Direzione regionale PD, relazione del Segretario Morgando
“Siamo reduci da una sconfitta elettorale. Non va negato che in Piemonte abbiamo dovuto registrare una perdita consistente di voti e le vittorie nelle Province di Torino ed Alessandria nonché in una serie di Comuni molto importanti non cancellano il saldo negativo e la difficoltà del nostro partito non solo ad aggredire il forte consenso che il centro-destra raccoglie in particolare nel ‘Piemonte 2’ ma anche la nostra capacità di interloquire con alcuni mondi produttivi e sociali, che oggi ci sentono più distanti.
Siamo consapevoli del fatto che la buona capacità amministrativa dei nostri gruppi dirigenti locali non è più sufficiente e questo deve farci riflettere in vista delle elezioni regionali del 2010. Una partita fondamentale, molto difficile, ma una partita aperta perché il centro sinistra è in grado di vincere nuovamente. I risultati positivi dei ballottaggi ci dicono anche che il PD non si è fatto schiacciare in un angolo, che non è costretto nella ridotta di Torino e della sua Provincia, e che quindi siamo in grado di giocare la partita delle regionali con successo. In Piemonte si capirà se il PD è in grado di vincere in una grande Regione del Nord, il che rende la partita di assoluto rilievo nazionale.
Affinché ciò possa avvenire occorre, però, creare le condizioni necessarie: un più marcato radicamento territoriale del PD, una più efficiente organizzazione interna, una strategia delle alleanze e, soprattutto, una forte coesione interna.
Sappiamo che non sarà facile prepararci alle regionali nel pieno di un confronto congressuale che ci impegnerà fino a metà novembre. Sono consapevole dell’importanza di un congresso per definire il profilo politico e culturale del partito. Sono però convinto che sia un errore eleggere insieme il segretario nazionale e i segretari regionali, perché si rischia in questo modo una “filiera”, e si trascurano le specificità delle situazioni regionali.
Questa impostazione è la negazione di un partito federale in cui continuo a credere.
Sono orientato a riproporre la mia candidatura alla segreteria regionale del PD. Sarò il candidato della mia piattaforma programmatica. Non intendo essere il candidato né di Dario Franceschini, né di Pierluigi Bersani né di Ignazio Marino.
Comunque, come Dirigente e iscritto del PD, nei prossimi giorni, ovviamente, dichiarerò a chi andrà il mio voto.
Chi può pensare che il PD riesca a recuperare 300.000 voti impegnandosi in uno scontro congressuale, in una lacerante competizione intestina che finirebbe per confermare l’immagine esterna di un partito litigioso ed autoreferenziale? Un gruppo dirigente responsabile può permettersi di correre questo rischio oppure deve sforzarsi di garantire unità e compattezza?
Coerentemente con queste premesse intendo presentare la mia candidatura alla Segreteria regionale del PD del Piemonte sulla base di una piattaforma programmatica unitaria regionale. Una proposta per il Piemonte che auspico possa essere condivisa da tutti i democratici piemontesi, indipendentemente dalla loro scelta di aderire a questa o quella piattaforma politica nazionale. Una proposta regionale che verrà costruita con una larga partecipazione non solo dei nostri dirigenti ma anche di soggetti esterni. Una proposta regionale aperta quindi al contributo di tutti, che sappia dare risposte a quattro sfide: la trasformazione della struttura sociale ed economica della Regione (il Piemonte è sempre più terra di ceto medio e di piccole imprese, ed è anche una Regione in cui la povertà delle famiglie aumenta allargando la forbice tra ricchi e poveri); la trasformazione demografica (siamo una Regione a basso tasso di natalità) che ci obbliga ad un ripensamento anche radicale, delle politiche per la famiglia e delle politiche sull’immigrazione; la trasformazione territoriale e il tema delle grandi infrastrutture; la trasformazione tecnologica, volano fondamentale per il futuro sviluppo dell’industria piemontese. Solo affrontando queste sfide potremo riuscire a costruire un partito più strutturato, più organizzato, più radicato, più vivo e dinamico, più capace di comunicare le proprie proposte. E, quindi, un partito vincente”.






