Bocciato il governatore. Morgando: di qui la base per un nuovo governo regionale
Intervista a Gianfranco Morgando su la Repubblica del 19/4/2013 – di Diego Longhin
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«NON è solo una questione di temi specifici, dai tagli al trasporto a quelli sulla sanità. Dalla manifestazione emerge un no secco e generale alle politiche della Regione e di Cota. Un no che può essere la base per disegnare una piattaforma alternativa a quella del governo regionale». Gianfranco Morgando, segretario del Pd del Piemonte, ha sfilato con i sindacati dietro lo striscione dei Democratici insieme con diversi dirigenti del partito.
Segretario Morgando, che cosa l’ha colpita del corteo?
«Prima di tutto è stata una manifestazione imponente per la larga partecipazione, che ha dimostrato la capacità delle organizzazioni sindacali di interpretare la preoccupazione e il malessere di tante parti della società piemontese e delle diverse aree del Piemonte. Non mi sarei aspettato una marea di gente così. Tutte le crisi, tutte le difficoltà della Regione erano rappresentate. E poi, fatto non secondario, è stata un’iniziativa sindacale unitaria. Un fatto importante sul piano politico e per il messaggio che lancia sul dibattito nazionale».
Quali sono le crisi e le difficoltà che toccano il Piemonte?
«La sanità, il lavoro, la crisi industriale sono l’evidenza dei problemi dei Piemonte, e da qui si deve partire per elaborare una proposta complessiva che non stia sulla difensiva,
come quella di Cota, ma sappia aggredire la crisi».
Secondo lei dalla manifestazione emerge una piattaforma alternativa al governo Cota, ma il presidente della Regione, nonostante le proteste, nonostante le inchieste e gli assessori indagati, rimane saldamente al suo posto. Perché la spallata non riesce?
«C’è un istinto di autoconservazione molto alto in Cota, nella sua giunta e nella sua maggioranza».
Nemmeno una manifestazione del genere può creare preoccupazione nel centrodestra
e nel governatore?
«Non sarei così sicuro. Cota ha dovuto rivedere le sue posizioni, insomma, ha dovuto correggere un po’ il tiro. E la manifestazione è stata la miglior risposta alle infelici parole del governatore dei giorni scorsi».
Si riferisce alla battuta di Cota, «scendono in piazza per dimostrare di esistere»?
«Sì, dalle finestre di piazza Castello si sarà reso conto che chi è sceso in piazza non lo ha fatto per dimostrare di esistere, ma per dimostrare l’inesistenza delle politiche della sua giunta e della sua maggioranza. Su questo spero che il governatore inizierà a riflettere».
Cota ha poi aggiunto che i sindacati la prendono con la persona sbagliata. Cosa ribatte?
«Che è un goffo tentativo di prenderla più bassa, di abbassare i toni rispetto ad un’uscita infelice. Ma questo atteggiamento non fa che confermare l’impasse in cui si trova il presidente del Piemonte. Però alla fine a fare le spese di questo atteggiamento e di questa incapacità nell’affrontare le questioni sono le migliaia di persone scese in piazza. E non solo quelle. Scaricare sugli altri la responsabilità non può funzionare sempre. È vero che la situazione di crisi non è figlia di scelte sue, ma da lui non sono nemmeno mai arrivate le risposte. Cota non è il bersaglio sbagliato, ma è il presidente sbagliato per il Piemonte ».





