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Redistribuire per ripartire
Sergio Cofferati su Left del 17/8/2013
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Il prossimo congresso del Pd sarà un’occasione fondamentale per produrre una profonda riflessione sulla natura del partito. In questo senso c’è un tema che sembra essere scomparso ma che credo dovrebbe invece essere ripreso con forza: quello della redistribuzione.
La lotta per l’uguaglianza rappresenta infatti una delle bussole che devono muovere i nostri passi e il filo conduttore dell’esperienza del Pd con le diverse storie politiche che in esso sono confluite. L’impegno per equilibrate e incisive politiche redistributive è un elemento imprescindibile. Esse devono partire anzitutto dalla lotta contro la povertà, anche attraverso strumenti come il reddito minimo e un più ampio ed efficace utilizzo della leva fiscale. Ma devono anche includere quelle che stanno diventando delle vere e proprie emergenze nel mondo del lavoro. Al crescere della disoccupazione, si aggiungono infatti le sempre più numerose richieste di intervento della cassa integrazione e l’emergere drammatico di una vera e propria questione salariale, con conseguenze spesso estreme come quelle dei “lavoratori poveri”, di chi cioè pur avendo un lavoro non riesce a ricavarne un reddito sufficiente per vivere dignitosamente. È necessario quindi garantire che il lavoro porti con sé sempre il rispetto di diritti fondamentali e condizioni materiali dignitose, per questo tutti gli interventi a favore della ripresa economica e per la creazione di nuovi posti di lavoro devono essere accompagnati da una corrispondente attenzione alle condizioni materiali di chi lavora al fine di rafforzarne il potere di acquisto di salari e stipendi.
Infine bisogna sottolineare che la politica redistributiva si fa anche assicurando che a tutti vengano date le stesse opportunità e l’accesso ai servizi fondamentali. Le pari opportunità non si costruiscono solo creando nuove opportunità lavorative, ma anche garantendo a tutti un’istruzione ed una formazione di qualità, a prescindere dalla provenienza familiare, assicurando qualità e universalità, e quindi adeguato finanziamento dei servizi fondamentali: sociali, sanitari, bancari di base e di trasporto pubblico.
Questi temi devono essere non solo centrali nella piattaforma programmatica che andrà definita durante il congresso ma anche necessariamente tra le linee di intervento del governo. Se così, non fosse il congresso sarebbe un’occasione persa e la nostra partecipazione al governo non sarebbe giustificabile.





