terminato qualche mese fa; 2,5 milioni per collaudare la ferrovia Torino-Ceres; infine 141 per realizzare il tunnel di corso Grosseto e agganciare la Torino-Ceres (che ferma anche all’aeroporto Sandro Pertini) al passante ferroviario.
Ce n’è abbastanza perché a Palazzo Civico l’agitazione superi il livello di guardia. Ma la scelta della Regione è destinata ad abbattersi su altri fronti elencati nella conferenza stampa indetta dal Pd per denunciare l’equivoco sull’impiego dei fondi Fas: un’ipoteca, benché dettata dalle circostanze, sul futuro del Piemonte. Dal sostegno alle imprese alla logistica stradale e ferroviaria, passando per gli autobus meno inquinanti, molti i progetti che rischiano di restare orfani di risorse. E poi le infrastrutture. In primis, per restare nel Torinese, il completamento del sistema tangenziale: l’ormai famosa Tangenziale Est, il collegamento delle autostrade A4 Torino-Milano e A21 Torino-Piacenza, il corridoio di corso Marche. Non ultimi, il sociale (servizi per l’infanzia, scuole materne, case per anziani) e la formazione. «Non facciamo una battaglia di legittimità ma di merito – ha spiegato il capogruppo in Regione Reschigna, fiancheggiato dai consiglieri Boeti, Laus, Ronzani, Pentenero -. Se escludiamo i Fas già impegnati, e quelli ridotti dalla legge di stabilità, restano 429,6 milioni effettivamente disponibili. A questi bisogna sottrarre 300 milioni chiesti al governo dalla giunta Cota». Fondi che, nel caso del trasporto, «serviranno non per rilanciare il servizio ma per pagare i debiti pregressi, tutti di Cota: né i fondi Fas eviteranno a questo settore il taglio del 28% previsto dalla Regione nel 2013». Concetti ribaditi da Gianfranco Morgando, il segretario regionale. E da Monica Cerutti di Sel.
Resta da capire come far quadrare il cerchio, tutelando le esigenze contingenti e quelle del futuro prossimo. Tra le proposte del Pd, una moratoria di tre anni sui mutui già contratti dalla Regione, ovvero un accordo con le banche che permetta di pagare solo gli interessi, e l’accorpamento delle Atc piemontesi. Altre saranno presentate nei prossimi giorni, in prima battuta alle imprese, ai sindacati e agli enti locali: le categorie economiche e sociali con cui il Pd vuole stringere un’alleanza sui contenuti.
Vedi anche ANSA del 26/3/2013
Per il Pd piemontese, l’idea avanzata dalla Giunta di Roberto Cota di stornare 300 milioni di Fondi Fas (su un totale di 640 milioni, 105 dei quali spesi) per le spese correnti 2013, in particolare su sanita’ e Trasporto pubblico locale ‘e’ una proposta orba, che guarda all’emergenza, togliendo futuro ad una regione al collasso’. ‘Non c’e’ futuro senza investimenti – ha detto Aldo Reschigna, capogruppo Pd in Regione – e i Fondi Fas rappresentano proprio questo, la possibilita’ di investire in innovazione, sostenibilita’ ambientale, sviluppo del territorio, valorizzazione risorse umane e assistenza tecnica’. ‘Certo la situazione di mancanza di liquidita’ e’ grave – ha aggiunto Gianfranco Morgando, segretario regionale – ma non si puo’ coprire il deficit di bilancio con i Fondi fas in una regione in cui da 2 anni non si fanno investimenti. Bisogna trovare altri metodi, e noi a giorni faremo le nostre proposte.
Una prima idea – ha aggiunto Morgando – puo’ essere quella di chiedere 3 anni di tregua finanziaria per consentire alla regione un preammortamento sui mutui pagando per solo gli interessi e non il capitale’. ‘Una mossa dolorosa – ha aggiunto Reschigna – ma che darebbe respiro permettendo di usare 644 milioni di fondi Fas per investire sul futuro del Piemonte.
A giorni presenteremo altre proposte, ma una cosa e’ certa, non esiste un sistema per ripagare il debito regionale in un anno, occorre ripartire il debito, ma senza dimenticare che si deve seminare per le future generazioni’. (ANSA)





