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Morgando: “Faremo il congresso in piazza non nel Palazzo”
Intervista a Gianfranco Morgando su la Repubblica del 5/4/2013 – di Sara Strippoli
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«FAREMO una grande assemblea pubblica per presentare il nostro programma di governo per la guida della Regione». È la promessa di Gianfranco Morgando, attuale segretario regionale del Pd, nel giorno della presentazione della sua proposta alla segreteria del partito, in programma oggi.
Morgando, in un clima di totale incertezza a livello nazionale e con Matteo Renzi all’attacco, si può pensare che il centrosinistra sia in grado di guidare il Piemonte al prossimo appuntamento elettorale?
«Io indico un percorso. Sono accettate le critiche e le controproposte, ovviamente. Penso di poter dire che non siamo stati indulgenti con noi stessi e non abbiamo minimizzato la gravità della situazione. Seicentocinquantamila piemontesi votano per il Pd e io propongo di cominciare sin da subito a discutere dei contenuti. Dobbiamo arrivare dopo l’estate con un programma che vorrei presentare in una grande iniziativa pubblica di confronto con le diverse categorie sociali e imprenditoriali piemontesi».
Quanto conta in questo percorso il rinnovamento dei vertici del partito?
«Conta, nessuno può negarlo. È una tappa del percorso. Ma io penso che prima di arrivare ai nomi sia importante approdare ad un congresso che non abbia nulla di burocratico, ma sia un congresso delle idee e dei progetti per affrontare i problemi concreti dei cittadini. I nuovi gruppi dirigenti devono uscire dal dibattito e non dalla mediazione delle componenti».
Non teme che prima del Congresso il partito Democratico rischi una frattura?
«Non lo penso, in realtà. Non credo davvero che il futuro sia un partito diviso o peggio frantumato. Credo che la lezione delle elezioni sia stata assimilata da tutti, ma il messaggio che vorrei mandare oggi in Piemonte è che è fondamentale dare una risposta straordinaria».
Che profilo ritiene necessario in questa fase del partito e della vita politica di questa regione?
«Un profilo innovativo».
Innovativo significa giovane?
«Sì, ma non è indispensabile, credo sia necessario valorizzare le risorse umane che abbiamo sul nostro territorio».
Ritiene che il candidato alle elezioni regionali debba uscire dagli organi dirigenti del partito?
«Non necessariamente. Il ricambio dei gruppi dirigenti si farà con regole nazionali che saranno stabilite ad ottobre, ma io penso che si debba aprire un dibattito, il candidato potrebbe anche essere espressione della società civile. E lo strumento delle primarie resta un’ipotesi concreta. È tutto da decidere, non mettiamo paletti in anticipo».
Una settimana fa Davide Gariglio lanciava l’allarme: se non si accelera in Regione vincerà un candidato del Movimento5 stelle. Concorda?
«Non mi pare che abbia detto una follia. Per questo ritengo importante avviare da subito un percorso, in cui ci si metta a studiare a testa bassa – e il gruppo consiliare della Regione lo sta facendo da tempo – una proposta alternativa. Le gravi difficoltà finanziarie della regione richiederebbero una progettualità ed una capacità di decisione strategica che sono del tutto assenti nella giunta Cota. Si vive alla giornata. Il Pd si candidato a questo progetto di cambiamento condividendone l’elaborazione con la società piemontese».
Pensa a temi specifici?
«Ne ho identificati quattro: la riforma del sistema amministrativo, il rilancio dei sistemi produttivi, la riforma del sistema sanitario e delle politiche sociali, la costruzione di nuove politiche territoriali. Dobbiamo verificare sul territorio le nostre idee».





