Assemblea del PD del Nord, relazione del Segr. Morgando
Novara, 13 febbraio 2009
Assemblea dei Parlamentari, degli Assessori e dei Consiglieri regionali del Partito Democratico delle Regioni del Nord.
Relazione introduttiva del Segretario regionale Gianfranco MORGANDO
Unisco il mio saluto a quello della Segretaria provinciale e del Presidente della Provincia.
Abbiamo mantenuto un impegno assunto a Milano il 10 gennaio, di ritrovarci insieme ai parlamentari e ai consiglieri regionali per proseguire la riflessione sul PD al Nord, sul modo con cui affrontiamo le specificità dei nostri territori.
Mantenere gli impegni è già una cosa importante. Significa continuità, sostanza, non casualità. Con la giornata di oggi completiamo anche il confronto con tutti gli attori principali del Partito Democratico nelle nostre Regioni, superando le separazioni che erano state oggetto di qualche critica. Dalla discussione di Milano e da quella di oggi emergeranno le indicazioni che consentiranno ai segretari regionali di formulare una proposta definitiva sulle modalità operative del coordinamento PD delle regioni del nord. E’ stato chiesto su questo punto a Milano dai segretari provinciali una indicazione precisa, e mi pare che la richiesta sia fondata.
La mia breve introduzione serve a legare tra di loro il dibattito di Milano e quello di oggi, a riassumere le questioni. Sarà invece il senatore Vitali ad introdurre l’argomento di merito che vorremmo discutere, quello del federalismo fiscale, in un passaggio cruciale del suo iter parlamentare. All’indomani dell’approvazione da parte del Senato, con l’astensione del nostro gruppo, il disegno di legge è un punto di riferimento importante per la strategia politica del PD al nord. Dal dibattito di oggi dovranno emergere indicazioni ed orientamenti anche in ordine alle posizioni che il nostro gruppo dovrà assumere nel corso dell’iter alla Camera dei Deputati.
A Milano abbiamo ribadito che il coordinamento delle regioni del nord non intende dare vita ad un nuovo livello organizzativo, ma essere un laboratorio di analisi e di proposte utili a rafforzare il Partito democratico come partito federale su base regionale.
Questa impostazione è coerente con le più recenti evoluzioni del dibattito scientifico in materia di “geografia dello sviluppo”, come ricordava recentemente a Torino il prof. Bagnasco: il nord dell’Italia è una delle 350 “regioni globali” del mondo, in cui si concentrano funzioni produttive, di ricerca e di servizi per l’economia che hanno un ruolo di scala mondiale. E’ uno dei grandi motori della crescita complessiva. A differenza di altre realtà, però, il nord dell’Italia è caratterizzato da un forte policentrismo e da una particolare complessità. La sua dimensione suggerisce di cogliere la presenza al suo interno di vocazioni specializzate, di aree omogenee che mantengono significative differenze, di realtà regionali dotate di una forte coerenza economica e di una significativa evidenza storica e istituzionale.
In questo quadro il prof. Bagnasco propone di lavorare, per rafforzare il ruolo del nord come motore di sviluppo, sull’idea del rafforzamento delle reti. Quelle economiche esistono e si stanno facendo più fitte. Resta molto da lavorare sulle reti politiche. Esattamente in questo punto si colloca la nostra iniziativa. Non vogliamo inseguire una astratta identità nordista, ma contribuire a creare reti di connessione politica tra territori diversi, che li aiutino ad accompagnare meglio le trasformazioni dell0’economia e della società.
Come è apparso evidente nel dibattito di Milano, abbiamo la consapevolezza che la nostra iniziativa ha al centro la questione della crisi, nei suoi molteplici aspetti. Una crisi che abbiamo ormai analizzato in modo approfondito. Sappiamo che le sue dimensioni sono molto grandi, la sua durata lunga, le sue ripercussioni sulla struttura sociale e sull’apparato produttivo gravi. Chi saprà indicare una proposta convincente per affrontare la crisi vincerà la battaglia politica dei prossimi anni.
Le risposte del governo sono state fino ad oggi deboli ed incerte. Anche i paragoni con le decisioni assunte negli altri paesi rendono evidente che la politica seguita è stata quella degli annunci, dei rinvii, di un po’ di carità. Tutti si stanno accorgendo di questa debolezza, e lo spazio per una iniziativa alternativa è ragguardevole.
A Milano sono emerse alcune indicazioni concrete, che trovate nell’appunto inserito in cartellina. Altre potranno emergere nella giornata di oggi. Lo sforzo che dobbiamo fare tuttavia è di andare oltre l’elenco di interventi pure significativi, e di individuare alcune linee strategiche capaci di parlare alla società del nord. Penso a pochi temi, soprattutto a quelli cruciali della capacità competitiva dei nostri territori, per fare emergere la nostra consapevolezza che alla crisi bisogna dare risposte strutturali e durature nel tempo. Usciremo bene dalla crisi come sistema-paese se sapremo fare riforme importanti, incidere abitudini e meccanismi consolidati.
Federalismo come riforma dello Stato e della pubblica amministrazione, strategia di sviluppo delle imprese, nuova struttura dei redditi. Questi a mio avviso i titoli delle proposte che dobbiamo approfondire, e che dovremo portare come contributo alla conferenza programmatica del partito, con le modalità che oggi dovremo definire.
La giornata di oggi è dedicata in modo particolare alla questione del federalismo. Introdurrà l’argomento Vitali. Io mi limito, sulla base delle riflessioni fatte con gli altri segretari regionali, a sottolineare due elementi, anche come traccia per la discussione.
Il primo si riferisce al messaggio che dobbiamo dare sulla nostra idea di federalismo. Un federalismo che non sia soltanto una nuova ripartizione di risorse e di poteri, ma l’occasione per riformare in profondità lo Stato e la pubblica amministrazione e per cambiare il loro rapporto con i cittadini. La parola federalismo riassume tante questioni e tante domande dei nostri territori, che vanno oltre lo stretto ambito giuridico ed istituzionale, e parlano di tasse e di burocrazia, di costo della vita e di ruolo degli enti locali. Mettendo il federalismo al centro della nostra iniziativa politica dobbiamo evidenziare questo suo significato più ampio, che lo fa diventare una strategia per una profonda riforma della pubblica amministrazione e quindi per concorrere al superamento della crisi economica.
Il secondo elemento è costituito dalla riproposizione delle ragioni che hanno determinato la decisione del nostro gruppo al Senato di astenersi sul provvedimento. Come è noto all’origine di questa decisione ci sono sia ragioni di sostanza (il disegno di legge è stato profondamente modificato, e per alcuni aspetti ne è stata modificata l’impostazione) sia di opportunità politica (non lasciare alla Lega l’intero merito dell’approvazione del provvedimento, rischiando di essere appiattiti su un’immagine centralistica e romanocentrica). Saranno ragioni attuali anche per giudicare la nostra azione parlamentare alla Camera dei deputati, soprattutto se sapremo mettere in evidenza la contraddizione del centro destra e della Lega, che a parole proclamano il federalismo, e nei fatti riducono le risorse per gli enti locali, cancellano la loro autonomia finanziaria, premiano gli amici con i trattamenti “ad personam” per Roma e Catania. Dovremo incalzare la maggioranza per risolvere i nodi che rimangono aperti, e che sono riassunti nella nota distribuita in cartella a cura dei nostri deputati membri delle commissioni bilancio e finanze della Camera, puntando a creare le condizioni per confermare nel voto finale l’atteggiamento di apertura e di disponibilità già espresso al Senato.
Il coordinamento delle regioni del nord nasce sui contenuti, come luogo di analisi e di proposta, come sede di elaborazione di politiche territoriali e nazionali. Ma sarebbe un’esercitazione retorica se non fosse anche un luogo di battaglia politica, anche all’interno del partito. Nel PD c’è un problema irrisolto, quello del rapporto centro – periferia, della concreta attuazione del modello federale contenuto nello Statuto. In troppe circostanze le strutture periferiche si riducono a terminali organizzativi di strategie decise a Roma, e facciamo fatica a mettere il territorio, con i suoi bisogni e le sue specificità, al centro dell’iniziativa del partito. So che questo non è il tempo delle polemiche, anche perché si tratta di responsabilità largamente condivise. Tuttavia a mio avviso non possiamo rinunciare ad affrontare il tema di come dare vita ad un modello di partito che punti alla costruzione di reali processi democratici e partecipativi, recuperando una dimensione associativa che rischia di andare perduta nelle difficoltà della campagna di tesseramento. La discussione sul partito, sulle modalità di selezione della classe dirigente, su come avviare un percorso che partendo dal basso recuperi quell’idea di innovazione politica che sta all’origine del nostro progetto non può essere estranea alla nostra iniziativa. Anche perché le scadenze incalzano, e la prima verifica di questa impostazione sarà costituita dalla formazione delle liste per le elezioni europee, su cui rivendichiamo un ruolo per i territori e lo sforzo di una reale capacità di rappresentanza degli interessi e delle domande delle nostre regioni.
Ho cercato di delineare un quadro di riferimento per il dibattito, e concludo con poche note organizzative. Troverete tutti nelle vostre caselle di posta elettronica una lettera, che vi invita a dare un contributo scritto entro la fine di febbraio, in vista della predisposizione di una bozza di documento da discutere nel “forum” che i segretari regionali propongono di convocare a Padova per il 20 di marzo. In quell’occasione elaboreremo la posizione delle regioni del nord in vista della conferenza programmatica nazionale del PD convocata per la metà di aprile. Sarà una buona occasione per verificare la capacità di costruire, a partire dai nostri territori, una proposta per tutto il partito. Come hanno detto in tanti a Milano, i processi di innovazione di cui la società italiana ha bisogno possono nascere soltanto da qui. Il centro destra si sta rinchiudendo nella tutela degli interessi particolari, nella coltivazione degli egoismi e nella sollecitazione delle paure. C’è lo spazio per una battaglia politica aperta e coraggiosa, che metta a nudo le contraddizioni dei nostri avversari e contenda loro la rappresentanza di una realtà popolare che può tornare in sintonia con i nostri progetti e con le nostre speranze.
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